Governo, UNDP, LNBS e BEDCO provano a trasformare competenze, creatività e regole digitali in nuove opportunità in Africa per i Basotho

Per un Paese montano, interno al territorio del Sudafrica e lontano dai grandi corridoi tecnologici globali, parlare di innovazione e imprenditorialità in Lesotho significa affrontare una questione molto concreta: come trasformare talento, cultura locale, infrastrutture digitali e politiche pubbliche in capacità produttiva. La sessione preliminare convocata nel Regno del Lesotho con rappresentanti del governo e del Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo non è quindi soltanto un appuntamento istituzionale. È il segnale di una ricerca di metodo: costruire un ecosistema in cui giovani, imprese, media pubblici, finanza, competenze e tutela della proprietà intellettuale possano agire nello stesso perimetro.
Il confronto ha riunito figure chiave dei ministeri dell’Informazione, Comunicazione, Scienza, Tecnologia e Innovazione e del Commercio, Industria, Sviluppo delle imprese e Turismo, insieme alla rappresentanza UNDP. Il punto di partenza è chiaro: il Lesotho dispone di una popolazione giovane, di una forte identità culturale e di un bisogno crescente di opportunità economiche. Ma questi elementi, da soli, non generano innovazione. Devono essere collegati da infrastrutture, regole, strumenti finanziari e piattaforme di mercato.
La dimensione più interessante dell’iniziativa è proprio questa: l’innovazione non viene trattata come un semplice sinonimo di tecnologia, ma come un processo di organizzazione dello sviluppo. Nel lessico delle politiche industriali contemporanee, significa passare dalla creatività individuale alla capacità sistemica. Una start-up, un documentario, un prodotto culturale, un servizio digitale o una microimpresa diventano rilevanti se trovano canali di accesso, modelli di sostenibilità economica, protezione legale e connessioni con filiere più ampie.
Secondo Kanono Ramashamole, Principal Secretary del Ministero dell’Informazione, Comunicazione, Scienza, Tecnologia e Innovazione,
“la comunicazione efficace è una componente essenziale di qualsiasi economia guidata dall’innovazione. Nel quadro illustrato durante la sessione, il Lesotho deve dotarsi di infrastrutture e strumenti capaci di mettere i giovani nelle condizioni di sperimentare, produrre contenuti e trasformare idee creative in opportunità di impresa, anche attraverso spazi aperti dai media pubblici nazionali”.
Il riferimento ai media non è secondario. Attraverso i Lesotho National Broadcasting Services, il ministero ha aperto opportunità per giovani Basotho interessati a proporre format innovativi, documentari e programmi televisivi. È una scelta che amplia il perimetro tradizionale dell’imprenditorialità. Non si parla soltanto di manifattura, commercio o servizi digitali in senso stretto, ma anche di industria creativa, produzione audiovisiva, narrazione del territorio e contenuti culturali. Per un’economia di piccola scala, questi ambiti possono diventare laboratori di competenze trasferibili: scrittura, montaggio, comunicazione, gestione di progetto, marketing, diritti d’autore, distribuzione.

Dalla creatività mediale nasce una filiera produttiva
L’invito rivolto ai giovani imprenditori a essere unici, a non eccedere nell’analisi paralizzante e ad assumere rischi ragionevoli intercetta una dinamica tipica degli ecosistemi emergenti. Dove il capitale è scarso e i mercati sono piccoli, il rischio non riguarda soltanto il finanziamento iniziale. Riguarda anche la capacità di testare rapidamente un’idea, validarla con utenti reali, adattarla al contesto locale e costruire fiducia. In questo senso, la creatività audiovisiva può funzionare come palestra imprenditoriale: richiede progettazione, tempi certi, competenze tecniche, distribuzione e relazione con un pubblico.
Il passaggio dai contenuti alla filiera è decisivo. Un documentario o un programma televisivo possono generare lavoro per autori, videomaker, tecnici, grafici, traduttori, comunicatori digitali e piccole società di produzione. Possono inoltre alimentare turismo, formazione, promozione culturale e consapevolezza civica. Se connessa a strumenti digitali, questa economia dei contenuti può superare i limiti geografici di un Paese senza sbocco sul mare e raggiungere comunità diasporiche, partner regionali e piattaforme internazionali.
La prospettiva non va però letta in chiave celebrativa. Il mercato dei contenuti è competitivo, frammentato e spesso fragile. Senza formazione tecnica, modelli di remunerazione e tutela dei diritti, il rischio è che i giovani innovatori producano valore senza riuscire a trattenerlo. Per questo la discussione sulla proprietà intellettuale, emersa nella conferenza di tre giorni, assume un peso strutturale. La fonte governativa riferisce infatti che i partecipanti hanno affrontato anche il tema dello sfruttamento degli innovatori e la necessità di leggi capaci di governare i diritti di proprietà intellettuale.
È un punto cruciale per qualunque ecosistema nascente. La proprietà intellettuale non riguarda soltanto brevetti industriali o software avanzati. Comprende marchi, format, opere audiovisive, contenuti educativi, design, conoscenze tradizionali e soluzioni creative. In Paesi dove il capitale umano è abbondante ma le strutture di mercato sono ancora in consolidamento, la tutela dei diritti può evitare che idee e lavori vengano assorbiti da soggetti più forti senza adeguato riconoscimento economico.
Politiche commerciali e BEDCO come ponte operativo
Accanto alla dimensione tecnologica e creativa, la sessione ha posto l’accento sull’ambiente imprenditoriale. Moshe Mosaase, Principal Secretary del Ministero del Governo locale, Chieftainship, Affari interni e Polizia, intervenuto per conto del Ministero del Commercio, ha richiamato l’importanza di un contesto favorevole alle imprese. In termini industriali, questo significa politiche commerciali capaci di incoraggiare attività locali, attrarre investimenti e facilitare gli scambi con i Paesi vicini.
Secondo Moshe Mosaase,
“il Lesotho deve rafforzare un ambiente in cui l’imprenditorialità possa crescere con regole più favorevoli, politiche commerciali orientate allo sviluppo delle imprese locali e strumenti capaci di facilitare gli investimenti e gli scambi regionali. In questa prospettiva, i programmi della Basotho Enterprises Development Corporation rappresentano un canale concreto per avvicinare i giovani a formazione, assistenza e opportunità operative nel percorso d’impresa”
Il richiamo alla Basotho Enterprises Development Corporation, o BEDCO, è rilevante perché introduce il livello dell’esecuzione. Le strategie di innovazione falliscono quando restano nella retorica della trasformazione digitale senza tradursi in sportelli, programmi, consulenza, accesso al credito, accompagnamento e misurazione dei risultati. BEDCO, nella lettura proposta dalla fonte governativa, è indicata come strumento attraverso cui il governo ha introdotto programmi destinati ad assistere i giovani in diversi aspetti dell’imprenditorialità.
La richiesta ai giovani di registrarsi presso la corporation per accedere alle opportunità segnala una direzione precisa: formalizzare. Nei Paesi in cui l’economia informale pesa in modo significativo, la formalizzazione è spesso il primo passaggio per trasformare attività di sussistenza in imprese capaci di crescere. Registrarsi, accedere a programmi pubblici, ottenere consulenza e costruire una documentazione amministrativa minima permette di entrare in relazione con banche, partner, fornitori, clienti istituzionali e programmi internazionali.
Questo non elimina gli ostacoli. L’accesso alla finanza per le start-up, citato tra i temi chiave della sessione, rimane una delle criticità più frequenti nei mercati emergenti. Le giovani imprese hanno spesso pochi asset da offrire in garanzia, storici contabili limitati e competenze manageriali ancora in formazione. Per questo gli innovation hub, pure discussi dai partecipanti, possono avere una funzione più ampia rispetto agli spazi fisici: diventare luoghi di validazione, mentorship, connessione con investitori, formazione su business model e trasferimento di competenze.

La trasformazione digitale diventa infrastruttura civile
Il quadro locale si inserisce in una fase più ampia della politica digitale del Lesotho. Nel 2025 il governo ha lanciato la National Digital Transformation Strategy 2024-2030 e una strategia ministeriale, presentate come strumenti destinati a guidare il Paese nei successivi cinque anni verso una maggiore maturità digitale. Tra gli obiettivi indicati figurano il miglioramento dell’accesso a Internet, la creazione di posti di lavoro, il sostegno alle piccole imprese e la maggiore accessibilità di servizi come sanità e istruzione.
La strategia digitale introduce un elemento di realismo: secondo quanto dichiarato dal governo al momento del lancio, metà della popolazione non dispone ancora di accesso a Internet e competenze digitali adeguate. Questo dato cambia la lettura dell’innovazione. Non si tratta soltanto di spingere start-up tecnologiche avanzate, ma di costruire le condizioni minime perché cittadini, scuole, imprese e amministrazioni possano usare strumenti digitali in modo produttivo. In assenza di connettività, alfabetizzazione e fiducia, l’imprenditorialità digitale resta una possibilità astratta.
La dimensione infrastrutturale è confermata anche dall’evoluzione regolatoria del settore telecomunicazioni. Nel 2025 la Lesotho Communications Authority ha concesso a Starlink Lesotho una licenza decennale per operare una rete satellitare e fornire servizi Internet via satellite nel Paese. L’autorità ha spiegato che l’iter ha richiesto un adeguamento del quadro di classificazione e licenza per includere tecnologie satellitari in orbita bassa, con consultazioni pubbliche e un processo regolatorio articolato.
Per un territorio montano, la connettività satellitare può diventare un complemento importante alle reti terrestri, soprattutto nelle aree più difficili da raggiungere. Ma la tecnologia, da sola, non basta. Il nodo industriale è l’integrazione: accesso, costi, alfabetizzazione, servizi pubblici digitali, cybersicurezza, pagamenti elettronici, identità digitale e capacità delle microimprese di usare la rete per vendere, acquistare, formarsi e dialogare con l’amministrazione. La fonte governativa sulla strategia digitale cita anche politiche per Internet, sicurezza dei dati e tecnologie, oltre alla futura sperimentazione di carte d’identità e certificati digitali.
In questa cornice, l’incontro tra governo e UNDP assume un significato più operativo. Il digitale diventa infrastruttura civile, non semplice dotazione tecnica. Serve per ridurre attriti amministrativi, abbassare i costi di accesso ai servizi, rendere più visibili le imprese, avvicinare formazione e mercato del lavoro, proteggere dati e identità. Se ben coordinata, questa traiettoria può trasformare la comunicazione pubblica, il broadcasting, la formazione giovanile e l’impresa locale in componenti dello stesso ecosistema.
Competenze, finanza e hub per scalare le idee
L’intervento della rappresentante residente UNDP, Jacqueline Saline Olweya, ha collocato l’iniziativa nel linguaggio dello sviluppo sostenibile. Secondo la fonte governativa, Olweya ha apprezzato l’impegno del Lesotho nell’esplorare innovazione e imprenditorialità, ribadendo la disponibilità del Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo a sostenere il Paese con competenze e risorse utili a sbloccarne il potenziale. Il punto non è sostituire l’azione nazionale con l’assistenza internazionale, ma usare la cooperazione come acceleratore di capacità locali.
Secondo Jacqueline Saline Olweya, rappresentante residente dell’UNDP,
“l’impegno del Lesotho nel rafforzare innovazione e imprenditorialità indica una volontà politica che può essere sostenuta con competenze, risorse e partenariati. La sfida, in questa fase, è trasformare il potenziale del Paese in percorsi inclusivi, capaci di collegare formazione, accesso alla finanza, hub di innovazione e opportunità concrete per giovani, donne, creativi e piccole imprese”.
Le aree discusse durante la sessione indicano una mappa di intervento coerente: educazione e sviluppo delle competenze, accesso ai finanziamenti per le start-up, creazione di hub di innovazione. Sono tre pilastri complementari. Le competenze senza capitale restano sottoutilizzate; il capitale senza competenze produce iniziative fragili; gli hub senza mercato rischiano di diventare luoghi simbolici. La qualità della politica pubblica si misurerà nella capacità di far dialogare questi elementi, evitando dispersione e duplicazioni.
Per il Lesotho, il tema delle competenze è particolarmente delicato. La trasformazione digitale richiede alfabetizzazione di base, ma anche profili intermedi: tecnici audiovisivi, sviluppatori junior, operatori di e-commerce, esperti di manutenzione, formatori, consulenti per piccole imprese, comunicatori, specialisti di dati e amministratori di piattaforme. Non tutti devono diventare fondatori di start-up. Un ecosistema maturo produce anche occupazione qualificata, servizi professionali e capacità organizzativa nelle imprese esistenti.
L’accesso alla finanza, invece, dovrà probabilmente combinare strumenti diversi: microcredito, garanzie, grant competitivi, capitale paziente, appalti pubblici innovativi e partenariati con soggetti internazionali. In mercati piccoli, la domanda pubblica può avere un ruolo di stimolo, purché sia trasparente e orientata ai risultati. Se un giovane gruppo produce contenuti educativi, servizi digitali o soluzioni per l’agricoltura, la pubblica amministrazione può diventare primo cliente, laboratorio di sperimentazione o piattaforma di diffusione.
Gli hub, infine, devono essere progettati come interfacce, non come edifici. Il loro valore dipende dalla qualità dei programmi, dalla selezione dei progetti, dalla presenza di mentor, dalla connessione con imprese e università, dalla capacità di misurare risultati e dal collegamento con reti regionali. Per un Paese circondato dal Sudafrica, l’integrazione con mercati vicini può diventare un vantaggio: piccoli team Basotho potrebbero sviluppare servizi, contenuti e competenze per una domanda più ampia, a condizione di poter competere su qualità, affidabilità e prezzo.
Il percorso delineato dalla sessione resta iniziale, e la stessa fonte governativa lo presenta come una tappa preliminare. La sua importanza sta però nella convergenza dei temi. Comunicazione, media pubblici, politiche commerciali, BEDCO, UNDP, competenze, finanza, innovation hub e proprietà intellettuale non sono capitoli separati. Sono parti di una stessa architettura di sviluppo. Se il Lesotho riuscirà a trasformare questa architettura in programmi verificabili, l’innovazione potrà uscire dalla dimensione aspirazionale e diventare una leva concreta per impresa, occupazione e modernizzazione dei servizi.
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