Viaggio ad angolo giro nelle tecnologie e nei materiali dei nosocomi di domani con il Senior Consultant dell’Ufficio Europeo di Venezia dell’OMS

Alcune recenti realizzazioni di nuovi ospedali e l’innovazione tecnologica applicata al settore rendono indispensabile un confronto serrato e multidisciplinare per immaginare come dovranno essere le strutture sanitarie da progettare e realizzare nei prossimi anni.
Il dottor Luigi Bertinato è Senior Consultant dell’Ufficio Europeo per gli Investimenti per la Salute e lo Sviluppo dell’OMS a Venezia, sede italiana dell’agenzia internazionale delle Nazioni Unite. In precedenza, è stato Responsabile della Segreteria Scientifica dell’Istituto Superiore di Sanità. In un passato altrettanto importante, ha lavorato per l’Organizzazione Mondiale della Sanità in Africa, per l’UNESCO e per l’Unione Europea, per la Regione Veneto e per il Ministro della Salute.
Nato a Bolzano in Sud Tirolo il primo settembre 1955, è autore di oltre 140 pubblicazioni scientifiche. In questa intervista, Luigi Bertinato ci offre un’anteprima delle sue riflessioni sul futuro degli ospedali e sul ruolo delle tecnologie emergenti in ambito sanitario.
Egli sarà moderatore del convegno dal titolo “Ci sarà un ospedale nel futuro? (Virtuale, digitale, robotico e… intelligente)” atteso il 4 dicembre a “Circular Medical Expo”, l’evento in programma a Padova Fiere, in Italia, che tratterà diversi temi che stiamo seguendo con estrema attenzione.

Ad affiancarlo ci sarà il Dottor Michele Tessarin, Direttore Sanitario dell’Azienda Ospedaliera Università di Padova, mentre interverranno come relatori il Dottor Enric Mayolas di Reitia Consulting da Barcellona (Spagna), il Professor Stefano Capolongo, Direttore del Dipartimento Architettura, Ingegneria delle Costruzioni e Ambiente Costruito del Politecnico di Milano, Walter Ricciardi, Professore Ordinario di Igiene dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, il Dottor Adriano Marcolongo, già Direttore Generale del Policlinico Sant’Andrea di Rom, ora Direttore Sanitario del Sanatorio Triestino, il Dottor Renato Scienza, Neurochirurgo della Fondazione Istituto Ospedaliero Poliambulanza Brescia, e la Dottoressa Alice Borghini, UOSD di Sanità Digitale e Telemedicina della AGENAS di Roma.
Sono tutte personalità con competenze di altissimo livello, ognuna delle quali interverrà su aspetti specifici illustrando scenari che saranno molto utili per gli addetti ai lavori e per le loro scelte strategiche. Ringraziamo ancora una volta la redazione di Biomednews.it per la collaborazione che ci ha permesso di realizzare questa intervista.
Dottor Bertinato, come immagina l’ospedale del futuro, segnatamente quello che si paleserà nei prossimi 10-20 anni?
“Ci saranno sicuramente dei grandi cambiamenti rispetto al concetto di ospedale che conosciamo oggi come luogo di cura. L’ospedale sarà sempre più per pazienti acuti, in quanto la maggior parte delle patologie non acute verranno curate a casa o nelle strutture intermedie. Ovviamente, ci saranno grandissimi cambiamenti nelle tempistiche di costruzione. A ‘Circular Medical Expo’ racconteremo che cosa è stato fatto ad esempio a Las Vegas, negli Stati Uniti, dove hanno costruito un ospedale per le malattie neurologiche in questo modo: progettato in California, sviluppato in Europa, costruito in Asia e assemblato nel deserto del Nevada; i calcoli e le misurazioni sono stati fatti in Israele e in India, i pezzi fabbricati in Cina e poi c’è stato un cantiere per l’assemblaggio che è stato monitorato, in tempo reale, da un team di ingegneri in Germania. Nuove modalità di costruzione legate all’utilizzo di materiali ecosostenibili per la cosiddetta bioarchitettura, come con legno, vetro, laterizi, terra cruda, plastica, eco cemento e perfino il bambù, che sono spesso anche più sicuri per il controllo delle infezioni correlate all’assistenza”.
Quali saranno i maggiori cambiamenti strutturali?
“L’ospedale sarà sempre più a tempo, come il Martini di Groninga, in Olanda, che è stato pensato per trent’anni di impiego. Dopodiché verrà convertito ad altri usi. Potrebbe diventare un museo, sala cinematografica o qualsiasi altra cosa, ma non più un ospedale perché i materiali potenzialmente ‘contaminati’ potrebbero aggravare le condizioni cliniche del paziente, in quanto sempre più difficili da sanificare con le attuali conoscenze. Gli ospedali del futuro per acuti saranno quindi legati alle caratteristiche di flessibilità e sostituibilità dell’edificio, in maniera che possa rispondere alle nuove mutevoli richieste spaziali, funzionali, gestionali, cui sono sottoposte le strutture ospedaliere, sempre in costante e rapida evoluzione”.
In che modo la digitalizzazione e la robotica trasformeranno le procedure mediche e il rapporto medico-paziente?
“L’interno dell’ospedale del futuro si può caratterizzare con queste parole chiave: preciso, digitale, intelligente e connesso. La trasformazione digitale della salute sarà fondamentale per l’ospedale, sempre più tecnologicamente avanzato, ma anche in quello che si chiama rapporto di integrazione tra ospedale e territorio, che sarà caratterizzato dal fatto che, grazie alla tecnologia, il paziente che verrà dimesso dal nosocomio in cui era ricoverato sarà seguito in tempo reale nel territorio. Lo farà avendo la possibilità di teletrasmettere e telericevere i principali dati clinici del paziente con il risultato di avere un più efficiente utilizzo delle risorse, un’ampia accessibilità ai dati e una riduzione delle cosiddette ‘diseguaglianze di salute’. Il personale sanitario, cominciando dai chirurghi, avrà delle sale operatorie, dette ibride e multimodali, che servono per fare in modo che il chirurgo abbia tutta la diagnostica a disposizione all’interno della sala operatoria senza spostare il paziente. Inoltre, la sala operatoria stessa avrà anche una tecnologia caratterizzata da un navigatore, cioè una macchina che mappa l’interno del corpo affinché ogni singola garza utilizzata verrà anche recuperata, e sarà il navigatore ad indicarlo. La chirurgia robotica diventerà poi sempre più mini-invasiva e potrà essere utilizzata anche a distanza”.

Ci può fare qualche esempio concreto per capire quali saranno i benefici di questa trasformazione?
“Un esempio concreto si trova a Rotterdam, dove un neurochirurgo opera da remoto con il robot Da Vinci su un paziente a 8.900 chilometri di distanza a Shanghai, con un’équipe locale che prepara il paziente e consente all’operatore di eseguire interventi altamente sofisticati in remoto. Questo rappresenta un enorme vantaggio in particolare per le aree difficilmente raggiungibili da strutture ospedaliere avanzate. I progressi tecnologici avranno ricadute positive anche sugli ambienti di degenza dei pazienti. Le infezioni correlate all’assistenza saranno controllate più facilmente grazie a camere singole, nuovi materiali più facilmente sanificabili e degenze più brevi, riducendo così i rischi infettivi. A ciò si aggiungono le tecnologie indossabili per i pazienti, come dispositivi integrati nell’abbigliamento che permettono un monitoraggio elettrocardiografico in tempo reale”.
Quale sarà il ruolo della telemedicina?
“La telemedicina sarà sempre più uno strumento utile alla medicina personalizzata. Da un lato, si assisterà a un crescente utilizzo dei Big Data; dall’altro, grazie a dispositivi tecnologici appropriati, ogni medico potrà monitorare con maggiore precisione ogni singolo paziente. Questa evoluzione della telemedicina sarà valida non soltanto all’interno degli ospedali, ma anche nel contesto territoriale. Un ulteriore supporto sarà fornito dall’intelligenza artificiale, che contribuirà alla diagnostica, ad esempio valutando H24 la rilevanza degli alert clinici ricevuti dal personale sanitario. Inoltre, si potranno trasmettere le immagini dalle ambulanze, dall’elisoccorso, cui si affiancheranno i droni, questi ultimi capaci di muoversi in spazi molto più ristretti rispetto agli elicotteri e in grado di operare anche in condizioni di scarsa visibilità”.
Si aprono grandi sfide legate all’adozione di queste innovazioni. I sistemi sanitari sono pronti ad affrontarle?
“L’adozione di nuove tecnologie comporta sfide importanti, come la protezione dei dati e la formazione del personale sanitario e delle nuove professioni a supporto alla tecnologia intelligente, cruciali per garantirne un utilizzo sicuro ed efficace. Tuttavia, nonostante la preparazione ancora poco adeguata dei sistemi sanitari, pur se compensata da singole strutture ospedaliere, le opportunità sono immense: migliorare la qualità delle cure, personalizzare i trattamenti, ridurre i tempi di degenza e ottimizzare le risorse. L’ospedale del futuro, sempre più integrato con il territorio, offrirà un’assistenza su misura per ogni paziente, garantendo continuità di accesso alle cure anche a distanza, grazie a tecnologie innovative come la robotica, la domotica, la telemedicina e l’intelligenza artificiale. Il nostro compito sarà assicurarci che queste innovazioni siano conosciute dai policy makers, dal mercato, che li renda economicamente sostenibili al pari dell’avvento dei cellulari e dei computer, ed accessibili a tutte le strutture sociosanitarie, creando un sistema sanitario più efficiente e resiliente e pronto a dare risposte ai bisogni di tutti”.
La sintesi della conferenza stampa di presentazione dell’evento “Circular Medical Expo”
Luigi Bertinato sulla robotica e sulla domotica nella sanità del futuro er FPAtv
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