Dall’ex presidente ISS l’auspicio di tecnologie utili alle aree più remote e un monito sugli eccessivi rigori della privacy nell’uso dei dati

Le tecnologie sicuramente contribuiranno a migliorare la “salute globale” e consentiranno di dare servizi anche dove non ci sarebbero, come nelle zone più remote che, attualmente, sono molto penalizzate. Tutto ciò a cominciare dal deep learning e dal machine learning: in una frase, dall’intelligenza artificiale.
Walter Ricciardi è Professore Ordinario di Igiene presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma ed è stato Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità in Italia. Molto conosciuto al grande pubblico anche per il ruolo di consulente del Ministro della Salute durante la pandemia da COVID-19, nato a Napoli il 17 aprile 1959, è uno dei maggiori esperti del settore. Lo abbiamo intervistato assieme ai colleghi della redazione di Biomednews.it. I suoi sono temi importanti, che vanno approfonditi con il contributo di esperti.
Nei giorni del 3 e 4 dicembre 2024, a Padova, si terrà ‘Circular Medical Expo’, la fiera internazionale dedicata ai temi della salute globale, organizzata da Venicepromex ed inserita nel programma promozionale condiviso con la Regione Veneto. In quel contesto verranno approfondite le principali sfide e opportunità legate alla digitalizzazione della sanità, un tema cruciale per il miglioramento dei sistemi sanitari, e non soltanto in Italia. In particolare, mercoledì 4 dicembre, dalle 15 alle 17, con la conferenza dal titolo “Navigare la complessità nell’ospedale del futuro: focus digitale”, coordinata proprio da Walter Ricciardi, verranno trattati temi che vanno dall’implementazione delle tecnologie più avanzate alla gestione dei dati, offrendo una visione concreta su come trasformare le difficoltà attuali in opportunità, promuovendo una sanità più accessibile, efficiente e interconnessa.
Interverranno il dottor Giorgio Moretti, fondatore e consigliere d’amministrazione del Gruppo Dedalus, sul tema “Sistemi informativi e di supporto alle decisioni, come l’info telematica abilita la rivoluzione clinica nel terzo millennio”, il professor Carlo Favaretti, Segretario del Centro di Ricerca e Studi sulla Leadership in Medicina dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, sul tema “Leadership e management per l’ospedale del futuro”, il professor Mauro Conti, Presidente del corso di laurea magistrale in Cybersecurity dell’Università di Padova, sul tema “Cybersecurity e AI: rischi e opportunità in ambito sanitario”, mentre il convegno sarà aperto dalla lectio magistralis del dottor Domenico Mantoan, Direttore Generale di AGENAS, che avrà per titolo “Il ruolo di AGENAS nell’innovazione tecnologia”, ovvero il futuro, le funzioni e le sfide dell’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali della Repubblica Italiana. Si tratta di un evento inedito e innovativo, quello patavino, che fornirà importanti spunti sugli scenari futuri.
Professor Ricciardi, ‘Circular Medical Expo’, ormai imminente, potrà facilitare la collaborazione tra ricerca, industria e istituzioni sanitarie?
“È uno dei primi eventi nel nostro Paese che si occupa di mettere in connessione tutti questi stakeholder ed è molto importante perché, in Italia e in Europa, non c’è consapevolezza di quanto stiamo rimanendo indietro. È molto importante che questi attori ne siano consapevoli e questo nostro convegno vuole alimentare proprio tale consapevolezza”.
Partiamo dalla sanità italiana. Quali sono, a suo avviso, le principali sfide che dovrà affrontare nei prossimi anni per raggiungere un’efficace implementazione delle tecnologie digitali su larga scala?
“È una simmetria tra quello che oggi ci offre la tecnologia e quello che sta succedendo nella sanità italiana, che vive una crisi strutturale per mancanza di finanziamenti e di personale. Ma anche l’Europa sta rimanendo indietro. Questo è un grave danno per i cittadini che non accedono più a servizi ad alto valore sia qualitativo che tecnologico”.
Quali sono i Paesi da cui prendere esempi positivi?
“In questo momento i Paesi sono soprattutto nell’emisfero australe, in Asia e Pacifico. Abbiamo esempi virtuosi in Australia, India, Arabia Saudita, Singapore. Come dicevo è l’Europa che sta rimanendo indietro perché la sanità digitale ha bisogno di dati per essere alimentata. Quello che l’Unione Europea ha scelto è un’eccessiva protezione della privacy delle informazioni, che naturalmente sta facendo fare ad altri passi da gigante. Per non parlare della Cina, che sappiamo che si sta muovendo anche in questa direzione. Per la prima volta l’Occidente corre il rischio di rimanere indietro su innovazioni chiave”.

In che modo ritiene che il passaggio a sistemi digitalizzati possa migliorare il rapporto tra pazienti e operatori sanitari?
“La carenza nel numero degli operatori e lo stress che vivono è evidente. Quello che le tecnologie possono dare in altri Paesi, soprattutto quelli che hanno aree molto lontane e discoste e popolazione intensa, è dare servizi dove servizi non ci sarebbero. Questo problema si sta cominciando a porre anche da noi, nelle aree interne e più rurali. C’è un’impossibilità da parte dei cittadini di accedere ai servizi. La tecnologia digitale può compensare proprio questi problemi”.
La digitalizzazione della sanità implica una trasformazione anche culturale per il personale medico e sanitario. Quali sono le strategie più efficaci per superare eventuali resistenze al cambiamento?
“Sono l’informazione e la formazione. Fare capire che questo è un processo ineluttabile e far comprendere che l’uomo deve guidarlo, anziché essere schiavizzato o marginalizzato. Sappiamo che l’intelligenza artificiale sta già arrivando in numerosissimi settori produttivi, ragione per cui è un processo che va gestito e il personale va formato e informato…”.
L’interconnessione tra i sistemi informativi è un tema centrale nella digitalizzazione della sanità. Quali passi concreti devono essere fatti per garantire un’integrazione efficace tra le diverse piattaforme sanitarie?
“È una volontà politica e poi una capacità gestionale. Quello che succede in Italia è che non abbiamo sistemi omogenei neanche all’interno della stessa regione e, molto spesso, neppure all’interno della stessa ASL (Azienda Sanitaria Locale, ndr). Questa frammentazione esasperata non consente l’utilizzazione ottimale dei dati, soprattutto per le prestazioni da dare ai pazienti. È veramente una rivoluzione che dobbiamo fare a partire dalle piccole cose, cioè dal fatto di avere uno standard comune almeno in tutta Europa”.
Quanto ritiene che l’intelligenza artificiale possa incidere sulla personalizzazione dei percorsi di cura e sulla gestione delle risorse ospedaliere nel futuro?
“Moltissimo. Un tempo pensavo che non ci sarebbe stata sostituzione dell’uomo da parte dell’intelligenza artificiale, invece oggi non lo penso più. Ritengo che tutte le organizzazioni che non utilizzano l’intelligenza artificiale verranno sostituite da organizzazioni che la utilizzano. In questa evoluzione tecnologica i mesi sono anni: da un anno all’altro, cambia radicalmente la capacità di calcolo e la capacità di produzione di dati da parte dell’intelligenza artificiale. È veramente una rivoluzione di cui la gran parte della gente e degli operatori non è neanche minimamente consapevole”.
La gestione della pandemia da COVID-19 che cosa ci ha insegnato riguardo l’importanza della trasformazione digitale in sanità, e come possiamo capitalizzare queste lezioni per il futuro?
“Ci ha insegnato, a livello globale, che i Paesi che hanno utilizzato tecnologie digitali hanno gestito meglio la sanità. Pensiamo a Corea del Sud, Australia, Cina: sono Nazioni che avevano già vissuto la SARS e sono stati pronti ad adottare tecnologie all’avanguardia per cercare di controllare l’infezione. Una pandemia si previene e si controlla non con le tecnologie digitali, ma con i tradizionali sistemi di contenimento e di mitigazione delle epidemie, ma mi pare che la pandemia ci abbia insegnato molte cose che abbiamo già scordato”.
Salute circolare e globale non devono essere solo miraggi ma obiettivi concreti: quali strategie e interventi ritiene fondamentali per perseguirli in maniera efficace?
“C’è la consapevolezza che oggi la salute è planetaria, non ci può essere salute umana se non c’è salute animale e salute ambientale. La crisi climatica ce lo sta dimostrando tutti i giorni. Credo che lo sforzo debba essere quello di inquadrare le tecnologie in questo concetto globale di salute planetaria e, quindi, tutelare la salute di tutti, avvalendosi anche delle migliori tecnologie”.
La sintesi della conferenza stampa di presentazione dell’evento “Circular Medical Expo”
Il Professor Walter Ricciardi sulla nascita dell’Italian Institute for Planetary Health
Ecco quattro approfondimenti che potrebbero interessarti:
Attesa a Padova per il “Circular Medical Expo” del 3 e 4 dicembre
Giampaolo Tortora: “Equità fra tecnologia e umanizzazione delle cure”
Luigi Bertinato: “In futuro ospedali sempre più a tempo e per acuti”
Gino Gerosa: “Environmental, Social e Governance, ma in… salute”












