Il famoso chirurgo trentino, che sta sviluppando in Italia un innovativo cuore artificiale, ci illumina sulla visione di una sanità davvero circolare

Il concetto di ESG (Environmental, Social and Governance), ormai centrale nelle strategie aziendali e non soltanto, dovrebbe essere ampliato aggiungendo, alla gestione ambientale e sociale, la necessaria ed importantissima attenzione per la salute.
Gino Gerosa, Professore Ordinario di Cardiochirurgia della Facoltà di Medicina dell’Università di Padova, Direttore del Centro di Cardiochirurgia e del Programma Trapianto di Cuore e Assistenza Meccanica dell’Azienda Ospedaliera-Università di Padova e Past President della Società Italiana di Chirurgia Cardiaca, è l’uomo giusto con il quale parlarne.
Cardiochirurgo di fama mondiale, nato a Rovereto nella Provincia Autonoma di Trento il 27 ottobre 1957, da alcuni mesi è al centro dell’attenzione scientifica anche per il suo progetto di realizzare, entro due anni, il primo prototipo di cuore totalmente artificiale impiantabile.
Si tratta di un modello decisamente più performante di quelli esterni attualmente disponibili sul mercato, destinato ad aumentare di molto le possibilità di sopravvivenza per i pazienti, mantenendo anche una buona qualità di vita. Lo scienziato e medico di origine trentina è autore di innumerevoli pubblicazioni scientifiche e, inoltre, ha coordinato il gruppo di lavoro che nel 2023 ha realizzato in Italia il primo trapianto di un cuore fermo da venti minuti.
“Circular Medical Expo” è l’evento in programma il 3 e 4 dicembre a Padova Fiere, di cui continuiamo ad occuparci perché riteniamo che rappresenti un’occasione unica di incontro e scambio sul futuro della sanità e, quindi, sull’innovazione che coinvolgerà tutto il comparto. Ringraziamo la redazione di Biomednews.it per la collaborazione che ci ha concesso nella realizzazione di questa intervista.

Professor Gerosa, perché è così importante parlare di “salute circolare”?
“La salute circolare vede una strettissima integrazione tra l’ambiente e il mondo animale con un riflesso sulla salute umana. Oggi non possiamo più disgiungere il nostro rapporto con l’ambiente e con il mondo animale nel cercare di ottimizzare la salute umana. La salute circolare rappresenta, quindi, un percorso necessario per affrontare le sfide globali in modo integrato e responsabile, puntando alla sostenibilità e alla resilienza dei sistemi sanitari”.
Può spiegarci che cosa significa nel concreto e quali benefici potrebbe portare aggiungere la “H” al concetto di ESG?
“Ritengo che non possa esserci sviluppo sostenibile senza attenzione alla salute, elemento valoriale e diritto fondamentale, che deve essere al centro di tutti i modelli economici e sociali. Per questo motivo ritengo fondamentale che i criteri ESG vengano allargati alla salute, alla ‘H’ di Health, perché questa componente è imprescindibile per una vera visione globale. In quest’ottica le aziende intervengono in termini assolutamente proattivi. Anche il ruolo delle istituzioni ovviamente è importante, ma allo stesso tempo è fondamentale che, per il sistema sanitario nazionale, venga riconosciuta l’importanza dell’innovazione tecnologica”.

In che modo puntare concretamente a un sistema sanitario basato sul concetto di “One Health”? Potrà portare benefici tangibili nella cura dei pazienti?
“In Italia abbiamo un sistema sanitario universalistico, che è assolutamente non replicabile da altri sistemi con gli stessi risultati eccellenti, in quanto garantisce assistenza sanitaria a tutti i cittadini, indipendentemente dalla gravità e dal costo della terapia che viene fornita. Ma, a questo punto, dobbiamo domandarci se questo modello sia sostenibile per un tempo indeterminato e come tale sistema possa sposarsi con l’innovazione tecnologica, riuscendo a identificare questa come una risorsa e non un come un costo. Tutto questo va poi integrato all’interno della cornice di ‘One Health’. Ecco perché i diversi attori, che saranno la sanità pubblica da una parte, i professionisti del campo sanitario dall’altra e le aziende private, anche quelle che hanno un impatto sulla salute globale, sull’ambiente e sulla salute animale, dovranno concentrarsi per riuscire a sviluppare una salute che sia davvero circolare”.
Come si possono conciliare le crescenti esigenze di sostenibilità ambientale con la necessità di sviluppare e utilizzare strumenti chirurgici avanzati e, talvolta, molto dispendiosi in termini di risorse?
“Non è detto che la dispendiosità dei dispositivi medicali che vengono utilizzati debba avere necessariamente un impatto negativo in termini di sostenibilità economica e ambientale. Si possono sviluppare tecnologie che permettano l’esecuzione di interventi estremamente complessi e sofisticati, senza ricadute negative in termini ambientali. Bisogna, però, stare molto attenti. Basti pensare a quanto accaduto nello sviluppo dei sistemi di alimentazione elettrica delle automobili e all’impatto che questi hanno sull’ambiente, come la deforestazione e l’utilizzo di acqua per la produzione… È chiaro che c’è un’interazione molto forte tra sviluppo tecnologico e impatto ambientale, ma se ci concentriamo soltanto sullo sviluppo di tecnologie per i device medicali questo impatto può essere più contenuto. Il problema poi non è soltanto sull’impatto ambientale, ma sulla sostenibilità dei costi per un sistema sanitario come quello italiano, molto specifico e con caratteristiche estremamente legate al sistema Italia. In altri Paesi europei, o negli Stati Uniti d’America, la sostenibilità economica è garantita in maniera diversa e c’è una forte interazione tra pubblico e privato, cosa che in Italia è un po’ diversa perché la gran parte dell’assistenza sanitaria, soprattutto sulle patologie più dispendiose dal punto di vista dei trattamenti farmacologici anziché con dispositivi, è tutta a carico del sistema pubblico”.
Il percorso verso il nuovo cuore artificiale è in dirittura d’arrivo? Che benefici ci saranno e quando i pazienti ne potranno godere?
“Nel dicembre 2025 dovremmo riuscire a presentare il prototipo, dopodiché ci saranno tutte le prove da banco e i test nel modello preclinico animale. Lì comincerà, davvero, l’avventura. È necessario sviluppare un cuore artificiale che sia alternativo al trapianto di cuore, in grado di garantire non soltanto la sopravvivenza, ma soprattutto un’adeguata qualità di vita. Tale progetto è un momento fondante della ricerca italiana e internazionale per dare una risposta concreta ai pazienti affetti da scompenso cardiaco terminale”.
Lei sarà coordinatore anche di una tavola rotonda sulla… luce e sulle emozioni come strumento di cura a “Circular Medical Expo”, l’evento in programma il 3 e 4 dicembre a Padova Fiere. Di che cosa si tratta esattamente?
“Da quella tavola rotonda mi aspetto una serie di input molto interessanti. Questo è un esempio molto buono di impatto dell’ambiente, in termini di luce e suoni, per quanto attiene il benessere dei pazienti. Ulrich, che era ricoverato in ospedale, fu il primo ad accorgersi che ciò che vedeva fuori dalla sua finestra, ovvero un albero, gli permetteva di migliorare dal punto di vista della ripresa post-chirurgica. Mary Jo, invece, è una ricercatrice che ha utilizzato suoni e rumori per migliorare la vivibilità all’interno della struttura ospedaliera. L’obiettivo è riuscire a sviluppare degli ambienti all’interno di un nosocomio, pensando soprattutto alle terapie intensive, che ridiano al paziente la possibilità di vivere come se fosse all’esterno del luogo di cura stesso, con sensazioni, colori ed emozioni che gli permettano di mantenere un aggancio con la vita reale, evitando di farlo vivere in un ‘acquario’ con una totale disconnessione temporo-spaziale. Questa visione deve incidere sulle modalità di costruzione degli ospedali, guardando seriamente a strutture patient centered”.
Ci può fare qualche esempio?
“Anche in campo ospedaliero si fa sempre più strada l’utilizzo del legno come elemento strutturale, insieme alle energie rinnovabili, riducendo così l’impatto ambientale delle strutture. Immaginiamo, quindi, di non costruire strutture mastodontiche, ma di realizzare spazi vivibili in legno all’interno dei quali vengono ricoverati dei pazienti con patologie organo-specifiche. Dobbiamo dunque pensare a ospedali estremamente agili che possano essere abbattuti e ricostruiti ogni dieci-quindici anni, in modo da contrastare in maniera efficace le infezioni nosocomiali da patogeni multiresistenti, che già oggi e negli anni a venire rappresenteranno una delle prime cause di morte intraospedaliera. Mi aspetto che da quella tavola rotonda escano suggerimenti, che possano essere poi accolti nel dibattito successivo coordinato da Luigi Bertinato, il quale andrà ad affrontare proprio il tema dei nuovi ospedali. Penso a un ospedale integrato con la natura e dotato di sale operatorie di altissimo livello e di notevolissima tecnologia”.
La sintesi della conferenza stampa di presentazione dell’evento “Circular Medical Expo”
Il monologo “Il respiro del cuore” di Gino Gerosa a TEDxPadova nel 2019
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Immagine di gruppo a Venezia per i protagonisti della conferenza stampa di presentazione dell’evento “Circular Medical Expo – Innovation for Global Health”



