In Engadina un ex monastero si fa laboratorio d’arte, dove protagonismo delle donne polacche e ricerca curatoriale ridisegnano il canone

(Foto: Muzeum Susch)
C’è un progetto d’innovazione culturale, innestato tra le montagne della Svizzera più autentica, dove arte contemporanea e ricerca curatoriale emergono con forza da una piccola comunità alpina: è il Muzeum Susch, un vero e proprio centro di innovazione in campo espositivo.
Nella minuscola e omonima località del Cantone dei Grigioni, situata 1438 metri di altitudine e popolata da appena 200 anime, il museo privato fondato nel 2019 da Grażyna Kulczyk ha trasformato un ex monastero e una birreria del XII-XIX secolo in un complesso sotterraneo di oltre 1.500 metri quadrati, scavato nella roccia e integrato con materiali locali.
Si è trattato di un intervento architettonico suggestivo e innovativo, firmato da Chasper Schmidlin e Lukas Voellmy, che ha impiegato 9.000 tonnellate di anfibolite estratta da cava per pavimentazione e strutture.

(Foto: Ministerstwo Kultury i Dziedzictwa Narodowego)
Marika Kuźmicz: “Non riesco a smettere di comprare arte…”
La direttrice Marika Kuźmicz guida un progetto che privilegia artiste donne, spesso dimenticate dalla storia dell’arte.
La stessa appassionata di cultura afferma:
“Non riesco a smettere di comprare oggetti d’arte, è come una droga per me. Volevo creare uno spazio per ripensare i canoni dei musei e riscrivere la storia dell’arte, restituendo una voce alle dimenticate artiste donne dell’avanguardia”.
Le mostre attuali ruotano attorno a figure come Gabriele Stötzer e Jadwiga Maziarska: la prima avrà una retrospettiva dedicata dal 15 giugno 2025 in poi, la seconda la prima mostra istituzionale al di fuori della Polonia.
Le opere permanenti si inseriscono nello spazio museale in modo organico e potente: da “Stairs” (2017) di Monika Sosnowska al nucleo centrale della torre refrigerante, fino alla “weeping room”, una cavità d’acqua naturale che suggerisce meditazione più che osservazione.
Tra gli artisti presenti, nominativi importanti quali quelli di Mirosław Bałka, Magdalena Abakanowicz, Tracey Emin, Piotr Uklański, Not Vital e Paweł Althamer contribuiscono a un impianto curatoriale coerente e radicale.
Un ecosistema creativo tra Grigioni, architettura e ricerca
L’innovativo museo grigionese non si limita all’esposizione: comprende un istituto di studi interdisciplinari, residenze per artisti e un bistrò che valorizza l’economia locale. Sebbene isolato geograficamente, esso diventa un vero e proprio laboratorio culturale intelligente, capace di attrarre un pubblico internazionale senza sacrificare il dialogo con la comunità engadinese.
Grażyna Kulczyk custodisce oltre 600 opere che prevede di esporre nel nuovo spazio del monastero entro il 2026-2027, rendendo Muzeum Susch un simbolo vivente di creatività in montagna.
Ben collegato dalla stazione FFS di Susch, a soli 350 metri di distanza, il museo è facilmente raggiungibile. L’accurata geolocalizzazione su Google Maps, con coordinate GPS (46.75056, 10.08138), visualizzazioni 3D e itinerari collegati a Sankt Moritz o alla fortezza di Castelmur, consentono una visibilità digitale coerente con la dimensione innovativa del progetto.
Grażyna Kulczyk afferma:
“Tutto è iniziato invitando giovani artisti polacchi. L’arte sembrava una cosa naturale, ma con il tempo si è verificato un cambiamento di prospettiva profondo…”.
L’obiettivo principale rimane rivoluzionare il canone artistico, laddove si intende il museo come spazio di riflessione e ricerca, non soltanto di raccolta.
La mecenate prevede inoltre la pubblicazione di un volume e di una mostra, entro il 2027, incentrati su artiste dimenticate nell’Est europeo, un progetto integrativo presso il Muzeum Susch che si fa portatore di conoscenza e di innovazione sociale.
Protagonismo curatoriale e nuovi orizzonti per la cultura
Il Museo si inserisce altresì in una nuova stagione dell’arte in Svizzera: nel 2025 istituzioni pubbliche come il Migros Museum di Zurigo ampliano l’offerta su artisti transnazionali come Haegue Yang; ciononostante, il Muzeum Susch resta originale nel proprio modello curatoriale privato e focalizzato su donne e su un sito particolare e specifico. In un contesto in evoluzione culturale, l’istituzione engadinese emerge per autonomia, ricerca e dialogo geografico.
Oltre alle mostre temporanee in corso da giugno 2025 (le menzionate Gabriele Stötzer e Jadwiga Maziarska), il museo propone visite immersive, programmi di conferenze e pubblicazioni accademiche in fase di sviluppo.
La storia del Muzeum Susch (in lingua inglese)
La storia del Muzeum Susch (in lingua tedesca)
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(Foto: Muzeum Susch)








