Un modello sviluppato sui dati raccolti in quarant’anni ha permesso di individuare la causa del declino delle popolazioni di orsi bianchi in Canada

Soltanto negli ultimi 5 anni gli orsi polari che vivono nella Baia di Hudson, in Canada, sono diminuiti di quasi il 30%: un declino molto rapido, che nel giro di quarant’anni ha portato a dimezzare la popolazione. Gli scienziati hanno individuato diverse cause che possono spiegare il fenomeno, che vanno dalla distruzione dell’habitat all’inquinamento causato dalle attività umane – anche quelle che avvengono a migliaia di chilometri di distanza dai mari dell’Artico.
In un nuovo studio, i ricercatori dell’University of Toronto Scarborough, dell’Environment and Climate Change Canada e di Polar Bears International illustrano un modello che permette di fare finalmente chiarezza sulla questione e di individuare la causa principale del declino della popolazione di orsi bianchi della zona.
I risultati della ricerca, perfettamente coerenti con i dati dei precedenti monitoraggi, non lasciano dubbi: gli orsi stanno morendo perché non hanno fonti di energia sufficienti. La riduzione delle stagioni di caccia sul ghiaccio marino dovuta ai cambiamenti climatici, spiegano i ricercatori, non gli permette di procurarsi abbastanza cibo.
Il declino degli orsi polari: rischiano di sparire entro la fine del secolo
Gli orsi polari vivono esclusivamente nella regione artica, lungo le coste di Alaska, Russia, Groenlandia, Isole Svalbard e Canada. Il Paese nordamericano, in particolare, ospita da solo circa il 60% della popolazione globale. Secondo l’IUCN, che ha classificato la specie come vulnerabile diversi anni fa, attualmente ci sono circa 26.000 esemplari in tutto il mondo.
Vivendo in un habitat estremamente difficile da raggiungere, gli orsi polari non possono contare su un monitoraggio troppo estensivo. Al contrario, sono molte le popolazioni su cui non si hanno dati sufficienti. Negli anni, però, si è riusciti a mappare alcune popolazioni meridionali, come quelle che vivono nella Baia di Hudson e sulle coste più a sud del Mare di Beaufort.
Sulla base di un’indagine aerea condotta nel 2021, si è scoperto che in soli cinque anni la popolazione della Baia di Hudson è passata da 842 a 618 esemplari, con un calo del 27%. Indagini precedenti avevano mostrato una diminuzione de 10% nel periodo 2011-2016. In questa regione, si stima che la popolazione sia praticamente dimezzata rispetto agli anni Ottanta.
Per quanto riguarda il Mare di Beaufort meridionale, si legge nei report di Polar Bears International, non ci sono indagini altrettanto recenti, ma sappiamo che tra il 2001 e il 2012 la popolazione è calata di circa il 40%, passando da 1.500 a 900 orsi. Secondo l’IUCN, di questo passo gli orsi polari potrebbero andare incontro all’estinzione entro la fine del secolo.

Le attività umane minacciano la sopravvivenza degli orsi bianchi
Secondo gli scienziati, la causa principale di questo rapido declino riguarda la distruzione del delicato habitat degli orsi polari. Questi animali dipendono infatti dal ghiaccio marino per cacciare e riprodursi: le lunghe stagioni senza ghiaccio imposte dal cambiamento climatico, per questi predatori apicali, si trasformano inevitabilmente in periodi di digiuno più prolungati.
Un Artico più caldo comporta anche attività umane sempre più invasive, aumento dei patogeni e incidenti più frequenti con gli umani. E poi c’è l’inquinamento, che arriva nei mari polari da tutto il mondo e mette seriamente a rischio la salute di questi animali: a oggi sappiamo, per esempio, che rimpicciolisce i loro genitali influenzando le loro capacità riproduttive e indebolisce il loro sistema immunitario.
Il problema principale per la sopravvivenza di questi animali, però, riguarda l’accorciarsi della stagione di caccia dovuta alla perdita di ghiaccio marino: in sostanza, gli orsi non riescono a procacciarsi abbastanza cibo. Almeno, per gli orsi polari della Baia di Hudson occidentale è così. Lo hanno scoperto i ricercatori della University of Toronto Scarborough, sviluppando un modello che segue l’intero ciclo di vita degli orsi e lo confronta con i dati raccolti in quattro decenni di monitoraggio, dal 1979 al 2021.
Durante questo periodo, spiegano gli scienziati, non c’è stato soltanto un evidente calo della popolazione. I dati mostrano infatti che anche la taglia media degli esemplari è in declino: in un periodo di 37 anni, la massa corporea delle femmine adulte è diminuita di 39 kg e quella dei cuccioli di un anno di 26 kg.
Meno ghiaccio significa meno cibo: il nuovo studio
Il problema principale, per gli orsi della Baia di Hudson, è che non riescono a cacciare a sufficienza. Come spiega Louise Archer, autrice principale dello studio appena pubblicato su Science,
“La perdita di ghiaccio marino significa che gli orsi passano meno tempo a cacciare le foche e più tempo a digiunare sulla terraferma. Questo influisce negativamente sul bilancio energetico degli orsi, portando a una riduzione della riproduzione, della sopravvivenza dei cuccioli e, in ultima analisi, al declino della popolazione”.
Per giungere a questa conclusione, i ricercatori di Scarborough hanno sviluppato un modello bioenergetico individuale che permette di descrivere le dinamiche della popolazione in base ai dati raccolti in quarant’anni di monitoraggio. Il modello, spiegano, corrisponde perfettamente ai dati di monitoraggio, il che significa che fornisce una valutazione accurata di ciò che sta accadendo e continuerà ad accadere alla popolazione di orsi polari se continuerà a subire la perdita di ghiaccio marino e sarà costretta a subire un deficit energetico prolungato.
Il modello non si limita a descrivere la situazione in atto, ma fornisce importanti indicazioni per il futuro. Come spiega Péter Molnár, coautore dello studio,
“Il nostro modello va oltre l’affermazione che esiste una correlazione tra la diminuzione del ghiaccio marino e il declino della popolazione: fornisce un meccanismo che mostra cosa succede quando c’è meno ghiaccio, meno tempo per nutrirsi e meno energia in generale”.

I cuccioli pagano il prezzo più alto per la perdita dei ghiacci
I ricercatori hanno notato che a pagare più caramente il prezzo delle sfide indotte dal clima sono i cuccioli. Secondo Archer, i periodi di caccia più brevi fanno sì che le madri producano meno latte, mettendo a rischio la sopravvivenza dei piccoli. E se non riescono a ingrassare a sufficienza prima di essere costretti a digiunare, rischiano di non superare la prova.
Con meno cibo a disposizione, poi, le madri hanno meno cuccioli: i dati del monitoraggio mostrano che le dimensioni delle cucciolate sono diminuite dell’11 per cento rispetto a quasi 40 anni fa e che le madri tengono i cuccioli più a lungo perché non sono abbastanza forti per vivere da soli. E come spiega Archer, la sopravvivenza dei cuccioli ha un impatto diretto sulla sopravvivenza della popolazione.
La Baia di Hudson occidentale è stata a lungo considerata un punto di riferimento per le popolazioni di orsi polari a livello globale, ma quello che sta avvenendo qui potrebbe presto estendersi ad altre zone dell’Artico, visto che qui il riscaldamento corre a un ritmo quattro volte superiore alla media mondiale.
Come spiega Molnár, che studia da tempo l’impatto del riscaldamento globale sui grandi mammiferi, quella della Baia di Hudson è una delle popolazioni meglio monitorate al mondo, ma i risultati dello studio potrebbero non riguardare soltanto gli orsi di questa regione:
“Ci sono tutte le ragioni per credere che ciò che sta accadendo agli orsi polari in questa regione accadrà anche agli orsi polari in altre regioni, sulla base delle traiettorie di perdita del ghiaccio marino previste. Questo modello descrive sostanzialmente il loro futuro”,
spiega il professore.
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