Ghiacci antichi di secoli stanno invadendo le acque canadesi dell’Artico: il cambiamento climatico accorcia le stagioni per il transito sicuro

Attualmente, le navi che viaggiano tra l’Europa e l’Estremo Oriente devono attraversare il canale di Panama. Transitando nei ghiacci dell’Artico Canadese, però, risparmierebbero circa 4.000 chilometri. Perciò l’attenzione sul Passaggio a Nord-Ovest non è mai venuta meno, neanche dopo la drammatica spedizione perduta di Franklin, che nel 1845 vide morire 129 uomini nell’impresa di attraversare l’ultimo tratto della rotta artica.
Negli anni Duemila, un sempre più evidente scioglimento del ghiaccio stagionale ha riacceso l’interesse dell’industria marittima: il cambiamento climatico potrebbe rendere navigabile il Passaggio a Nord-Ovest, permettendo di accorciare le distanze tra l’Asia e il Vecchio Continente.
C’è però un fenomeno che le previsioni di questo tipo non avevano considerato: il cambiamento climatico sta provocando anche la migrazione degli spessi ghiacci dell’Artico verso i canali canadesi del Passaggio a Nord-Ovest, causando la formazione di pericolose strozzature lungo il percorso.
2008, il Passaggio a Nord-Ovest diventa navigabile
Per diversi anni si è creduto che il Passaggio a Nord-Ovest sarebbe diventato facilmente navigabile per via dello scioglimento dei ghiacci. Uno studio del 2013, in particolare, era giunto alla conclusione che la rotta artica canadese sarebbe potuta diventare addirittura accessibile alle navi non dotate di rompighiaccio nel corso di questo secolo.
Nello stesso anno, la Nordic Orion, una una nave portarinfuse lunga 225 metri, è diventata la prima grande nave a percorrere la rotta per scopi commerciali. Il Passaggio a Nord-Ovest si era aperto appena 5 anni prima: nel 2008, per la prima volta nella storia moderna, la rotta risultava completamente libera dal ghiaccio – e quindi finalmente navigabile.
Per comprendere meglio la portata del fenomeno, basta guardare alla storia recente di questo tratto di mare: meta di ambiziose e drammatiche spedizioni artiche, il Passaggio a Nord-Ovest fu conquistato nel 1906 dall’esploratore norvegese Roald Amundsen, che completò la traversata in tre anni.
Da allora, non si può dire che la rotta dell’Artico canadese sia diventata navigabile, anzi: dal 1906 al 2007, anno in cui si mostrò quasi libera dai ghiacci per la prima volta a memoria d’uomo, il Passaggio a Nord-Ovest è stato attraversato una decina di volte in totale. Nel 1957 fu il turno della Storis, la prima nave battente bandiera USA a circumnavigare il continente, e nel 1984 della MS Explorer, che divenne la prima nave da crociera a compiere il Passaggio.
Nel 2008 si iniziò a parlare ufficialmente di stagioni di transito sicuro. L’anno successivo, le condizioni erano già tali che due navi da crociera e diverse barche da diporto riuscirono a percorrere la rotta artica.

Lo scioglimento dei ghiacci e i choke points sulle rotte artiche
Ad infrangere le speranze dell’industria marittima, sempre più interessata a un transito sicuro e veloce attraverso le acque canadesi dell’Artico, arriva uno studio appena pubblicato sulla rivista Nature Communications Earth & Environment.
Secondo la ricerca, in alcuni tratti del Passaggio a Nord-Ovest la stagione di transito sicuro non si sta affatto allungando, lasciando presagire futuri scenari in cui sarà possibile attraversare la rotta artica per tutto l’anno. Al contrario, analizzando 15 anni di carte dei ghiacci marini dell’Artico canadese, i ricercatori hanno scoperto che lunghi tratti della rotta settentrionale hanno mostrato una significativa diminuzione della durata della stagione di navigazione tra il 2007 e il 2021.
I risultati dello studio dimostrano che i ghiacci pluriennali, che si spostano verso sud dalle regioni più settentrionali dell’Oceano Artico, creano dei punti di strozzatura lungo alcune sezioni della rotta, riducendo la durata complessiva della stagione di navigazione.
“Si presuppone che la perdita di ghiaccio marino nell’Oceano Artico comporterà nuove rotte di navigazione, in particolare intorno al Passaggio a Nord-Ovest, ma è molto pericoloso dare per scontato che questo sarà il caso ovunque e le condizioni cambiano continuamente”,
spiega la dottoressa Alison Cook della Scottish Association for Marine Science (SAMS) di Oban, autrice principale dello studio.
Con la perdita del ghiaccio stagionale causata dal cambiamento climatico, succede che il ghiaccio pluriennale (quello che resiste alla stagione estiva) viene rilasciato e si avventura in un viaggio verso sud che lo porta a nutrire pericolosi choke points lungo le rotte del Passaggio a Nord-Ovest. Questo ghiaccio più spesso, spiega Cook, potrebbe essere più imprevedibile di quello stagionale.

Il ghiaccio più spesso dell’Artico finisce nei canali canadesi
Anche i più recenti modelli climatici, si legge nello studio, hanno difficoltà a catturare le dinamiche del ghiaccio su scala locale all’interno degli stretti canali dell’Arcipelago Artico Canadese. Ma si tratta di un elemento fondamentale per le imbarcazioni che transitano per il Passaggio a Nord-Ovest, che “diventano suscettibili al flusso verso sud di ghiaccio pluriennale denso proveniente dall’Oceano Artico, un fenomeno che è in aumento a causa del cambiamento climatico”.
Questo ghiaccio proviene dalla Last Ice Area, una regione a nord del Canada e della Groenlandia che, secondo le proiezioni, sarà l’ultima roccaforte del ghiaccio marino estivo e che ospita il ghiaccio più spesso di tutto l’Artico. Anche l’ultimo ghiaccio dell’Artico, quindi, continuerà a fluire verso sud nei canali delle rotte canadesi, rendendo molto difficile fare previsioni sulla futura navigabilità del Passaggio.
Secondo i ricercatori, la stagione di navigazione lungo tutte le rotte del Passaggio a Nord-Ovest sarà molto variabile. Le ipotesi secondo cui una riduzione del ghiaccio marino consentirà un passaggio sicuro lungo la rotta settentrionale, in particolare, dovrebbero essere evitate.
L’industria marittima e l’interesse per la rotta nord
Il Passaggio a Nord-Ovest comprende una rotta meridionale in acque poco profonde che passa a sud di Victoria Island e una rotta settentrionale in acque profonde che si estende attraverso il Parry Channel. Attualmente, si legge nello studio, il 97% delle navi utilizza la rotta meridionale, “ma la rotta settentrionale è più corta e considerata più efficiente e quindi è di maggiore interesse per le operazioni commerciali e di transito”.
Il trasporto marittimo attraverso le acque canadesi dell’Artico è di particolare interesse a livello globale, dato che il Passaggio a Nord-Ovest potrebbe emergere come un’alternativa valida, più breve e potenzialmente più economica rispetto alle rotte tradizionali che collegano gli oceani Atlantico e Pacifico, come i canali di Panama e Suez. Considerando che il 90% delle merci a livello globale viaggia via mare, è facile intuire la portata della questione.
Storicamente, spiegano gli scienziati, entrambe le rotte sono state considerate pericolose a causa della nebbia. Il ghiaccio marino, però, è rimasto l’ostacolo principale alla navigazione tempestiva attraverso il Passaggio a Nord-Ovest. E la rotta di maggiore interesse commerciale, quella settentrionale, è anche quella in cui i punti di strozzatura provocano limitazioni più evidenti al traffico marittimo.
Come spiega la Dottoressa Cook, inoltre:
“Le navi da crociera, le navi da carico e le navi cisterna si affacceranno su questi canali, in particolare tra agosto e settembre, quando la copertura del ghiaccio marino è minore, ma questo è il periodo in cui il ghiaccio pluriennale potrebbe essere più diffuso”.
Insomma, è improbabile che il cambiamento climatico determini un aumento duraturo della stagione di navigazione nella rotta settentrionale. Al contrario, è (e resterà) la causa principale della continua presenza di pericolosi punti di strozzatura lungo il tragitto.
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