Il Technovation di PMI a Washington ribadisce l’importanza di “politiche e strategie fondate sulla scienza e non sui pregiudizi”

A Washington, il 14 aprile, Philip Morris International ha lanciato un messaggio chiaro: la transizione degli Stati Uniti verso un’alternativa alle sigarette tradizionali procede più lentamente non per mancanza di evidenze scientifiche, ma per assenza di urgenza nel tradurle in azione. È questo il nodo emerso durante l’ultimo Technovation, il summit globale dedicato a scienza e innovazione, che ha riunito policymaker, ricercatori, rappresentanti del mondo economico e della salute pubblica.
Al centro del confronto, ancora una volta, le criticità aperte – specialmente nel contesto americano – e la necessità di soluzioni basate su dati. Tra queste, anche nuove evidenze che indicano come una percezione distorta tra i fumatori adulti negli Stati Uniti stia contribuendo a rallentare ulteriormente il cambiamento.
Appuntamento dopo appuntamento, il percorso smoke-free arriva fino a Washington
Come per le precedenti edizioni, anche l’incontro di Washington si è aperto con i saluti istituzionali di Tommaso Di Giovanni, Vice President Communications and Engagement di Philip Morris International, per poi entrare nel vivo del programma. Il primo momento di confronto ha visto protagonista il CEO del gruppo Jacek Olczak, affiancato dall’autore Magnus Lindkvist, in un dialogo orientato al ruolo dell’industria come possibile motore di innovazione e progresso.
Al centro, la visione smoke-free che ormai traina l’intera azienda, analizzata attraverso il contributo della scienza, della creatività e di una prospettiva di lungo periodo sugli impatti sociali, con un focus su come alternative basate su evidenze, approcci non convenzionali e una leadership responsabile possano accelerare il cambiamento nella salute pubblica.
A seguire, spazio a un confronto sul contesto statunitense, con l’ex governatore Chris Christie del New Jersey e la CEO di PMI U.S. Stacey Kennedy, moderati dal giornalista Steve Clemons, incentrato sulle sinergie tra pubblico e privato per sostenere lo sviluppo e la competitività del Paese.

Cosa scoraggia il fumatore adulto nella scelta di alternativa senza fumo?
Il dibattito entra nel vivo con l’attenzione rivolta sulle ragioni per cui, negli Stati Uniti, la riduzione dell’uso di sigarette continua a procedere con difficoltà nonostante la disponibilità di dati ed evidenze. Il “Nicotine Science Panel” ha affrontato il tema dal punto di vista scientifico e regolatorio, con gli interventi di Brian Erkkila, Senior Advisor Scientific Engagement di PMI U.S., e Ethan Nadelmann, fondatore della Drug Policy Alliance, moderati dalla giornalista Lauren Gardner, discutendo le alternative alle sigarette tradizionali, il ruolo dell’innovazione responsabile, gli obiettivi di policy e la tutela dei più giovani, insieme agli sforzi per superare lo stigma che ancora circonda nicotina e riduzione del danno.
Un quadro che si è intrecciato con quanto emerso dal panel successivo, “The Forgotten Smoker”, dedicato invece alle percezioni che continuano a ostacolare il cambiamento, con William Stewart, fondatore di Povaddo, Jeff Willett, direttore del Project to End Smoking del Progressive Policy Institute, e Gretchen Wartman, Vice President Policy and Programs del National Minority Quality Forum.
Tra i dati presentati, un’indagine nazionale commissionata da PMI U.S. e condotta proprio da Povaddo LLC, che mostrano come il 73 per cento degli intervistati ritenga che tutti i prodotti a base di tabacco e nicotina comportino lo stesso rischio. Una convinzione che, secondo quanto emerso, può chiaramente scoraggiare i fumatori adulti dal considerare alternative autorizzate dalla FDA, contribuendo a rallentare un percorso che, pur sostenuto da una diffusa volontà di ridurre i danni legati al fumo, appare oggi in una fase di stallo. PMI U.S. collega dunque questi risultati a una più ampia crisi di credibilità nel dibattito pubblico su fumo e harm reduction, con ricadute concrete anche in termini di salute.
Dai pregiudizi alle evidenze più aggiornate come focus dell’intera giornata
A inquadrare la discussione sul circoscritto terreno delle scelte pubbliche ci ha pensato il dialogo con il Congressional Tobacco Harm Reduction Caucus, che ha messo in evidenza il ruolo della politica nel tradurre evidenze e criticità in interventi concreti. Al panel hanno preso parte Don Davis, deputato democratico del North Carolina, e Rob Bresnahan, deputato repubblicano della Pennsylvania, moderati da Mazen Saleh, Senior Policy Director del R Street Institute.
Nel corso del confronto, i membri del Caucus hanno sottolineato l’urgenza di un quadro normativo capace di tenere il passo con l’evoluzione della scienza e dell’innovazione, evidenziando la necessità di migliorare gli esiti di salute della popolazione attraverso politiche fondate sulle evidenze più aggiornate. Una posizione che richiama quanto emerso anche dagli interventi di Stacey Kennedy, secondo cui la mancanza di consapevolezza sull’esistenza di alternative contribuisce a mantenere molti fumatori legati alle sigarette tradizionali. Una finestra in cui le opzioni smoke-free rappresentano una scelta preferibile per chi altrimenti continuerebbe a fumare, rendendo necessario un dibattito pubblico e un impianto regolatorio ancorati alla scienza:
“Se vogliamo davvero ridurre i danni causati dal fumo negli Stati Uniti, abbiamo bisogno di politiche e di un dibattito fondati sulla scienza, non sugli stereotipi”

La necessità di inquadrare il problema nel contesto internazionale
Nel primo pomeriggio, inevitabilmente, il confronto si è spostato sulle possibili risposte ai nodi emersi nelle sessioni precedenti, a partire dal rapporto tra regolazione, mercato e diffusione delle alternative. Il breakout dedicato al commercio illecito, per esempio, ha evidenziato il ruolo delle collaborazioni tra industria e forze dell’ordine nel contrasto ai traffici irregolari e nella tutela dei consumatori, con gli interventi di Brian Weinhaus, Director Illicit Trade Prevention di PMI U.S., Ivan Arvelo, Direttore del National Intellectual Property Rights Coordination Center per Homeland Security Investigations, e John Zacharia, fondatore di Zacharia Law PLLC ed ex Assistant Deputy Chief for Litigation della Computer Crime and Intellectual Property Section.
Parallelamente, il secondo breakout non ha potuto che ampliare lo sguardo al contesto internazionale, soffermandosi sulle opportunità e le criticità legate all’adozione di alternative smoke-free in America Latina. Il dibattito, in questo caso, si è aperto con un dialogo tra Marco Hannappel, President Latin America and Canada di PMI, e la giornalista Ana Paula Ordorica, per poi proseguire con un panel che ha riunito Marcela Madrazo, presidente della Harm Reduction and Policy Association Procurando Salud Sin Fronteras, Alejo Campos, Regional Director di Crime Stoppers per Caraibi, Bermuda e America Latina, e Pablo Zuleta González, psichiatra e ricercatore in salute mentale e politiche sulle droghe. Un passaggio che riporta dunque il dibattito su una scala più ampia, collegando le difficoltà statunitensi a dinamiche e ostacoli presenti, seppur con caratteristiche diverse, anche in altri contesti.
In sintesi: cosa emerge dall’ultimo incontro di Philip Morris International
Ricapitolando, il Technovation di Washington ha messo in fila alcune posizioni precise. Innanzitutto, le alternative smoke-free emergono come una scelta migliore per gli adulti che altrimenti continuerebbero a fumare, anche se più fattori continuano a frenarne la diffusione. Se da un lato il persistere di convinzioni errate sulla nicotina e sul ruolo della combustione nelle malattie correlate al fumo continua a rallentare il cambiamento, dall’altro, pesa il numero di prodotti ancora in attesa di valutazione da parte della FDA, che limita l’accesso a opzioni già sviluppate.
Da questa linea di partenza si sviluppa la naturale necessità di una comunicazione più chiara, soprattutto verso i professionisti sanitari, sui diversi profili di rischio dei prodotti senza combustione, così da permettere scelte realmente informate. Un obiettivo che non può non legarsi alla richiesta di un lavoro più coordinato tra istituzioni, comunità scientifica, esperti di salute pubblica e industria, considerato essenziale per ridurre il ricorso alle sigarette tradizionali, senza rinunciare alla tutela dei più giovani e alla responsabilità verso i consumatori adulti.
“Le discussioni di oggi ci ricordano che la trasformazione non segue mai un percorso lineare. Accelera quando industria, decisori politici, scienziati e società civile si siedono allo stesso tavolo in modo aperto e costruttivo, anche quando le prospettive divergono. Questa prima edizione statunitense rappresenta solo l’inizio di un dialogo che vogliamo far crescere”,
fa sapere Tommaso Di Giovanni.
Philip Morris Technovation: superare i falsi miti per un futuro smoke-free
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