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A Pitcairn una base marina ultra-remota per ricerche d’avanguardia

Il nuovo polo scientifico nell’arcipelago inglese del Pacifico potenzia studi su biodiversità e clima, stimolando conoscenza e tutela oceanica

Pitcairn: l’isola ospita un centro avanzato per ricerche oceanografiche e ambientali, costruito con il supporto della comunità locale e dedicato alla salvaguardia degli habitat marini profondi
Tre ricercatori in tute da sub esplorano i fondali nei pressi della base di Pitcairn: dotati di videocamere e strumenti per il prelievo di eDNA, operano in acque cristalline ricche di specie rare, contribuendo al monitoraggio del cambiamento climatico

Nel settembre 2023 il Governatore delle Isole Pitcairn, Iona Thomas, ha inaugurato una nuova base scientifica finanziata dal Governo britannico: la Marine Science Base.

Costruita direttamente dagli abitanti locali, meno di quaranta in tutto l’arcipelago, la struttura rappresenta il cuore di un progetto visionario, pensato per favorire la ricerca oceanografica in uno dei luoghi più incontaminati del pianeta.

Situata in una delle quattro isole del minuscolo territorio britannico d’oltremare nel Pacifico del Sud, la base mette a disposizione spazi abitativi, laboratori attrezzati, strumentazioni per immersioni profonde, ROV (veicoli subacquei comandati a distanza), droni marini e avanzata tecnologia di video subacqueo.

Il suo isolamento estremo, a più di 5000 chilometri da qualunque continente, è al tempo stesso un ostacolo logistico e una risorsa scientifica inestimabile.

La nuova struttura è collocata nel cuore della Pitcairn Marine Protected Area (MPA), istituita nel 2016 e oggi riconosciuta come la terza zona marina “Highly Protected” più vasta al mondo, con un’estensione di oltre 842.000 km quadrati.

In questa gigantesca area, non è consentita alcuna attività di pesca commerciale. Il risultato è un ecosistema marino ancora integro, dove la biodiversità ha potuto continuare a evolversi senza le interferenze dell’attività umana.

Secondo la Governatrice Iona Thomas,

“l’oceano attorno alle Pitcairn è uno dei luoghi più puri sulla Terra, un tesoro di squali, pesci e coralli che non esistono altrove”.

Il nuovo laboratorio permetterà a scienziati provenienti da ogni parte del mondo di lavorare su un fronte cruciale: monitorare il cambiamento climatico e i suoi effetti sulle dinamiche marine, partendo da un punto di riferimento ancora integro.

Una frontiera avanzata per monitorare il cambiamento climatico

Tra le attività previste nella nuova base, particolare rilievo assumono gli studi sui coralli mesofotici, che crescono in acque più fredde e profonde rispetto alle barriere tropicali, e le tecniche di environmental DNA (eDNA), che permettono di rilevare la presenza di specie viventi attraverso frammenti genetici dispersi nell’acqua.

I risultati raccolti diventeranno fondamentali per misurare in modo comparato l’impatto del riscaldamento globale e dell’acidificazione oceanica.

Secondo Joseph Peters, Integrated Marine Manager del Blue Belt Programme (l’iniziativa di conservazione marittima del Regno Unito attivo nei territori d’oltremare), la base rappresenta

“una risorsa essenziale per generare dati scientifici che sostengano una gestione sostenibile dell’MPA”.

L’obiettivo è duplice: da un lato approfondire la comprensione dei meccanismi marini profondi, dall’altro offrire modelli esportabili di governance scientifica e ambientale. In questo senso, l’MPA di Pitcairn diventa un “punto zero” per misurare che cosa succede quando l’uomo si astiene dall’intervenire.

Nel 2025, il laboratorio ha già ospitato spedizioni multidisciplinari organizzate con l’Università di St Andrews, partner istituzionale nel progetto, e con la University of Edinburgh.

Il professor Murray Roberts, esperto di ambienti marini profondi, ha sviluppato l’Azor drift-cam, un sistema di osservazione sottomarino a basso costo progettato per filmare i fondali con minima interferenza.

“Tecnologie semplici ma robuste sono ciò che serve per rendere replicabile questo tipo di osservazione su scala globale”,

afferma il cattedratico.

Scienza partecipata e resilienza di una microcomunità isolata

Il legame con la popolazione locale è un altro elemento-chiave del progetto. Tutti gli edifici della base sono stati costruiti dagli stessi pitcairnesi, che oggi collaborano attivamente nella gestione delle attività.

Il dottor Simeon Archer-Rand, direttore del Blue Belt Programme, ha sottolineato in una conferenza presso la Royal Geographical Society di Londra che

“il futuro della conservazione passa dalla partecipazione delle comunità, anche le più piccole. Pitcairn ci dimostra che scienza, identità e responsabilità possono andare di pari passo”.

Nel laboratorio si organizzano giornate di formazione, corsi brevi, workshop tra ricercatori e pescatori locali, programmi di citizen science. La base è diventata anche una risorsa strategica per sviluppare turismo responsabile e consapevole.

A fare da cornice, c’è un ecosistema straordinario: oltre 1.250 specie marine documentate, tra cui tre balene (compresa la megattera), cinque pesci ossei endemici, tartarughe verdi ed eretmochelys imbricata in pericolo critico, tre specie di uccelli marini minacciati e uno squalo raro.

Una delle isole esterne, Ducie, è oggi considerata una nursery naturale per squali e un punto di riferimento per chi studia migrazioni pelagiche e connettività genetica.

Le missioni autunnali 2025 prevedono un’intensa attività di rilevamento BRUVs (Baited Remote Underwater Video Systems), esplorazioni notturne e aggiornamenti della mappatura bentonica e batimetrica dell’arcipelago, cioè relativa alla regione ecologica situata al livello più basso di un corpo d’acqua.

Un modello di ricerca replicabile in altri mari protetti

Nel febbraio 2025, Pitcairn ha ricevuto il Platinum Blue Park Award, massimo riconoscimento conferito dal Marine Conservation Institute per l’eccellenza nella tutela della biodiversità marina.

Si tratta di una certificazione rigorosa, basata su parametri ambientali, scientifici, gestionali e comunitari. Il premio ha confermato l’efficacia del modello: piccolo, distribuito, cooperativo e fondato su scienza aperta.

Oggi Pitcairn rappresenta un esempio replicabile anche in altri contesti marini a rischio, come le Galápagos, il Mozambico settentrionale, l’arcipelago di Palau o le aree abissali dell’Atlantico sudoccidentale. Ma esso è anche un luogo simbolico dove riflettere sul rapporto tra uomo, oceano e scienza.

“Se meno di quaranta persone possono fare tutto questo, cosa aspettiamo a farlo anche noi?”,

ha detto provocatoriamente Iona Thomas nel suo discorso di apertura.

Il progetto prosegue ora con l’estensione di protocolli di sicurezza, nuove collaborazioni internazionali, e lo sviluppo di un centro virtuale per la condivisione aperta dei dati raccolti.

Il futuro dell’oceano potrebbe passare da qui: da una remota base nel Pacifico, presso l’arcipelago di Pitcairn, che ha deciso di illuminare il mondo attraverso la lente della scienza.

L’apertura della base scientifica marina di Pitcairn nel settembre 2023

Dietro le quinte dell’attività della remota Pitcairn Marine Science Base

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La Governatrice delle Isole Pitcairn, Iona Thomas, ha promosso e inaugurato nel 2023 la nuova Marine Science Base, simbolo di una cooperazione tra governance britannica e comunità locale per affrontare la crisi climatica partendo dall’oceano

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