Una nuova scuola dell’ETH Zurich ridefinisce il rapporto tra scienza e politica, trasformando un’eredità in un attuale modello di governance

(Foto: Balz Murer/ETH Zurich)
In un tempo in cui l’innovazione non è più soltanto questione di laboratori, bensì di istituzioni, regole e fiducia pubblica, la Svizzera sceglie di farsi laboratorio di un esperimento unico: fondere ricerca scientifica e politiche pubbliche in un’unica infrastruttura cognitiva. Il 21 ottobre 2025, il Politecnico Federale di Zurigo ha inaugurato la Albert Einstein School of Public Policy (AESPP), un centro interdisciplinare dedicato a un obiettivo preciso: migliorare il dialogo tra scienza, tecnologia e processi decisionali.
In un’epoca segnata dall’urgenza di gestire crisi globali, dal cambiamento climatico all’intelligenza artificiale, dalle guerre all’instabilità energetica, il modo in cui le società apprendono e reagiscono diventa cruciale.
“Vogliamo sostenere politici e funzionari pubblici nel prendere decisioni basate sui fatti, informate dalle conoscenze più recenti”,
ha dichiarato Tobias Schmidt, direttore della scuola e professore di politica energetica e tecnologica alla ETH.
“Per riuscirci, serve un dialogo continuo e relazioni di fiducia tra scienziati e decisori”.
La scelta di dedicare la scuola ad Albert Einstein, il più celebre tra gli ex studenti del Politecnico Federale di Zurigo, non è solo simbolica. Lo scienziato di Ulm incarnava l’idea che la scienza avesse una responsabilità morale verso la società, e che il sapere dovesse tradursi in azione senza cedere alla politicizzazione. Oggi, quella visione diventa architettura organizzativa: un centro che unisce educazione, ricerca e politica pubblica per costruire ciò che il ricercatore definisce
“una grammatica condivisa tra conoscenza e decisione”.

(Foto: Balz Murer/ETH Zurich)
Scienza e politica: una relazione da reinventare
Alla base della nuova scuola vi è la convinzione che la complessità del mondo contemporaneo imponga una nuova forma di interdisciplinarità. Gli approcci tradizionali, in cui la ricerca genera dati e la politica li interpreta, non bastano più. L’obiettivo dell’AESPP è creare un’interfaccia stabile tra mondi che parlano linguaggi diversi, ma che devono cooperare per affrontare problemi sistemici.
“Interdisciplinarità non significa mettere cinque professori e cinque dottorandi intorno a un tavolo”,
ha spiegato il professor Schmidt, ricordando come il precedente Institute of Science, Technology and Policy (ISTP) sia servito da laboratorio di prova per questo nuovo modello.
“Occorrono specialisti che parlino entrambe le lingue: quella delle scienze naturali e quella delle scienze sociali”.
In questo senso, l’AESPP nasce non soltanto per formare esperti, ma per costruire un nuovo tipo di leadership pubblica. La scuola si concentra su sei aree strategiche: intelligenza artificiale e digitalizzazione; sistemi ambientali, energetici e alimentari; pianificazione territoriale; salute pubblica; economia e innovazione; pace, conflitto e sicurezza. Ognuna di queste aree integra docenti provenienti da tredici dipartimenti diversi dell’ETH e collabora con centri come il Center for Security Studies, il KOF Institute of Economics and Innovation e l’Energy Science Center.
Il progetto più emblematico riguarda la coltivazione dei campi: un’iniziativa congiunta con l’Ufficio Federale dell’Agricoltura, sostenuta da fondazioni e grandi distributori, che punta a sperimentare nuove politiche alimentari sostenibili.
È un esempio concreto di come la scuola voglia tradurre la ricerca in strumenti operativi di policy, costruendo fiducia tra attori pubblici e privati.

(Foto: ETH Zurich)
Innovazione istituzionale: la nuova frontiera della scienza
Il concetto di innovazione, nell’ultimo decennio, si è espanso ben oltre la tecnologia. Oggi l’attenzione si sposta sulle istituzioni che rendono possibile l’adozione dell’innovazione, sulla capacità dei sistemi pubblici di recepire e gestire il cambiamento. In altre parole: la vera innovazione non è soltanto inventare, ma governare l’invenzione.
In un’intervista pubblica, Tobias Schmidt ha sottolineato che
“le innovazioni dipendono in larga misura dal quadro politico che le sostiene”.
Senza norme adeguate, incentivi e infrastrutture, anche la migliore delle scoperte rischia di rimanere inerte. È il concetto di innovazione istituzionale, oggi al centro delle politiche di numerosi Paesi.
L’AESPP rappresenta dunque un passo concreto verso quella che potremmo definire un’infrastruttura della conoscenza: un luogo in cui il sapere scientifico non si limita a fornire dati, ma contribuisce a costruire regole, strategie e visioni collettive. Questo approccio risponde a un bisogno emergente anche in ambito europeo, dove l’adozione del regolamento sull’Intelligenza Artificiale (AI Act), le nuove strategie per la sovranità digitale e i piani di decarbonizzazione richiedono un dialogo costante tra tecnologi e legislatori.
Come ha osservato Dominik Hangartner, responsabile della formazione e docente di analisi delle politiche pubbliche,
“stiamo creando un modello di apprendimento reciproco: gli studenti imparano a leggere la complessità delle politiche, e i decisori pubblici a comprendere la logica della ricerca”.
È una prospettiva che restituisce centralità al concetto di politica basata sull’evidenza, ma in un senso più maturo: non una mera applicazione di dati, bensì la costruzione di contesti in cui la conoscenza possa diventare azione.

(Foto: Balz Murer/ETH Zurich)
Un ecosistema per decisioni fondate su prove e fiducia
La pandemia da COVID-19 ha insegnato quanto sia difficile trasformare la scienza in decisione politica senza cadere nella sfiducia o nella polarizzazione. Durante quei mesi, diversi ricercatori ETH parteciparono alla COVID-19 Science Task Force, sperimentando in prima persona la tensione tra consulenza scientifica e decisione politica.
“All’inizio, i nostri colleghi furono accolti con diffidenza: i politici volevano capire se ci fossero interessi nascosti”,
ha ricordato il professor Schmidt.
“Soltanto con il tempo si è compreso che la scienza non ha un’agenda”.
Proprio da quell’esperienza nasce la convinzione che servano strutture istituzionali stabili in grado di gestire il dialogo scienza-politica anche fuori dalle emergenze. Non più contatti informali, ma reti, fellowship, programmi di scambio, formazione congiunta.
La scuola, infatti, propone un programma di Policy Fellowships che consente ai funzionari pubblici di trascorrere un periodo all’ETH, interagendo direttamente con i ricercatori. Parallelamente, gli scienziati potranno immergersi nei processi decisionali, comprendendo vincoli e complessità politiche.
“L’obiettivo è far sì che entrambi i mondi imparino a riconoscere la logica dell’altro”,
spiega Walter Thurnherr, ex Cancelliere Federale svizzero e oggi responsabile della strategia e del dialogo politico della scuola.
“Soltanto così potremo superare la barriera culturale che separa i dati dalle decisioni”.
Questa visione riflette un’evoluzione globale: secondo recenti analisi pubblicate nel 2025 dal Centro di studi sulla governance dell’innovazione dell’OCSE, la fiducia tra istituzioni scientifiche e decisori politici è diventata una delle principali variabili che determinano l’efficacia delle politiche pubbliche in contesti di crisi. L’innovazione, insomma, non è solo questione di ricerca, ma di fiducia sistemica.

(Foto: ETH Zurich)
L’Europa e la Svizzera davanti al banco di prova dell’IA
Nel panorama europeo, la rivoluzione dell’intelligenza artificiale rappresenta il banco di prova più chiaro per capire se il modello della AESPP possa funzionare. L’Unione Europea, con il suo AI Act, sta cercando di bilanciare sviluppo tecnologico e diritti civili, ma le norme richiedono un continuo aggiornamento tecnico. La Svizzera, pur non appartenendo all’Unione Europea, partecipa a molti progetti di ricerca comuni e si trova a dover armonizzare le proprie regole con quelle del mercato europeo.
Proprio in questo scenario, la scuola diretta da Schmidt potrà agire come mediatore di conoscenze: “Le tecnologie emergenti”, osserva il cattedratico elvetico,
“non possono essere comprese o regolate senza un dialogo costante tra chi le sviluppa e chi le governa”.
L’importanza di una governance intelligente dell’IA è stata ribadita anche durante il workshop internazionale “Greening AI-Enabled Systems”, svoltosi a Losanna nel febbraio 2025, dove accademici e policy-maker hanno discusso di efficienza energetica, trasparenza algoritmica e standard comuni. È un segno che l’innovazione europea si sta spostando dal “cosa” al “come”: non più soltanto sviluppare tecnologie, ma decidere in che modo devono integrarsi nel tessuto sociale.
La Svizzera, con la sua tradizione di neutralità e di governance multilivello, sembra offrire il terreno ideale per sperimentare un modello di cooperazione scienza-politica che potrebbe ispirare altri Paesi, Italia, Francia e Germania compresi.

(Foto: Balz Murer/ETH Zurich)
Dalla teoria alla cultura: l’eredità di Einstein nel XXI secolo
In fondo, l’intera iniziativa della ETH Zurich può essere letta come un’estensione contemporanea della visione etica di Albert Einstein. Il fisico tedesco, che proprio in Svizzera aveva trovato il terreno per le sue idee più rivoluzionarie, sosteneva che lo scienziato dovesse impegnarsi nel dibattito pubblico senza mai trasformarsi in politico.
L’AESPP traduce questa filosofia in un’istituzione permanente, concepita per costruire una società capace di pensare scientificamente ma decidere politicamente.
Il professor Schmidt lo ha sintetizzato con parole che suonano come un manifesto:
“Non vogliamo fare politica, ma permettere che la politica si fondi su conoscenze affidabili. Albert Einstein credeva nel valore morale della scienza: noi vogliamo renderlo operativo”.
In un’epoca di disinformazione e di sfiducia nelle istituzioni, questa affermazione risuona come una promessa di metodo più che di contenuto. L’innovazione, oggi, non è soltanto invenzione di strumenti, ma costruzione di senso collettivo.
E forse è proprio questa la lezione che la scuola intende trasmettere alle nuove generazioni di amministratori, ricercatori e cittadini: la capacità di governare il cambiamento con la stessa curiosità e responsabilità che guidarono lo studioso di Ulm.

(Foto: Balz Murer/ETH Zurich)
Un nuovo paradigma per il futuro dell’innovazione pubblica
La nascita dell’Albert Einstein School of Public Policy rappresenta una delle iniziative più significative del 2025 nel campo della governance scientifica. Essa segna il passaggio da un modello in cui la politica “consulta” la scienza a uno in cui la scienza diventa parte integrante delle istituzioni.
Nel lungo periodo, ciò potrebbe trasformare anche il modo in cui le democrazie europee affrontano le grandi transizioni: ecologica, digitale e sociale. La formazione di esperti “ibridi”, capaci di parlare i linguaggi della tecnologia e della politica, sarà determinante per gestire l’impatto di innovazioni complesse come l’intelligenza artificiale, la genomica o le reti energetiche distribuite.
Per la Svizzera, l’apertura della scuola è un investimento strategico; per l’Europa, un laboratorio osservato con attenzione. Per tutti, un invito a ripensare l’innovazione come bene pubblico.
Alla fine, il messaggio che arriva da Zurigo è chiaro: la scienza non può sostituire la politica, ma può insegnarle a decidere meglio. Ed è proprio in questa tensione, tra conoscenza e scelta, che si gioca la prossima frontiera dell’innovazione.
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