Dallo “Swiss Innovation Tour”, un viaggio tra storia e tecnologia che attraversa la galleria ferroviaria più lunga e più profonda del mondo

Innovazione su rotaie (e non solo): alla scoperta di Sisag AG e Remec AG
Tra il comprensorio sciistico di Andermatt in fervente attività e il piano regionale per la circolazione, tutto nel futuro del cantone a ridosso del San Gottardo è orientato alla crescita e all’apertura. Non a caso, ad oggi il Canton Uri fa parte della Greater Zurich Area, uno spazio economico in cui la tecnologia di livello mondiale incontra l’affidabilità elvetica, leader nell’innovazione e nell’attrazione di nuovi talenti. Pertanto, dopo l’accoglienza da parte della suddetta organizzazione di marketing territoriale e di Standort Uri, i partecipanti allo “Swiss Innovation Tour” hanno potuto visitare Sisag AG, che costruisce complessi sistemi di controllo e di guida dei processi per il trasporto di persone e merci.
Sisag AG, in particolare, si distingue per la sua visione orientata al futuro: in un mondo sempre più mobile e attento, l’azienda prevede una crescente domanda, sia in Svizzera che all’estero, di sistemi di trasporto e automazione che siano sicuri, a basse emissioni e rispettosi delle persone e dell’ambiente. Per soddisfare queste esigenze, la compagnia elvetica punta su un lavoro altamente qualificato e orientato al successo in ogni ambito operativo.
Il tour è poi proseguito presso Remec AG, azienda che opera principalmente nel settore della manutenzione e gestione di sistemi tecnici, con particolare attenzione alle funivie e altre infrastruttura alpine. In questo caso, la visita ha mostrato ai presenti le ultime novità in fatto di software per la logistica.

Lo sviluppo di un hub essenziale per la gestione del traffico europeo
Ogni anno circa un milione di camion attraversano le Alpi. Stando alle nuove normative sul trasferimento merci, in futuro dovrebbero essercene “soltanto” seicentocinquamila. Un obiettivo già prefissato in verità per il 2018, ma che appare ancora parzialmente lontano. Gran parte di questo ricade ovviamente sul San Gottardo, motivo per cui i flussi di traffico su gomma e rotaia devono essere gestiti in modo oculato. Ed è così che il Canton Uri, con l’Heavy Traffic Center, fornisce un contributo decisivo all’aumento della sicurezza sull’asse del suddetto valico alpino, che prende il nome da un vescovo bavarese vissuto attorno all’anno Mille.
Attraverso il centro di controllo del traffico di Erstfeld – per ora l’unico di questa portata – ci si prefigge dunque di migliorare la sicurezza lungo l’asse di transito nord-sud, ridurre gli effetti della circolazione pesante, facilitare la fluidità e limitare gli impatti ambientali, come pure garantire il rispetto del principio di concorrenza tra strada e ferrovia conformemente all’obiettivo di trasferimento del traffico.
Il sistema di monitoraggio si fa anche protagonista di controlli a campione per sottoporre i conducenti e i mezzi selezionati a verifiche approfondite. Queste ultime potrebbero a loro volta sanzionare eventuali irregolarità nei veicoli pesanti come appunto autoarticolati, camion e furgoni. Inoltre, l’hub strategico per la gestione del traffico non solo ha aumentato la sicurezza della viabilità, ma ha anche contribuito a creare circa cinquanta posti di lavoro, concorrendo così ad incrementare la già fertile economia locale.
Sotto la guida di Stefan Simmen, responsabile del centro, i partecipanti allo “Swiss Innovation Tour” hanno dunque avuto l’opportunità di vedere da vicino come le tecnologie di monitoraggio e di gestione del traffico possano ottimizzare i flussi di merci e persone, riducendo i tempi di attesa e migliorando l’efficienza della viabilità.

Il tunnel di base del Gottardo: una pietra miliare nell’ambito delle infrastrutture
Tra le tappe più significative dello “Swiss Innovation Tour” spunta la visita eccezionale all’interno del tunnel di base del San Gottardo, effettuata grazie alla guida esperta Charly Simmen, curiosamente cugino di Stefan. L’impianto – che ha rivoluzionato i collegamenti tra il nord e il sud dell’Europa e dunque strategico anche per l’Italia – è una delle opere più ambiziose mai realizzate nell’ambito delle infrastrutture. Con i suoi cinquantasette chilometri di lunghezza e i suoi circa duemilacinquecento metri di profondità massima, è infatti il tunnel ferroviario sotterraneo più lungo al mondo.
In altre parole, il Gotthard-Basistunnel – parte del progetto ferroviario svizzero AlpTransit – è un vero e proprio esempio avanzato di ingegneria, composto da due canne a binario unico, distanti tra loro quaranta metri e collegate l’una all’altra da un cunicolo trasversale ogni trecentoventicinque metri.
Com’è facile immaginare, l’inaugurazione della galleria nel 2016 (per mano delle Ferrovie Federali Svizzere) ha richiesto anni di lavoro, coinvolgendo tecnologie avanzate, un coordinamento contemporaneo tra cinque comparti differenti e migliaia di lavoratori. Per la precisione, nei momenti di punta erano circa duemilaseicento le persone impegnate nei cantieri sotterranei. Un luogo dove, senza ventilazione, la temperatura poteva raggiungere i 46 gradi centigradi.
I treni, grazie a questa infrastruttura, viaggiano su un tracciato pianeggiante alla velocità di circa 200 km l’ora, riducendo dunque significativamente il tempo di transito attraverso le Alpi. Così facendo il Canton Uri non solo guadagna centralità nei collegamenti europei, ma promuove anche la propria identità come snodo strategico e sostenibile.
La storia della galleria di base del San Gottardo dagli Anni Novanta a oggi
La presentazione ufficiale del Canton Uri ad opera della locale amministrazione
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