Il Marocco e la Sierra Leone hanno ratificato l’Accordo BBNJ per la protezione della biodiversità in acque internazionali: “Un risultato storico per l’oceano”

Il 19 settembre 2025, Marocco e Sierra Leone hanno ratificato l’Accordo sulla conservazione e uso sostenibile della biodiversità marina delle aree al di là della giurisdizione nazionale, anche noto come Trattato sugli Oceani o Trattato sull’Alto Mare. Con l’ingresso di questi due Paesi, rispettivamente il 60esimo e il 61esimo a sottoscrivere il documento, l’Accordo ha finalmente raggiunto le 60 ratifiche richieste per la sua entrata in vigore.
Il primo regolamento vincolante a tutela della biodiversità marina delle acque internazionali, frutto di quasi vent’anni di lavori e negoziati, entrerà in vigore il 17 gennaio 2026.
Un Trattato a tutela della biodiversità marina: come nasce l’Accordo BBNJ
Venerdì 19 settembre 2025, nel Palazzo delle Nazioni Unite a New York, i delegati di Marocco e Sierra Leone hanno depositato gli strumenti di ratifica dell’Accordo sulla conservazione e uso sostenibile della biodiversità marina delle aree al di là della giurisdizione nazionale (o Accordo BBNJ). L’Accordo, noto anche come Trattato sull’Alto Mare, era stato aperto alle firme esattamente due anni prima, il 20 settembre 2023, dopo 5 anni di intense negoziazioni.
Il BBNJ è il terzo accordo attuativo della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS), dopo l’implementazione a tutela dei fondali marini del 1994 e il Fish Stocks Agreement (UNFSA) del 2001. L’UNCLOS, che tra le altre cose regola lo sfruttamento delle risorse naturali marine, aveva lasciato delle “lacune critiche” in materia di tutela della biodiversità. Così, appena dieci anni dopo la sua entrata in vigore, gli effetti di fenomeni come la pesca illegale erano già diventati drammatici.
Nel 2003 si parlava già di crisi della biodiversità nelle aree oceaniche al di fuori delle giurisdizioni nazionali. Quell’anno, un’ondata di caldo anomalo attraversò il Mediterraneo con conseguenze devastanti sulla pesca. Era già da qualche tempo, però, che si era iniziato a temere seriamente per la tenuta degli stock ittici: il pesce sembrava diminuire ovunque, e gli scienziati confermarono che il 29% delle specie di interesse commerciale mostrava evidenti segnali di un rapido declino.
Nello stesso periodo, si scoprì anche che gli effetti della sovrapesca erano maggiori nelle regioni in cui c’era minore varietà di pesci: scoprimmo allora che la biodiversità rende gli ecosistemi più resistenti, e che tutelarla è nell’interesse di tutti gli abitanti, presenti e futuri, del pianeta.

Dall’Africa la 59esima e la 60esima ratifica: “Risultato storico per l’oceano”
Oggi, con la ratifica di Marocco e Sierra Leone, il Trattato sull’Alto Mare può finalmente iniziare il suo cammino verso l’entrata in vigore, che avverrà nel gennaio 2026. Sempre nel 2026, si terrà anche la prima conferenza delle parti (COP). Il Segretario Generale dell’ONU António Guterres non ha nascosto la soddisfazione per quello che ha definito “un risultato storico per l’oceano e per il multilateralismo”: i Paesi che hanno ratificato l’Accordo BBNJ, ha spiegato Guterres, hanno dimostrato “cosa è possibile quando le nazioni si uniscono per il bene comune”.
“Mentre affrontiamo la triplice crisi planetaria del cambiamento climatico, della perdita di biodiversità e dell’inquinamento, questo Accordo è un’ancora di salvezza per l’oceano e l’umanità. Elogio tutti coloro che lo hanno ratificato. Esorto ogni Stato ad aderire senza indugio e tutti i partner a sostenere una rapida e completa attuazione. La salute dell’oceano è la salute dell’umanità”,
ha dichiarato Guterres.
Il Trattato stabilisce finalmente delle norme giuridicamente vincolanti per l’uso e la conservazione della biodiversità marina e per la creazione di aree marine protette in alto mare. I Paesi ad aver ratificato l’Accordo, però, sono appena sessantanove (Gabon, Kenya, Laos, Kirghizistan, Madagascar, Messico, Filippine e Irlanda sono stati gli ultimi a ratificare). Mancano all’appello importanti potenze marittime come la Cina e gli USA, che hanno soltanto firmato l’Accordo, e la Russia, che ha partecipato ai negoziati ma non ha mai firmato l’accordo, criticandolo in più punti.

Accordo BBNJ, che cosa prevede e quali sono i prossimi, attesi passi
L’ambizione del Trattato sull’Alto Mare è sempre stata immensa: circa due terzi dell’oceano si trovano al di fuori delle Zone Economiche Esclusive. In queste sterminate regioni marine si trovano ecosistemi fondamentali per la salute del pianeta e risorse naturali molto redditizie, che vanno ben al di là degli stock ittici. L’alto mare, però, è stato fino ad oggi governato in maniera frammentaria tramite accordi regionali sulla pesca, convenzioni marittime e aree protette sparse.
I Paesi membri dell’ONU hanno così trovato un accordo che si regge su quattro pilastri fondamentali: meccanismi condivisi per istituire e gestire le aree marine protette d’alto mare, regole per la condivisione dei benefici derivanti dall’applicazione commerciale di materiale genetico proveniente da organismi marini, un programma per la trasmissione di saperi e tecnologie ai Paesi a basso reddito e l’introduzione di valutazioni di impatto ambientale per le attività (anche private) in acque internazionali.
Ora non resta che definire gli strumenti attuativi dell’Accordo, che potrebbero essere adottati già dal prossimo anno. Come ha ricordato Tom Pickerell, Direttore Globale del Programma Oceanico del World Resources Institute (WRI):
“Questo è uno dei trattati internazionali più significativi entrati in vigore dopo l’Accordo di Parigi. L’attuazione non deve però trasformarsi in un’altra faticaccia decennale. L’alto mare e tutti coloro che dipendono da esso non possono permettersi ulteriori ritardi”.
Nonostante le limitazioni del caso, l’Accordo BBNJ può e deve essere l’inizio di una nuova epoca laboriosa e consapevole, capace di mobilitare finanziamenti e garantire la partecipazione di scienziati e società civile:
“I governi di tutto il mondo devono sfruttare questo momento per garantire che la prima storica COP sugli Oceani diventi un punto di svolta e iniziare a sviluppare piani per le prime aree protette previste dal Trattato. Il nostro oceano non può aspettare, e nemmeno noi”,
ha dichiarato Mads Christensen, Direttore Esecutivo di Greenpeace International.
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