Un progetto audace punta a collegare Guernsey, Jersey e la Francia con un’ampia galleria sottomarina, tra ambizione economica e sostenibilità

In piena estate 2025, rimbalza da Jersey e Guernsey l’idea di un’opera ingegneristica rivoluzionaria: un tunnel sottomarino ferroviario che leghi le due isole del Canale della Manica fra di loro e con la costa normanna entro il 2040. La cordata proponente, l’iniziativa Connect 3 Million, guidata da Martyn Dorey, ha rilanciato il progetto dopo aver incontrato ingegneri scandinavi e ascoltato gli esempi virtuosi delle isole Faroe e della Norvegia.
Con un investimento stimato tra 2,6 e 3 miliardi di sterline, la prima fase prevederebbe un tunnel della lunghezza di circa 40 44 chilometri tra Saint Peter Port (Guernsey) e Saint Helier (Jersey), con tempi di percorrenza promettenti di 15 minuti tramite treni ad alta efficienza.
La seconda fase estenderebbe il collegamento fino alla Francia continentale, portando la lunghezza complessiva delle gallerie oltre gli 80 km, potenzialmente formando il tunnel più lungo del mondo e superando l’attuale primato del Seikan in Giappone (53,9 chilometri).
Dalla Brexit alla grande trasformazione infrastrutturale
Il progetto nasce da sfide economiche sorte dopo la Brexit: il crollo del turismo francese, problemi di approvvigionamento, scarsità di manodopera e insoddisfazione per le attuali connessioni via mare e via aria con il Regno Unito. Secondo Dominic Jones, imprenditore di Jersey,
“questo tunnel sarebbe una risposta concreta alla nostra fragilità logistica”.
Il documento ufficiale del Governo di Jersey nel suo “Delivery Framework for Sustainable Economic Development 2023–2026” riconosce che una connessione fissa potrebbe
“rimuovere barriere naturali all’industria, ampliare il mercato del lavoro e rendere l’isola più resiliente”.
Il ministro Kirsten Morel lo definisce come una possibilità da esplorare se
“dimostrata fattibile”
e sottolinea che
“favorirebbe il pendolarismo franco-isolano”.
Esperti nordici: prospettive concrete (e costi realistici)
I promotori hanno coinvolto Ramboll, l’azienda danese che ha progettato il tunnel sommerso sul canale di Fehmarn Belt e supportato grandi infrastrutture in Scandinavia.
Stephen Whitham, responsabile dei tunnel presso l’impresa scandinava, ha dichiarato che la fase iniziale ha evidenziato la fattibilità tecnica e finanziaria del progetto, stimando che il collegamento Guernsey-Jersey costerebbe almeno 2,6 miliardi di sterline e che una fase successiva di estensione verso la Francia arriverebbe a un totale di circa 5,6 miliardi, se includesse tutta la rete.
Teitur Samuelsen, CEO della società di tunnel delle Isole Faroe, ricorda che
“anche con una popolazione minore e un PIL inferiore rispetto a Guernsey/Jersey, è stato possibile costruire infrastrutture simili con successo usando garanzie pubbliche a favore di investimenti privati, recuperando l’investimento entro 15-20 anni”.
Eivind Grøv, Chief Scientist del centro di ricerca SINTEF in Norvegia, individua come priorità la definizione geologica:
“profondità sedimentaria, qualità della roccia, zonazione tettonica”,
da verificare con indagini sismiche e carotaggi per valutare inclinazioni, profondità minima e costi reali di escavazione.

Il nodo finanziario e le reazioni sulle isole della Manica
Non sempre il consenso è unanime. A Guernsey, il Presidente del Settore dello Sviluppo economico, Charles Parkinson, ha bollato il progetto come negativo, affermando che
“non valga la pena perseguirlo”,
ritenendo l’utilità marginale rispetto all’enorme spesa. Anche Neil Inder, altro politico locale, ha criticato l’idea:
“Zero chance of real success”,
ha detto, chiedendo garanzie che non venga speso denaro pubblico per quest’iniziativa e auspicando che non si comprometta il servizio ferry.
Una lettera al quotidiano “Guernsey Press” avverte invece che l’isola della Manica ha bisogno di stabilità finanziaria anziché di un tunnel multimiliardario: ipotizzando un costo compreso tra 1 e 5 miliardi di pounds, sottolinea il rischio di un aumento del carico fiscale e di un esborso sproporzionato rispetto alle necessità dei cittadini.

Innovazione per rilanciare turismo, logistica e lavoro locali
Secondo i sostenitori, il tunnel rappresenta invece un’opportunità ottima per rispondere alla crisi post-Brexit: fluidificare i collegamenti, promuovere il turismo franco britannico, consentire lavoro transfrontaliero e stimolare la crescita economica. Dorey afferma che i ricavi fiscali del progetto potrebbero risultare
“off the scale”,
con potenziale crescita del PIL del 25 per cento grazie ai flussi di pendolari e merci.
Riferendosi ai tunnel delle Faroe, gli esperti sottolineano benefici sociali concreti: accesso migliorato a sanità ed educazione, stabilità demografica e riduzione del divario tra isole e continente. Anche la Norvegia è citata come laboratorio: centinaia di tunnel sottomarini in progetto, volti a ridurre tempi di viaggio e la dipendenza dai traghetti.

(Illustrazione: Connect 3 Million)
I prossimi passi: tra studi geotecnici e decisioni politiche
Il percorso scelto da Jersey e Guernsey prevede innanzitutto uno studio di fattibilità economica e tecnica, finanziato in parte dai privati e senza impegno pregresso degli Stati, ma con l’approvazione preliminare dai Consigli dei Ministri delle due isole, dipendenze della Corona britannica non appartenenti al Regno Unito. Saranno studiati sia lo stato del fondale marino sia le destinazioni ottimali per le infrastrutture di sbarco.
Se la prima fase avrà esito positivo, si potrà creare una società ad hoc tra pubblico e privato: un modello di infrastruttura da realizzare con capitale privato, sostenuto da garanzie governative.

Visione e realismo orientati all’intero arcipelago autonomo
L’idea di un tunnel che unisca Guernsey, Jersey e la Francia emerge come un simbolo di audacia infrastrutturale e di resilienza economica. Come illustrano le solide esperienze nordiche (Isole Faroe, Norvegia), non è un sogno irrealizzabile, ma richiede rigore, trasparenza e una chiara strategia finanziaria.
L’obiettivo di raggiungerlo entro il 2040 appare ambizioso ma non irraggiungibile, con una roadmap fatta di sondaggi geologici, modellazioni economiche accuratamente validate e una partecipazione consapevole delle comunità locali. Dorey, Whitham, Samuelsen e altri esperti hanno messo sul tavolo casi concreti e modelli replicabili: la sfida ora è politica, finanziaria e culturale.
Soltanto il tempo (e i prossimi mesi) diranno se questa “visione del tunnel” rimarrà un
“serpente di mare”,
come l’hanno preso a chiamare in passato, oppure si trasformerà in un progetto concreto capace di ridefinire il destino delle Channel Islands. Non soltanto quello di Guernsey e Jersey, ma anche delle dipendenze di Alderney, Brecqhou, Burhou, Herm, Jethou, Lihou e Sark.
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(Illustrazione: Connect 3 Million)








