Dall’exit Blockstream alla strategia wallet, il lucido sguardo del giovane manager ticinese su crescita europea, infrastrutture e finanza digitale

Nella galassia in rapida evoluzione delle tecnologie finanziarie decentralizzate, emergono storie capaci di intrecciare visione strategica, competenza ingegneristica e capacità di costruire valore industriale. Tra queste, il percorso di Aron Clementi rappresenta uno degli esempi più emblematici dell’ecosistema europeo Bitcoin e blockchain. Imprenditore digitale con base a Lugano, formato in informatica e attivo nel settore crypto sin dal 2017, egli ha trasformato un’intuizione tecnologica in una piattaforma capace di attirare l’interesse di uno dei principali attori globali delle infrastrutture Bitcoin.
Questa traiettoria prende forma con la nascita di Elysium Lab, fondata nel 2022 da Gianmarco Guazzo, con un ruolo chiave nello sviluppo architetturale della piattaforma, mentre Barbara Fadi ha contribuito alle attività di ricerca applicata nelle prime fasi del progetto, senza ricoprire formalmente il ruolo di co-founder. Il team ha concentrato il proprio lavoro su un nodo critico dell’adozione di Bitcoin: la complessità della gestione delle chiavi private e la sicurezza dell’accesso ai wallet non-custodial. Da qui lo sviluppo di un framework di autenticazione keyless, progettato per semplificare l’esperienza utente senza compromettere i principi di sovranità individuale e sicurezza crittografica.
Inserita nel perimetro del Lugano’s Plan ₿ e incubata presso l’USI Startup Centre, la startup ha rapidamente superato la dimensione sperimentale, arrivando al lancio di un wallet operativo in decine di Paesi e alla definizione di una tecnologia con potenziale brevettabile. Un percorso che ha attirato l’attenzione di Blockstream, società fondata da Adam Back, inventore di Hashcash protocollo citato da Satoshi Nakamoto nel white paper di Bitcoin e utilizzato come base concettuale per il meccanismo di mining, e figura centrale nello sviluppo delle infrastrutture Bitcoin a livello globale.
L’operazione di acquisizione, conclusa nella seconda metà del 2025, ha rappresentato non solo una exit di rilievo per l’ecosistema ticinese, ma anche il punto di partenza per la creazione di Blockstream CH SAGL, nuova sede operativa europea del gruppo in Svizzera. Un passaggio che rafforza il ruolo di Lugano come hub continentale per lo sviluppo di soluzioni Bitcoin e per l’integrazione tra ricerca, capitale e servizi finanziari digitali.
In un’articolata intervista, Aron Clementi ripercorre le tappe del proprio cammino imprenditoriale, le scelte tecnologiche che hanno guidato la crescita di Elysium Lab e le motivazioni strategiche che hanno portato all’integrazione con un player globale. Dalla costruzione del prodotto alle dinamiche di mercato, fino alla visione sull’evoluzione dei wallet e delle infrastrutture di pagamento decentralizzate, le sue risposte offrono una lettura diretta delle sfide e delle opportunità che attendono la finanza digitale europea nella fase di transizione verso l’adozione su larga scala.

(Illustrazione: Blockstream)
Può ripercorrere il suo percorso professionale e spiegare come si è arrivati all’acquisizione di Elysium Lab da parte di Blockstream, evidenziando i passaggi chiave di questa evoluzione?
“Il mio percorso professionale è iniziato a circa 15 anni, quando ho cominciato le scuole superiori. Ho completato un apprendistato in informatica presso il Dipartimento Tecnologie Innovative della SUPSI. Una volta diplomato, dopo il servizio militare e un periodo piuttosto difficile dovuto al COVID, alle quarantene e alla speculazione nel settore crypto, ho deciso di avviare una startup e di dedicarmi, come tuttora faccio, allo sviluppo e alla strategia d’impresa. Non era ancora definita come l’Elysium che la gente conosce oggi, ma l’obiettivo era rendere il settore più accessibile e sicuro attraverso un wallet che risolvesse il problema delle chiavi. Con il tempo e con la costruzione di una squadra, abbiamo sviluppato la nostra tecnologia di autenticazione keyless, utilizzata dal nostro wallet e potenzialmente applicabile anche in altri contesti. Il nostro investitore era Fulgur Ventures, lo stesso investitore di Blockstream, che ha facilitato e incoraggiato le discussioni tra le parti, anche se il settore Bitcoin, soprattutto a Lugano, è molto coeso. Il mondo delle startup è complesso e costoso: una tecnologia, soprattutto per acquisire clienti e diventare profittevole, richiede risorse che una startup spesso non ha. E anche se la nostra tecnologia ha un grande potenziale, i grandi clienti non possono sempre affidarsi a una startup. Entrare a far parte di Blockstream, una delle aziende ingegneristiche più avanzate, focalizzata sull’espansione dell’adozione di Bitcoin, ci ha fornito sostenibilità, accesso a risorse e una reputazione che ci permette di concentrarci su ciò che sappiamo fare meglio, e meno sui problemi tipici delle startup, come la raccolta fondi, la burocrazia e così via”.
Dal punto di vista strategico, che cosa rappresenta l’ingresso di Elysium Lab all’interno di Blockstream per lo sviluppo di infrastrutture Bitcoin e soluzioni di sicurezza avanzata?
“Blockstream ha ottenuto accesso a una squadra estremamente efficiente, a una tecnologia unica, a un wallet da emulare e all’opportunità di espandersi in Svizzera e in Europa con persone come noi che, per così dire, ‘giocano in casa’. Oggi una delle cose di cui mi occupo è portare avanti il nostro brevetto e la nostra tecnologia: dalla costruzione di un team all’integrazione nei sistemi di Blockstream e, chissà, forse anche alla commercializzazione in futuro, ma tutto è ancora da definire. Blockstream sta lavorando alla sua espansione nei servizi e nelle soluzioni enterprise, in particolare in Svizzera e in Europa. Il team di Elysium oggi rappresenta, insieme ad altri professionisti, la presenza di Blockstream a Lugano e la base su cui creare una vera e propria sede centrale a Lugano, che stiamo già ampliando, senza dare troppe anticipazioni non ufficiali”.

Le tecnologie sviluppate da Elysium Lab nel campo della gestione delle chiavi digitali sono oggi integrate in un ecosistema industriale più ampio. In che modo questa integrazione sta accelerando l’innovazione di prodotto?
“Uno dei nostri obiettivi in Blockstream è rendere il wallet più user-friendly, keyless e sicuro, offrendo vantaggi competitivi. Qui la nostra tecnologia può svolgere un ruolo chiave. Il primo passo è costituire un gruppo dedicato esclusivamente all’integrazione della tecnologia, allo sviluppo di nuove funzionalità e alla valutazione di se e come estenderla ad altri prodotti di Blockstream. Per ora il focus sarà su applicazioni retail, ma la ricerca non si limiterà a questo. Una cosa è certa: il settore è ancora alla ricerca di nuove soluzioni per la gestione delle chiavi o per la custodia che siano più efficienti, sicure, semplici o resilienti”.
Dopo l’ingresso in una realtà industriale più strutturata, come è cambiato il suo ruolo e quali nuove responsabilità o opportunità di innovazione si sono aperte nel suo lavoro quotidiano?
“Blockstream è allineata con la propria missione, e il nostro ingresso contribuisce a portarla avanti. L’azienda ha un forte focus su engineering, ricerca e sviluppo, in un’ottica di scale-up ed espansione. Sono entrato nel dipartimento Consumer per migliorare l’offerta retail e supportare il team del wallet nell’aumentare la fidelizzazione degli utenti e i ricavi. Ma il mio ruolo non si limita a questo. Uno dei miei compiti è aiutare a ottimizzare l’efficienza e il business development, e ad allineare la struttura organizzativa con nuove iniziative, inclusa la tecnologia di Elysium e le acquisizioni, per integrare nuove funzionalità e talenti strategici. Come nel caso locale di Lugano, ho la fortuna di lavorare con persone eccellenti. Era da anni che non avevo un manager, e mi trovo molto bene con Peter Bain, CMO di Blockstream, che guida il team con cui lavoro su tutti i progetti. Mi piace risolvere problemi, sfruttare opportunità e aumentare l’efficienza ovunque possibile, creando prodotti di alta qualità e un ambiente di lavoro ad alte prestazioni. Non c’è dubbio che Blockstream abbia grandi opportunità che, se ben sfruttate, la renderanno leader del settore con ampio margine. Non è lontana”.

Il Bitcoin viene sempre più considerato non solo come asset, ma come infrastruttura. Quali casi d’uso ritiene oggi più maturi per una diffusione su larga scala?
“Domanda molto interessante. Oggi i temi che ricevono più attenzione, in generale, sono i sistemi di custodia istituzionale, per permettere alle istituzioni finanziarie di adottare Bitcoin e offrirlo anche ai loro clienti. Una volta permesse la custodia e la compravendita di bitcoin, l’obiettivo sarà utilizzarlo come collaterale per ottenere prestiti e usare i propri bitcoin per attività che possano generare cashflow o rendite in generale. Oggi con Bitcoin non si diventerà ricchi come chi ha comprato dodici anni fa, ma sicuramente, come ‘bene rifugio’, piani di accumulo a lungo termine saranno, a mio avviso, una strategia importante per preservare il valore e contrastare l’inflazione. Un’altra grande innovazione di Blockstream è Liquid Network, una rete collegata a Bitcoin che permette di creare e scambiare altri asset digitali in modo più veloce ed efficiente, mantenendo la sicurezza di Bitcoin. Il mining, invece, rappresenta una grande opportunità per evitare sprechi energetici, produrre calore in modo efficiente e accumulare bitcoin, oltre che, per i grandi operatori, disporre di una propria infrastruttura dedicata e contribuire alla sicurezza della rete”.
Blockstream adotta una visione di lungo periodo sull’evoluzione dell’ecosistema Bitcoin. Come si traduce questa impostazione nelle scelte tecnologiche e organizzative quotidiane?
“Uno dei valori fondamentali di Blockstream, come di Bitcoin, è la sicurezza, insieme all’affidabilità e all’indipendenza. Blockstream e i suoi prodotti devono essere progettati per non presentare né causare errori sistemici. In pratica, significa fare in modo che i nostri servizi siano il più possibile indipendenti da terze parti, mantenendo il controllo full stack e, allo stesso tempo, evitando che l’azienda diventi un limite per l’utente finale. Ecco perché molte componenti, a livello infrastrutturale, sono tuttora open source, o quasi. Ovviamente la perfezione non esiste, ma creare strutture resilienti, specialmente nella finanza, è un dovere. Vogliamo che Blockstream sia la ‘go-to solution’ per qualsiasi necessità nel settore Bitcoin, sia infrastrutturale sia finanziaria. Di fatto, il nostro slogan è: ‘The Future of Finance Runs on Bitcoin’”.
In operazioni di questo tipo, l’allineamento culturale è cruciale. Come descriverebbe l’incontro tra la cultura imprenditoriale di Elysium Lab e quella di Blockstream?
“Blockstream oggi conta più di 200 persone; noi eravamo in 10, quindi non abbiamo toccato ogni angolo dell’azienda. Ma l’unione tra una grande expertise ingegneristica su Bitcoin e le nostre competenze — non solo in ambito Bitcoin ma anche più commerciali, orientate al product-market fit, focalizzate sull’utente, sul design, sul marketing e sull’ottimizzazione — porta sicuramente valore. Quando sei una startup, ogni minuto conta, ogni persona conta, e non puoi permetterti di sprecare nemmeno 50 franchi mentre competi con giganti e nessuno ti considera. Se questa mentalità si applica a un gruppo molto più grande, i margini diventano esponenziali”.
La Svizzera, e in particolare l’area di Lugano, si sta consolidando come polo europeo per blockchain e finanza decentralizzata. Quale ruolo gioca questo contesto territoriale nel percorso di crescita post-acquisizione?
“Noi siamo la prova che a Lugano si può fare, anche se una startup ha bisogno di fondi esteri e ci sono molte cose che non funzionano bene, ma non per colpa di Lugano. Io, da luganese, ho deciso di fare impresa qui anche grazie a Plan ₿ e a tutte le opportunità, aziende e persone che si stanno catalizzando in città. Blockstream ha trasformato la nostra azienda nella sua sede europea e svizzera: da qui inizierà l’espansione. Blockstream stessa, a prescindere da noi, è già uno dei nomi più rilevanti del settore a livello mondiale. Lugano è solo un pezzo, ma è l’unico in Europa. Uno dei miei obiettivi sarà integrare Blockstream il più possibile nel tessuto svizzero, che si tratti di ricerca, iniziative strategiche o altro, partendo da Lugano. Aziende come Blockstream a Lugano possono sentirsi a casa e beneficiare di un network informale di altissimo livello”.

Sicurezza, sovranità digitale e semplicità d’uso sono spesso in tensione tra loro. Quali sono, secondo lei, le priorità per rendere le infrastrutture Bitcoin realmente accessibili senza snaturarne i principi?
“Questa sfida è stata il nostro focus per anni. L’obiettivo, e anche la soluzione, è sviluppare sistemi di custodia ibrida o di self-custody in cui non esiste un unico punto di fallimento, senza che i dati siano mai memorizzati da nessuna parte, dove l’utente praticamente non interagisce con le chiavi, quindi in modalità ‘keyless’, ma allo stesso tempo può ricostruire e rigenerare la chiave per accedere e firmare le transazioni. La nostra tecnologia funziona così: non esiste un luogo in cui la chiave è salvata. L’utente, attraverso diversi fattori di autenticazione, è in grado di generare sempre la stessa chiave quando ne ha bisogno. Una volta usata, la chiave viene distrutta, non salvata. I fattori possono essere in mano al singolo utente o condivisi con un’istituzione che funge da backup, non da detentore. Quindi, in caso di attacco, non c’è nulla da rubare. L’utente, avendo fattori diversi tra loro, è protetto da molteplici tipologie di attacchi o rischi: rubare tutti i fattori è virtualmente impossibile. Questo sistema permette di perdere o sostituire fattori nel corso del tempo, adattare la sicurezza del wallet in base al valore e alle circostanze, e garantire sicurezza non solo dal punto di vista crittografico, ma anche a livello applicativo, sia per l’esecuzione delle transazioni sia per il ripristino del wallet”.
Guardando ai prossimi anni, quale messaggio ritiene importante trasmettere a imprenditori e decisori che osservano il mondo Bitcoin e Web3 con interesse, ma anche con una certa prudenza?
“Il mondo crypto è pieno di speculazione e falsità. Ho iniziato il mio percorso nel mondo crypto e Web3 perdendo molti soldi, sono stato truffato e attaccato anch’io. Alla fine, il corso naturale delle cose mi ha portato ad avere a che fare soltanto con Bitcoin, per la sua purezza tecnica e strutturale. ‘Bitcoin is not crypto’, e questo è un dato di fatto. Ciò che Ethereum fa dal punto di vista della programmabilità e dell’EVM sarà, prima o poi, anche grazie a Blockstream, fattibile su larga scala su Bitcoin. Quindi, personalmente, se dovessi fare impresa su Bitcoin, mi concentrerei su casi d’uso reali, su infrastruttura Bitcoin e su soluzioni che affrontano problemi più generali, come identità, sicurezza e compatibilità tra infrastruttura esistente e quella di Bitcoin”.
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