L’iniziativa di GE Aerospace e Habitat trasforma una scuola di Mamak, portando strumenti digitali e speranze concrete per gli studenti turchi

Entrare in una classe rinnovata, con pareti bianche e profumo di vernice fresca, può sembrare un dettaglio marginale per un adulto. Ma per i ragazzi del quartiere Mamak di Ankara, uno dei distretti più popolosi e meno favoriti della capitale, quell’aula si è trasformata in un simbolo di futuro.
Nella 30 Ağustos Ortaokulu, scuola secondaria che fino a pochi mesi fa poteva offrire soltanto un insegnamento teorico e limitato in campo tecnologico, oggi brillano sei computer nuovi, una stampante a tre dimensioni, un proiettore moderno, schermi didattici e persino dodici penne 3D che consentono di sperimentare la creazione di piccoli modelli in plastica.
“Il nostro nuovo laboratorio di tecnologia è meraviglioso. Finalmente potremo fare tanti progetti e attività incredibili, e imparare davvero cosa possiamo fare con le tecnologie”,
racconta entusiasta uno studente di ottava classe, sintetizzando l’entusiasmo diffuso tra i compagni.
La trasformazione è il risultato di un’alleanza pubblico-privato che unisce GE Aerospace e l’associazione non profit turca Habitat Derneği, realtà impegnata da anni nel collegare i giovani alle opportunità digitali. Il progetto non si è limitato a un contributo finanziario: i dipendenti di GE e le loro famiglie hanno passato un’intera giornata insieme a insegnanti, studenti e genitori per ridipingere la classe, organizzare gli spazi e creare un ambiente accogliente.

Innovazione come strumento di inclusione sociale in Turchia
Per Ankara, che da tempo si propone come polo di ricerca e sviluppo nell’aerospazio e nell’ICT, l’iniziativa ha un valore che va oltre la singola scuola. Secondo Ayşe Elif Tekay, docente di Tecnologia e Design, il cambiamento è radicale:
“Prima potevamo solo spiegare la progettazione assistita al computer in teoria. Ora, invece, possiamo offrire esperienze pratiche, permettendo ai ragazzi di imparare davvero facendo”.
Il contesto locale non è secondario. Mamak è un distretto segnato da rapida urbanizzazione e disparità economiche. Portare strumenti avanzati in scuole di queste aree della Turchia significa ridurre il divario digitale e aprire prospettive concrete a giovani che altrimenti rischierebbero di rimanere esclusi dalla trasformazione tecnologica in corso.
“Abbiamo voluto portare la tecnologia in una scuola che ne era priva, proprio in un’area svantaggiata”,
spiega Özge Çırıka, Direttrice Affari Istituzionali di GE Aerospace per Turchia e CSI.
“Viviamo in un’epoca dominata dall’innovazione: ogni bambino ha diritto ad avere accesso a computer e stampanti 3D. In questo modo non stiamo solo investendo in conoscenza, ma accendiamo speranza nei loro cuori”.
Le sue parole trovano eco in quelle di Kement Akdemir, Direttore per la Difesa e i Sistemi della stessa azienda:
“Se raggiungi i giovani in questi anni formativi, li aiuti a sognare in grande e a realizzare progetti importanti, per loro e per il Paese. Questo laboratorio potrà alimentare curiosità e competenze scientifiche che dureranno una vita intera”.

Il sodalizio Habitat e la missione di formare cittadini digitali attivi
La collaborazione con Habitat Derneği non è casuale. L’organizzazione è conosciuta in Turchia per i suoi programmi dedicati ai giovani, dall’alfabetizzazione digitale fino ai percorsi di cittadinanza attiva.
“Il nostro obiettivo non è solo offrire un laboratorio, ma trasmettere una visione”,
racconta Fatih Mehmet Güneş, project assistant dell’associazione.
“Vedendo l’entusiasmo negli occhi degli studenti, ci siamo resi conto ancora una volta di quanto il nostro lavoro sia prezioso. Ogni sorriso è la prova che stiamo contribuendo a costruire un futuro migliore”.
Negli ultimi anni, Habitat ha collaborato con GE Aerospace anche nel programma “Empowering Future Scientists”, portando sessioni online e in presenza a oltre 8.200 studenti in 70 scuole del Paese. Una particolare attenzione è stata rivolta alle regioni orientali colpite dal terremoto del 2023, dove l’accesso alle infrastrutture educative è diventato ancora più complicato.
Questo tipo di partenariato mostra come le imprese tecnologiche possano avere un ruolo di attori sociali, non soltanto industriali. Creare capitale umano qualificato oggi significa assicurare al Paese la capacità di competere nei settori emergenti domani.

L’educazione tecnologica tra politiche nazionali e sfide globali
L’apertura della nuova aula di Mamak si inserisce in un quadro più ampio. Negli ultimi anni, la Turchia ha puntato con decisione sull’innovazione tecnologica come leva di sviluppo. Dal National Technology Move (Milli Teknoloji Hamlesi) lanciato dal Ministero dell’Industria e della Tecnologia, fino agli investimenti in startup digitali e aerospaziali, la direzione è chiara: formare una generazione capace di creare soluzioni, non solo di adottarle.
Secondo i dati del Consiglio per la Ricerca Scientifica e Tecnologica della Turchia (TÜBİTAK), nel 2024 oltre 1,2 milioni di studenti hanno partecipato a progetti e competizioni STEM.
Ma l’accesso resta diseguale: scuole delle periferie urbane e delle regioni rurali sono spesso prive di infrastrutture adeguate. Ecco perché un’aula tecnologica a Mamak non è un episodio isolato, ma un segnale politico e culturale.
“L’educazione tecnologica è la chiave per ridurre il divario socioeconomico e alimentare la crescita inclusiva”,
sottolinea il Professor Hasan Mandal, presidente di TÜBİTAK, in un recente intervento.
“Se vogliamo che la Turchia sia protagonista nello sviluppo di intelligenza artificiale, materiali avanzati e aerospazio, dobbiamo partire dai banchi delle scuole medie e superiori”.
Un modello replicabile che unisce imprese, scuole e comunità
La giornata di inaugurazione della classe non è stata soltanto un evento formale. Genitori, insegnanti, manager e studenti hanno passato ore insieme a tinteggiare le pareti, montare scaffali e sistemare le apparecchiature.
“Vedere i ragazzi cantare e ballare alla fine dei lavori è stato uno dei momenti più gratificanti della mia carriera”,
confessa Çırıka.
Questa dimensione partecipativa ha un significato profondo: l’innovazione non cala dall’alto, ma si costruisce insieme alla comunità. Il laboratorio diventa così non solo luogo di apprendimento, ma spazio simbolico di coesione sociale.
i esperti sottolineano che proprio questa metodologia, capace di unire attori privati e società civile, rappresenta il futuro delle politiche educative. In un’epoca in cui l’innovazione è spesso associata a grandi investimenti infrastrutturali o a colossi tecnologici, esempi concreti come quello di Mamak ricordano che anche un’aula di periferia può diventare laboratorio di speranza e trampolino di futuro.

Dall’entusiasmo dei ragazzi alla formazione dei futuri ingegneri
Il sogno di chi ha promosso e realizzato il progetto è che da quelle mura possano uscire i futuri ingegneri, informatici e scienziati del Paese.
“L’istruzione è la cosa più fondamentale per migliorare la tua nazione”,
ripete spesso Kement Akdemir, che già in passato ha guidato altri cinque interventi simili. Il legame personale con il mondo della scuola, eredità di una madre insegnante, lo spinge a continuare:
“Se si influenzano positivamente i ragazzi alle elementari o alle medie, si plasma davvero il loro futuro”.
Il tempo dirà se gli studenti della 30 Ağustos Ortaokulu intraprenderanno carriere nelle STEM, ma intanto l’aula è già diventata un simbolo di possibilità. Per i bambini che vi entrano ogni mattina, non è soltanto uno spazio di apprendimento, ma la prova concreta che la tecnologia può trasformare la vita quotidiana.
E per la Turchia, che punta a un ruolo da protagonista nei settori dell’aerospazio, dell’intelligenza artificiale e delle energie pulite, queste esperienze sono tasselli fondamentali di un mosaico più ampio: formare cittadini preparati, creativi e consapevoli.
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