A Cotonou tecnologia vocale, inclusione digitale e sovranità linguistica al centro del primo laboratorio regionale di deep learning nella West Africa

Nella capitale economica del Benin, si è alzato il sipario su un’iniziativa che potrebbe cambiare radicalmente il panorama tecnologico del continente africano. È il Regional Laboratory of Innovation and Digital Technologies di Cotonou, il nuovo hub per l’intelligenza artificiale e l’innovazione digitale inaugurato il 24 giugno 2025 dall’Institute for Inclusive Digital Africa (IIDiA) e dall’Agenzia per i Sistemi Informativi e il Digitale (ASIN), con un progetto senza precedenti: la creazione del primo modello di intelligenza artificiale vocale in lingua fon.
Lontano dai riflettori dei grandi centri tecnologici globali, il Benin sta dimostrando che l’innovazione non è prerogativa dei giganti, ma dei visionari. In un’area geografica dove oltre mille lingue convivono, la digitalizzazione ha finora privilegiato soltanto i parlanti francese o inglese. Ora, con l’IA che “parla” fon (un idioma nativo di milioni di persone in Benin, Togo e Nigeria) si apre una nuova fase storica: quella della vera inclusione digitale africana.
“Stiamo costruendo molto più di uno strumento: stiamo creando un pilastro dell’infrastruttura digitale pubblica africana, multilingue, inclusivo e ancorato alle realtà del continente”,
ha dichiarato l’Ambasciatore Makarimi Abissola Adechoubou, Presidente del Consiglio dell’IIDiA, durante la conferenza di lancio.

Un successo: parlare con l’AI nella propria lingua madre
L’intelligenza artificiale vocale in fon sarà in grado di trasformare in realtà servizi accessibili per tutti, indipendentemente dal livello di alfabetizzazione. Il sistema consentirà, ad esempio, di chiedere a voce dove si trova la farmacia di turno più vicina, verificare il saldo del proprio conto Mobile Money oppure richiedere informazioni sui documenti civili: il tutto in fon, senza dover scrivere né usare lingue europee.
Il modello AI sarà addestrato su un corpus vocale raccolto attraverso la partecipazione delle comunità locali, con l’ausilio di GPU ad alte prestazioni NVIDIA A100 e H100. Un prototipo funzionante è previsto entro marzo 2026.
“Non si tratta soltanto di tecnologia, ma di dignità”,
ha sottolineato Marc André Loko, Direttore Generale dell’ASIN.
“Il futuro digitale dell’Africa deve parlare con le sue voci. Quando un’anziana in un villaggio può interagire con uno sportello digitale nella sua lingua, quella è vera inclusione”.

Un’infrastruttura pubblica sia continentale che multilingue
La nascita del laboratorio rappresenta una piattaforma pan-africana di cooperazione tecnologica, sostenuta non soltanto dal Benin, ma anche dai Governi di Senegal e Costa d’Avorio, con il supporto strategico della Gates Foundation. Il progetto si inserisce nella visione dell’Unione Africana sulla trasformazione digitale 2020–2030, che identifica la sovranità linguistica come cardine della futura infrastruttura digitale del continente.
Il laboratorio punta alla creazione di beni digitali pubblici africani, software e servizi vocali open source, adattabili a più contesti e lingue. Le prossime lingue su cui si lavorerà includono wolof (Senegal), baoulé (Costa d’Avorio) ed ewe (Togo).
Secondo Nelsone Houenha, responsabile delle relazioni pubbliche dell’IIDiA,
“il nostro obiettivo è costruire un ecosistema tecnologico dove le tecnologie vocali africane siano native, sovrane, e integrate nei servizi pubblici, educativi e sanitari. La nostra voce conta, anche nel digitale”.
Oltre l’accessibilità: la tecnologia come leva per l’autonomia
La sfida non è soltanto ingegneristica. Riguarda la riappropriazione culturale e linguistica del digitale. L’intelligenza artificiale può facilmente diventare uno strumento di esclusione, se fondata esclusivamente su idiomi stranieri. Ma può diventare anche veicolo di empowerment collettivo, se radicata nelle lingue del territorio.
L’IIDiA e l’ASIN non lavorano da soli: partner tecnici e istituzionali come l’operatore Celtis e le università locali stanno contribuendo alla costruzione del dataset fon e all’integrazione dell’IA vocale nei servizi Mobile Money. Parallelamente, sono previsti programmi di formazione per data scientist e linguisti computazionali africani, grazie al supporto di centri di ricerca locali e della diaspora.
La prospettiva è quella di un hub africano delle tecnologie vocali sovrane, replicabile anche in altri ambiti strategici: agricoltura intelligente, navigazione geolocalizzata, consulti sanitari automatizzati, insegnamento a distanza in lingue locali.

Un’AI genuinamente africana, che parla, ascolta e risponde
L’iniziativa lanciata a Cotonou non è isolata. Fa parte di una nuova generazione di progetti africani di AI localizzata, che si stanno moltiplicando grazie a comunità come Masakhane (ricerca NLP pan-africana) e collaborazioni con startup linguistiche come Digital Umuganda (Ruanda).
Ma è il Benin, oggi, a indicare la strada con un modello scalabile e profondamente etico. Il fon AI rappresenta una discontinuità rispetto alla tradizionale dipendenza dalle Big Tech, e riafferma il principio che il futuro digitale dell’Africa debba nascere nel Continente Nero, parlare le lingue locali, e servire i bisogni degli africani.
“Non vogliamo adattare l’Africa all’intelligenza artificiale. Vogliamo adattare l’intelligenza artificiale all’Africa”,
ha concluso con forza Marc André Loko.
La presentazione del Laboratorio Regionale per l’Innovazione e le Tecnologie Digitali
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