Dal lavoro di ETH, EPFL e CSCS un LLM multilingue e trasparente, potenziato da supercomputer statali per un’etica dell’innovazione

In un mercato dominato da colossi come OpenAI e Google DeepMind, la Svizzera compie una mossa strategica destinata a far discutere e far parlare di sé. I prestigiosi Politecnici Federali di Zurigo e di Losanna, in collaborazione con il Centro Svizzero di Calcolo Scientifico (CSCS) di Lugano, hanno completato lo sviluppo di un large language model (LLM) completamente open-source, addestrato sull’avanzato supercomputer “Alps”.
Questo modello, il cui rilascio è previsto nel mese di settembre 2025, non rappresenta soltanto un progresso tecnico, ma un vero e proprio manifesto politico-scientifico: dimostrare che un’intelligenza artificiale trasparente, etica e al servizio della collettività è realizzabile.
“Abbiamo voluto creare un’alternativa credibile ai modelli proprietari”,
spiega con orgoglio il professor Martin Jaggi, docente all’EPFL e tra i principali ideatori del progetto.
“Ogni componente, dall’architettura neurale ai dataset di addestramento, sarà documentato e accessibile pubblicamente”.
Con i suoi 70 miliardi di parametri nella versione più avanzata, questo LLM si posiziona tra i primi cinque modelli open-source più potenti al mondo, sfidando apertamente i sistemi chiusi delle multinazionali tech.

Oltre la torre di Babele: ben 1.500 lingue supportate
L’innovazione più rivoluzionaria del progetto risiede nel suo approccio al multilinguismo. Mentre i principali LLM commerciali si limitano a un centinaio di lingue (principalmente europee e asiatiche dominanti), la squadra svizzera ha raggiunto una copertura senza precedenti: ben 1.500 idiomi diversi, inclusi dialetti regionali e lingue indigene a rischio di estinzione.
“Volevamo ribaltare il paradigma anglocentrico dominante”,
afferma con passione Antoine Bosselut, professore di Computer Science presso la scuola politecnica vodese.
“Il 40 per cento del nostro training set comprende lingue non inglesi, con particolare attenzione all’Africa subsahariana, al Sudest asiatico e alle comunità native americane”.
Questa scelta potrebbe avere implicazioni epocali per la democratizzazione dell’informazione, consentendo a popolazioni finora escluse di accedere a tecnologie linguistiche avanzate nella propria madrelingua.
La potenza di “Alps”: un supercomputer per l’AI sovrana
L’impresa sarebbe stata impossibile senza la straordinaria capacità computazionale del supercomputer “Alps” del CSCS, gioiello tecnologico alimentato al 100 per cento da energia idroelettrica.
Con le sue 10.000 GPU NVIDIA Grace Hopper Superchips e una potenza di calcolo che lo colloca tra i primi 15 supercomputer al mondo, “Alps” rappresenta l’infrastruttura ideale per training di questa portata.
“Servivano almeno 15 trilioni di token di alta qualità per l’addestramento”,
rivela Thomas Schulthess, direttore del Centro Svizzero di Calcolo Scientifico, ubicato in Ticino.
“Soltanto un sistema come il nostro poteva gestire un carico simile in tempi accettabili”.
La scelta di utilizzare infrastrutture pubbliche non è casuale:
“È la nostra risposta concreta al problema della sovranità tecnologica europea”,
aggiunge Schulthess, sottolineando come il progetto sia interamente sviluppato su suolo elvetico.

Etica by design: un modello conforme a tutte le regole
L’approccio etico differenzia radicalmente questo progetto dai competitor commerciali. La squadra di lavoro ha adottato fin dall’inizio politiche rigorose per rispettare copyright, normative UE (in particolare l’AI Act) e leggi sulla privacy.
“La trasparenza è nel nostro DNA”,
afferma Imanol Schlag, ricercatore capo all’ETH AI Center in terra zurighese.
“Abbiamo dimostrato che rispettare gli opt-out dei siti Web non compromette le prestazioni, anzi: migliora la qualità del dataset”.
Un approccio che potrebbe diventare modello per future normative sull’intelligenza artificiale.
Dai laboratori al mondo reale: casi d’uso concreti e attuali
Le applicazioni pratiche spaziano dalla sanità all’istruzione, tanto che le più importanti sono meritevoli di approfondimento: gli ospedali universitari svizzeri testeranno traduzioni mediche automatiche; l’ONU ne valuta l’uso per documenti ufficiali multilingue; le università europee svilupperanno materiali didattici in lingue minoritarie.
“Stiamo aprendo nuove frontiere per l’accesso all’informazione”,
anticipa Jaggi, citando collaborazioni già avviate con istituzioni in Senegal e Bolivia.
Nel settore dell’agritech, il modello verrà impiegato per facilitare la diffusione di buone pratiche agricole in lingue locali africane, mentre alcune ONG sperimenteranno chatbot umanitari multilingue per operazioni in aree remote e a basso tasso di alfabetizzazione.
Un’alleanza globale per l’intelligenza artificiale aperta
L’ambizione svizzera ha già trovato eco a livello internazionale. Attualmente 68 istituzioni accademiche e di ricerca hanno aderito al consorzio di sviluppo e testing, tra cui l’Università di Toronto, l’Università di Nairobi e la Pontificia Universidad Católica del Perú.
“Si sta creando una rete globale per l’AI democratica”,
sottolinea ancora Schlag.
“Condividere risorse, strumenti e competenze significa accelerare l’innovazione in modo equo e trasparente”.
Gli atenei partner riceveranno supporto per implementare versioni adattate del modello nei rispettivi contesti sociolinguistici.
La nostra sovranità digitale e le implicazioni geopolitiche
In un contesto geopolitico sempre più polarizzato attorno all’AI, il progetto elvetico rappresenta un raro esempio di neutralità attiva.
Pur non essendo membro dell’Unione Europea, la Svizzera si pone come attore mediatore tra blocchi tecnologici: da una parte le intelligenze artificiali americane dominate dal business, dall’altra le alternative cinesi più orientate al controllo.
“Abbiamo bisogno di modelli che rispecchino valori europei”,
ribadisce Schulthess.
“Privacy, inclusione, trasparenza: non sono ostacoli, bensi fondamenti per un’AI sostenibile”.

La sfida elvetica dell’hardware e il futuro dell’open-source
Con il rilascio sotto licenza Apache 2.0, il modello sarà liberamente modificabile. La sfida resta l’hardware:
“Stiamo ottimizzando versioni più leggere per le PMI”,
fanno sapere dai Politecnici Federali di Zurigo e di Losanna.
Intanto, 68 istituzioni globali hanno aderito al consorzio, segnando la nascita di un nuovo ecosistema AI.
In futuro, il progetto prevede anche l’integrazione con dispositivi edge, come smartphone e microserver, per garantire privacy e accessibilità offline, specialmente in aree a bassa connettività.
La Svizzera lancia un segnale forte: è possibile un’intelligenza artificiale potente e responsabile, sviluppata in ambito pubblico, trasparente e multilingue.
In un’epoca segnata da algoritmi opachi e concentrazione di potere, questo modello rappresenta un’alternativa concreta. Non soltanto una sfida tecnologica, ma una visione di futuro.
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