Nel Sahara marocchino la ricerca UM6P trasforma scarti zootecnici in bioprodotti, unendo sapere nomade, scienza applicata e sviluppo locale

(Foto: Camel-Du-Val/UM6P)
Nel Sud del Marocco, tra le distese aride del Sahara e i sistemi di allevamento tradizionali, sta prendendo forma un percorso di innovazione che ridefinisce il concetto stesso di risorsa. Qui il cammello, animale simbolo della resilienza desertica, diventa il perno di una strategia di bioeconomia circolare capace di coniugare ricerca scientifica, saperi locali e nuove opportunità industriali. Il progetto Camel-Du-Val, sviluppato presso l’African Sustainable Agriculture Research Institute dell’Università Politecnica Maometto VI di Laayoune e Ben Guerir, affronta una domanda semplice ma ambiziosa: come trasformare ciò che viene normalmente considerato scarto in valore economico, sociale e ambientale.
Alla guida dell’iniziativa c’è la professoressa Ez-Zouhra Elmaaiden, specialista in valorizzazione dei prodotti naturali, con il sostegno della Phosboucraa Foundation e il coinvolgimento diretto di cooperative locali e allevatori. L’approccio è dichiaratamente interdisciplinare e combina lavoro sul campo, analisi di laboratorio e dialogo continuo con le comunità pastorali, in un territorio dove l’allevamento dei cammelli rappresenta ancora oggi una fonte primaria di reddito e identità culturale.

(Foto: UM6P)
Dal sottoprodotto zootecnico alla ricerca applicata
Siero di latte, grasso della gobba, urina e letame sono elementi centrali dell’indagine scientifica. Materiali spesso scartati o utilizzati in modo informale che, secondo le analisi condotte negli ultimi due anni, contengono molecole bioattive con potenziali applicazioni nei settori cosmetico, farmaceutico ed energetico. Il latte di cammella, già noto per le sue proprietà nutrizionali, viene studiato nella sua frazione di siero, ricca di lattroferrina e immunoglobuline, mentre il grasso della gobba mostra una composizione lipidica adatta a formulazioni dermocosmetiche per pelli sensibili.
Più delicato è il lavoro sull’urina di cammello, utilizzata tradizionalmente nella medicina popolare.
“Il nostro ruolo non è validare o smentire la tradizione, ma sottoporla a verifiche rigorose”,
spiega la professoressa Elmaaiden, coordinatrice scientifica del progetto e ricercatrice UM6P.
“Attraverso studi tossicologici e fitochimici isoliamo solo le frazioni sicure e potenzialmente efficaci, basandoci su dati riproducibili e standard di laboratorio riconosciuti”.
Il letame, infine, viene reinterpretato come biomassa strategica. Analisi microbiologiche e test pilota mostrano una buona resa nei processi di compostaggio, digestione anaerobica e produzione di biochar, con ricadute dirette sulla fertilità dei suoli e sulla generazione di energia rinnovabile in contesti rurali isolati.
Formulazioni funzionali e filiere circolari emergenti
Dalla ricerca nascono i primi prototipi. Sotto il coordinamento di Elmaaiden e con il contributo della dottoranda Zineb Boubal, specializzata in scienza delle formulazioni, il progetto sta sviluppando una linea pilota per la cura di pelle e capelli, denominata Sahara-Genesis. Shampoo, balsami e creme utilizzano ingredienti di origine camelina standardizzati, con particolare attenzione alla stabilità dei composti e alla sicurezza microbiologica
“Il letame di cammello non è un rifiuto, ma una risorsa biologica”,
osserva la giovane studiosa, ricercatrice UM6P.
“La sua componente fibrosa e microbica lo rende adatto non solo alla fertilizzazione, ma anche a processi di bioconversione utili in ambienti estremi”.
Parallelamente la squadra di lavoro ha costruito un database sui biomarcatori presenti nei derivati del cammello, mettendo in relazione dieta, stato fisiologico e profilo chimico.
Questi dati, raccolti tra il 2023 e il 2025, supportano sia lo sviluppo di prodotti certificabili sia una migliore gestione degli allevamenti, fornendo agli allevatori indicazioni pratiche su alimentazione, conservazione e trasformazione delle materie prime.
Il Sahara marocchino come laboratorio territoriale
L’elemento distintivo di Camel-Du-Val risiede nella sua dimensione territoriale. Il Marocco meridionale viene concepito come un living lab dove innovazione scientifica e bisogni locali si incontrano. Carovane mobili, workshop sul campo e reti di comunicazione digitale permettono ai ricercatori di raccogliere feedback continui e adattare le soluzioni alle condizioni reali di utilizzo.
“Questa è ricerca costruita con la regione e per la regione”,
sottolinea ancora Ezzouhra Elmaaiden.
“Dalla raccolta dei campioni fino ai test di prodotto, le comunità locali sono parte attiva del processo”.
Il progetto si inserisce inoltre nel quadro della strategia nazionale Green Generation 2020-2030, che punta a rafforzare l’agricoltura sostenibile e l’occupazione giovanile nelle aree rurali. In questo contesto, la valorizzazione dei sottoprodotti del cammello offre una risposta concreta alla riduzione degli sprechi e alla creazione di microfiliere ad alto valore aggiunto.

(Foto: UM6P)
Verso un ecosistema di innovazione desertica
Nei prossimi mesi la squadra dell’ Université Mohammed VI Polytechnique prevede di completare i dossier di formulazione e avviare le procedure di certificazione per i primi prodotti dermocosmetici. Sono in corso anche studi avanzati su biomolecole purificate con potenziale terapeutico e su soluzioni energetiche basate su digestione anaerobica e pirolisi del letame.
“Non si tratta di lanciare semplicemente alcuni prodotti”,
conclude la capo progetto.
“L’obiettivo è costruire un ecosistema di innovazione centrato sul cammello, capace di trasformare risorse desertiche in motori di sviluppo sostenibile”.
In un contesto globale alla ricerca di modelli resilienti e territorializzati, l’esperienza del Sahara marocchino mostra come scienza applicata e patrimonio culturale possano convergere, dando forma a una bioeconomia circolare radicata nei luoghi e proiettata verso nuovi mercati.
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(Foto: Camel-Du-Val/UM6P)



