Il verde non è più neutro: tra crisi climatica e green gentrification, i parchi urbani rischiano di diventare un lusso anche a Berlino

L’inaugurazione di un nuovo bosco verticale o il recupero di una ferrovia abbandonata sono certamente operazioni virtuose, nell’economia di una città. Migliorare l’ecologia di un quartiere, però, può nascondere un meccanismo di esclusione sociale sottile quanto distruttivo. I ricercatori la chiamano green gentrification, ed è il fenomeno che porta all’espulsione degli abitanti originari di un quartiere dopo la creazione di nuovi spazi verdi che attirano turisti e investimenti e fanno schizzare i costi delle abitazioni circostanti.
Berlino in questo senso è esemplare: una delle metropoli più verdi del mondo, nonché punto di riferimento europeo per l’integrazione di ecologia e pianificazione, è anche il luogo in cui è più evidente che il verde non è più neutro. La “fame” di nuove abitazioni che preme sul verde pubblico, ormai, è soltanto una parte del problema.
Green Gentrification, il verde in Germania diventa un lusso
Quello dell’High Line di New York è forse il caso più emblematico: tra il 2003 e il 2011, il valore delle proprietà affacciate sul corridoio verde nel cuore di Chelsea sono aumentate del 103%. A distanza di qualche anno, il giudizio di Robert Hammond, co-fondatore e direttore esecutivo di Friends of the High Line, è laconico: “Volevamo farlo per il quartiere…ma si può dire che abbiamo fallito”.
I residenti storici del quartiere, nella realtà dei fatti, sono stati in larga parte allontanati dal parco edificato sui resti della New York Central Railroad. Oggi, l’area che circonda l’High Line è appannaggio di turisti e newyorchesi facoltosi; i vecchi abitanti di Chelsea non possono più permettersi di vivere nel loro quartiere. Si chiama gentrificazione, ed è un fenomeno evidente da tempo, soprattutto nelle grandi città del Nord globale.
La dinamica è semplice: quando un quartiere popolare o degradato diventa all’improvviso più bello e costoso, si assiste alla graduale sostituzione della popolazione: nel giro di qualche anno, i residenti ad alto reddito finiscono col rimpiazzare gli abitanti originari della zona. E questo avviene anche quando si interviene sul verde pubblico, per esempio costruendo un nuovo parco cittadino o migliorando le condizioni degli spazi esistenti. In questo caso si parla di gentrificazione verde (green gentrification).

Il paradosso verde: l’impatto dei nuovi parchi sui residenti
Lo studio del 2022 di Isabelle Anguelovski e colleghi resta un riferimento in materia di gentrificazione verde: la ricerca, che analizzava la situazione in 28 città di 9 Paesi in Europa e Nord America, rivelò che in molti casi (17 su 28) l’inverdimento poteva spiegare le tendenze della gentrificazione per almeno un decennio.
In alcune città, come Atlanta, Austin e Copenaghen, l’inverdimento è stato la principale causa di gentrificazione – probabilmente perché qui la costruzione di parchi e giardini “avviene su larga scala, in molte aree della città, e con un branding attivo e una retorica verde da parte di sviluppatori e funzionari comunali che attraggono nuove abitazioni di grandi dimensioni”.
Come si legge nello studio,
“Sebbene l’inverdimento urbano apporti diversi benefici climatici, sanitari e socio-economici, contribuisce anche ai processi di gentrificazione verde e quindi a nuove disuguaglianze sociali, razziali e sanitarie che alla fine minano l’equità e la giustizia climatica”.
In diversi casi, fanno notare i ricercatori, la gentrificazione è stata evitata con la tutela dei diritti abitativi, per esempio riservando il 30% delle nuove abitazioni all’edilizia sociale – come avvenuto ad Amsterdam e Lione. Le politiche adottate localmente, in sostanza, fanno tutta la differenza del mondo.
Un’analisi puntuale dei parchi della capitale tedesca
Berlino non era tra le città analizzate nello studio citato sopra, eppure rappresenta un caso di grande interesse. La popolazione continua a crescere rapidamente: le previsioni dell’Ufficio Statistico di Berlino-Brandeburgo indicano circa 4 milioni di residenti entro il 2040. Si tratta di una città in cui gli spazi verdi coprono oltre il 30% del territorio, una delle più ambiziose al mondo in termini di pianificazione urbana sostenibile.
L’amministrazione locale ha già iniziato a implementare la strategia della città-spugna e a promuovere la raccolta dell’acqua piovana, ha adottato un programma d’azione per il verde urbano e un programma per la protezione delle specie (LaPro). La strategia del paesaggio urbano di Berlino (Strategie Stadtlandschaft), adottata dal Senato nel 2011, parla già di resilienza climatica.
I decisori, insomma, sanno che i parchi urbani di Berlino sono parte integrante del tessuto ecologico, sociale ed economico della città. Eppure qualcosa potrebbe aver iniziato a incrinarsi anche qui. Come si legge in una review pubblicata in preprint da ricercatori della Freie Universität Berlin e della Technische Universität Berlin,
“La gentrificazione, spesso guidata dall’attrattiva dei quartieri verdi, solleva lo spettro dello sfollamento e dell’esclusione sociale, rendendo l’intersezione tra questioni socio-economiche e ambientali sempre più pressante. Allo stesso tempo, il cambiamento climatico pone nuove e crescenti minacce ai parchi urbani di Berlino, con l’aumento delle temperature, eventi meteorologici estremi più frequenti e la perdita di biodiversità che mettono a dura prova queste oasi verdi”.

Le sfide cruciali: gentrificazione e cambiamento climatico
I parchi berlinesi, vitali per la regolazione termica e mitigazione delle isole di calore, sono minacciati dalle siccità prolungate degli ultimi anni. Nello stesso tempo, eventi estremi come le bombe d’acqua rendono i parchi inservibili anche per lunghi periodi, limitando l’accesso a “spazi cruciali per l’impegno comunitario, l’attività fisica e l’interazione sociale”.
In un contesto dominato dai cambiamenti climatici e dalla tendenza a stratificare le disparità economiche e sociali, i parchi non possono più essere considerati un piacevole ornamento: si tratta piuttosto di infrastrutture critiche per la tenuta fisica e sociale della città, che devono sapersi adattare ai cambiamenti climatici, garantire un accesso equo a tutti i residenti ed essere in grado di gestire le disparità economiche.
Mentre i faggi del Tiergarten soffrono per il calo delle falde acquifere e per le ondate di calore, il Tempelhofer Feld e il Park am Gleisdreieck – il parco-capolavoro nato dal recupero di un enorme scalo ferroviario – sono diventati catalizzatori della gentrificazione verde. Nelle zone periferiche della città, inoltre, gli spazi verdi sono spesso “meno curati o “segregati” dietro il pagamento di un biglietto (come nel caso dei Gärten der Welt a Marzahn.)”.
Secondo i ricercatori, la soluzione sta in due passaggi fondamentali: disposizioni per l’edilizia abitativa che garantiscano inclusività e accordi di collaborazione tra progettisti, città e comunità locali – sull’esempio di quanto avvenuto con il Parco Hasenheide, frutto di una progettazione partecipativa che ha coinvolto attivamente i residenti di Neukölln.
Il rischio che il verde diventi un lusso per pochi è concreto anche in una città come Berlino: per garantire che i parchi cittadini restino accessibili, resilienti e socialmente equi è necessario adottare politiche inclusive, coinvolgere la comunità e progettare spazi capaci di adattarsi a sfide climatiche sempre più estreme e imprevedibili.
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