Da infrastruttura ad architettura viva: il design biofilico e le neuroscienze trasformano le strade in ecosistemi per il benessere umano

Per decenni abbiamo concepito le strade come assi di scorrimento motorizzato, arterie vitali delle città progettate in funzione dei trasporti. Nell’equazione, lo si vede bene nelle sterminate highway che impediscono ogni interazione tra ambiente e persone, non c’era più posto per la scala umana. Eppure, l’emergenza climatica e una nuova consapevolezza del ruolo della pianificazione urbana sulla salute mentale dei cittadini stanno imponendo un cambio di approccio sostanziale. Le strade, oggi, sono considerate architetture vive capaci di rispondere non soltanto alla crisi ambientale, ma anche alle esigenze più umane di chi le attraversa.
Strade urbane, da infrastruttura a ecosistema
Da elemento funzionale destinato al transito dei veicoli a organismo vivente: il concetto di strada urbana sta attraversando una trasformazione radicale, che ne amplifica la portata fino a toccare temi come l’inclusività, la salute degli ecosistemi e il benessere mentale ed emotivo delle persone. L’asfalto ha così iniziato a cedere il passo a superfici drenanti, filari alberati e spazi di aggregazione.
Nel nuovo paradigma, la strada è il connettore ecologico che favorisce la biodiversità urbana, mitiga le isole di calore e gestisce le acque meteoriche, mentre recupera una funzione sociale e relazionale, agendo come un’estensione naturale dello spazio domestico e collettivo – che a sua volta diventa una componente essenziale per la salute mentale e il benessere dei cittadini.
Come si legge in uno studio dello Shanghai Tongji Urban Planning & Design Institute del 2025, al 2020 erano già state pubblicate più di 110 linee guida per la progettazione stradale:
“Paesi di tutto il mondo hanno proposto un “Reshaping Street Space Plan” basato sul principio di “condivisione dello spazio orientata alle persone”. La ricerca di linee guida per la progettazione stradale ha iniziato a prosperare”,
si legge nella ricerca. Le città, e in particolare le strade, diventano architetture vive che poggiano su due pilastri: l’ecologia urbana e la biologia umana. Ed è qui che si inserisce il design biofilico, che intende tradurre la necessità biologica di connessione con la natura in precise strategie architettoniche.

Design biofilico delle strade: una sintesi tra resilienza e biologia
Nella definizione di Timothy Beatley, fondatore del Biophilic Cities Network, “la biofilia si riferisce al desiderio innato e alle aspettative di connettersi con la natura”. E secondo alcune scuole di pensiero, il design biofilico potrebbe essere la chiave per strade urbane non solo termoresistenti, cioè capaci di affrontare e mitigare gli stress ambientali, ma che abbiano anche una spiccata funzione sociale, relazionale e legata al benessere dei cittadini.
Come si legge in uno studio di Yiqun Li e Bao-Jie He pubblicato nel 2025 su Progress in Planning,
“Elementi, attività, istituzioni e governance biofiliche presentano molteplici benefici, tra cui l’alleviamento dello stress psicologico, la promozione di stili di vita sani, l’aumento del senso di comunità, la facilitazione dell’interazione e la prevenzione dell’isolamento sociale”.
Ed è particolarmente importante concentrarsi sulle strade perché queste rappresentano il 20-30% delle aree urbane e sono il campo in cui si svolgono l’80% delle attività all’aperto in città. Per trasformarle in infrastrutture capaci di mitigare il calore urbano e offrire un ristoro misurabile, secondo i ricercatori cinesi, è necessario integrare i principi della progettazione termoresistente con quelli del design biofilico. E quindi offrire una presenza fisica costante di elementi naturali (non solo per la vista, ma anche per gli altri sensi), richiamare le forme e i materiali della natura per alleviare lo stress, ottimizzare il comfort termo-psicologico con layout che garantiscano la giusta ventilazione e un buon equilibrio tra ombra e luce, tra ampie vedute e “zone di rifugio”.
Il design biofilico, quindi, si propone come uno strumento tecnico che permette di realizzare quell’architettura viva delineata dal nuovo paradigma, fornendo al cervello degli stimoli sensoriali coerenti con il suo sviluppo biologico e che non richiedono un’attenzione diretta e faticosa.
La prova delle neuroscienze: misurare il benessere
Che la progettazione dello spazio stradale abbia un impatto sul benessere psicologico delle persone è stato recentemente dimostrato anche tramite sistemi di rilevamento neuro-cognitivo. Uno studio cinese pubblicato lo scorso anno su Frontiers in Human Neuroscience ha usato elettroencefalogramma e tecnologie di eye tracking per analizzare la reazione del cervello umano a diversi tipi di design stradale.
L’idea del design “curativo” esiste già da qualche anno, ma gli studi precedenti si basano principalmente su questionari e altri metodi di indagine qualitativa. Il nuovo studio, invece, usa parametri fisiologici per quantificare la risposta degli utenti alla progettazione. In breve, i dati EEG mostrano che gli spazi aperti riducono il carico cognitivo, mentre la presenza di vegetazione offre una stimolazione naturale rigenerativa. I dati di eye tracking, inoltre, indicano che la presenza di verde potrebbe influenzare l’effetto curativo del design più del tipo di layout spaziale.
“L’abbondanza di verde (…) fornisce stimoli visivi positivi, che aiutano ad alleviare stress e ansia e migliorano il senso di piacere e rilassamento dell’individuo”,
si legge nella ricerca. In conclusione, gli studiosi suggeriscono alcune buone pratiche per la progettazione “curativa” delle strade: dare priorità a spazi aperti per evitare interferenze visive ed eccessiva complessità, abbondare con gli elementi naturali e lavorare sulla sinergia tra interfaccia aperta e vegetazione. Trovare il giusto punto di equilibrio tra attrazione visiva e carico cognitivo è la sfida del futuro: alcune combinazioni specifiche di verde e apertura spaziale possono produrre effetti curativi superiori, ma il consolidamento di queste nozioni richiederà una nuova stagione di studi neurobiologici. La ricerca è appena iniziata.
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Secondo le neuroscienze, la giusta combinazione di spazi aperti e vegetazione può offrire un buon equilibrio tra attrazione visiva e carico cognitivo (Foto: BASE Landscape Architecture)

