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L’eredità di Ys: le mura sommerse e i popoli del mare di Sein

Scoperte delle mura monumentali sui fondali della Bretagna: l’archeologia subacquea rivela strutture che sfidano i confini della storia

Scoperte monumentali mura sottomarine nei mari francesi
Alcuni monoliti collocati al di sopra delle mura sottomarine scoperte sui fondali di Île-de-Sein (Foto: Yves Fouquet et al., Submerged Stone Structures in the Far West of Europe During the Mesolithic/Neolithic Transition (Sein Island, Brittany, France), International Journal of Nautical Archaeology)

Tra le correnti impetuose del mare d’Iroise, dove la terraferma sembra arrendersi all’oceano, i fondali marini rivelano le tracce di una civiltà passata che aveva imparato a chiedersi come convivere con l’avanzata delle acque.

A poca distanza dall’Île-de-Sein, dove la Manica incontra l’oceano aperto, sono state scoperte delle monumentali strutture sommerse che oggi giacciono a nove metri di profondità. Forse erano dighe protettive, forse trappole per pesci. In ogni caso, il rinvenimento dei ricercatori francesi sfida le nostre conoscenze sulle società preistoriche e sul loro legame con il mare.

Muri costruiti dall’uomo a 9 metri di profondità: la scoperta

Stavamo tornando da un’immersione nei pressi del faro di Ar-Men, dove cercavamo cannoni”, ha raccontato a Le Monde Philippe Bodénès, presidente della Société d’Archéologie et de Mémoire Maritime (SAMM). Sulla via del ritorno verso l’Île-de-Sein, continua l’esperto subacqueo, “ci siamo immersi di nuovo perché c’era ancora aria nelle bombole”. Fu quell’immersione, nel maggio 2022, a rivelare l’esistenza di un muro sottomarino a 9 metri di profondità – la più grande struttura sommersa mai rinvenuta in Francia.

Il rinvenimento non è stato del tutto casuale: studiando una nuova carta dei fondali al largo di Finistère generata con la tecnologia LIDAR, il geologo Yves Fouquet aveva appena individuato una linea retta, lunga circa 120 metri, che sembrava tagliare nettamente la valle sottomarina. Una linea dall’aspetto decisamente innaturale.

I ricercatori della SAMM si sono quindi immersi in quella zona tra il 2022 e il 2024. A circa due chilometri di distanza dall’Île-de-Sein, in direzione dell’oceano aperto, i subacquei hanno individuato un esteso muro in pietra, largo in media 20 metri e alto due, composto da una sessantina di blocchi di granito posati a intervalli regolari. Questa imponente struttura, dalla massa totale stimata di oltre 3mila tonnellate, ha preso il nome di TAF1, una sigla derivata da Toul ar Fot, il nome bretone di questo tratto di mare.

Le indagini hanno rivelato in tutto 11 strutture sommerse, a profondità comprese tra 7 e 9 metri. Secondo lo studio pubblicato sull’International Journal of Nautical Archaeology, si tratta di costruzioni antichissime:

“Sulla base dei dati relativi al livello del mare, la datazione di queste strutture è stata stimata tra il 5800 e il 5300 a.C. Questi resti, unici a tale profondità, mostrano la presenza di uomini e abilità costruttive avanzate nel Mesolitico, anticipando di 500 anni il megalitismo neolitico in Bretagna”,

si legge nella ricerca.

Île-de-Sein: l'innalzamento dei mari incontra la leggenda
La geografia dell’area nei secoli: la curva bianca mostra la linea di costa in diversi periodi. A: 5950, B: 5650, C: 5350, D: 5050 a.C. (Foto: Yves Fouquet et al., Submerged Stone Structures in the Far West of Europe During the Mesolithic/Neolithic Transition)

Strutture per la pesca o barriere contro l’abisso?

I dati sul livello del mare sono stati fondamentali per ricostruire la storia di queste strutture sommerse. Tra l’8000 e il 6000 a.C., spiegano i ricercatori, nella Bretagna occidentale il tasso di innalzamento era compreso tra 5 e 8,4 millimetri l’anno. Basta un dato per farsi un’idea di quanto fosse rapido allora l’espandersi dei mari: negli ultimi anni, quelli della crisi climatica conclamata, il tasso si è aggirato tra i 2 e i 4,5 millimetri.

L’oceano ha ridisegnato la mappa della regione, soprattutto nell’epoca in cui vennero innalzati i muri sommersi dell’Île-de-Sein. Come si legge nello studio,

“Intorno al 5950 a.C., l’isola era lunga 7,5 chilometri e larga fino a 2,5 chilometri. La superficie terrestre copriva 10,2 chilometri quadrati, 14 volte la superficie attuale”.

Quei muri, ipotizzano i ricercatori, potrebbero essere dighe difensive che intendevano proteggere gli insediamenti costieri dall’avanzata del mare oppure trappole per pesci. La costruzione di dighe e sbarramenti in legno o pietra era in effetti una tecnica di pesca molto diffusa, tra le popolazioni europee del Mesolitico, anche se non si hanno notizie di dighe così massicce o costruite con la stessa tecnica.

In ogni caso si tratta di strutture monumentali: le loro dimensioni, insieme ai volumi di roccia spostati e alle competenze tecniche coinvolte nella costruzione e nella manutenzione dei manufatti, suggeriscono “una forte organizzazione sociale in una popolazione che potrebbe essere diventata sedentaria”. Ed è possibile, continua la ricerca, che “l’abbandono di un territorio sviluppato da parte di una società altamente strutturata si sia profondamente radicato nella memoria delle persone”.

Nuova importante scoperta dell'archeologia subacquea
Immagini di TAF1 scattate durante l’inverno 2023. La corda verde, disposta lungo l’orientamento E-O della struttura, permette di visualizzare la sommità e l’orientamento dei monoliti e delle lastre (Foto: Yves Fouquet et al., Submerged Stone Structures in the Far West of Europe During the Mesolithic/Neolithic Transition)

La leggenda di Ys: il mito, la scienza e la roccia

Il rapido innalzamento del mare e la conseguente fuga dalle coste, si legge nello studio, “deve aver lasciato un’impronta indelebile” nella memoria collettiva. Il riferimento è alla leggenda di Ys, l’isola mitica edificata nei mari di Bretagna da Gradlon, re di Cornovaglia. Secondo la leggenda, l’isola era posta al di sotto del livello del mare ed era protetta da una diga che permetteva l’ingresso delle navi durante la bassa marea. L’unica chiave che apriva il cancello di questa diga, narra il mito, era in possesso del re.

La città di Ys, spesso descritta come un crocevia di fervore artistico e scambi mercantili, finì sommersa quando le chiavi arrivarono nelle mani di Dahut, figlia di Gradlon (o, secondo alcune versioni, del suo amante straniero).

Questa leggenda bretone potrebbe essere la traccia di un evento realmente accaduto nel mare d’Iroise, e il mito della città perduta sotto le onde potrebbe parlare degli stessi uomini che costruirono i muri in granito che osserviamo oggi per la prima volta. Le scoperte del Toul ar Fot, si legge nello studio,

“ci permettono di interrogarci sull’origine della storia della città di Ys, non a partire dalle leggende storiche e dalle loro numerose aggiunte, ma da scoperte scientifiche che potrebbero essere all’origine di questa leggenda”.

I confusi confini del mito potrebbero così intrecciarsi con le osservazioni scientifiche sul campo e con le nuove conoscenze sull’innalzamento dei mari nella Bretagna occidentale. Lo studio dettagliato dei paesaggi sommersi, reso possibile da tecnologie come il LIDAR, offre così un inedito primo sguardo a civiltà passate cancellate dai mari, ma la cui eredità resta intatta – nel mito come nella roccia.

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La leggenda di Ys incontra la ricerca scientifica: la scoperta all'Île-de-Sein
Una vista della spiaggia di Île-de-Sein (Foto: Gzen92 / CC BY-SA 4.0)

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