Dopo GO!2025, l’infrastruttura digitale si fa spazio pubblico permanente tra arte generativa, ingegneria e rigenerazione transfrontaliera

A oltre un anno dall’avvio del programma “Gorizia–Nova Gorica Capitale Europea della Cultura 2025”, la Galleria Bombi si è ormai consolidata come uno dei lasciti infrastrutturali più visibili e continui dell’intero progetto. Quello che fino a pochi anni fa era un semplice passaggio pedonale coperto è oggi uno spazio immersivo permanente, basato su un LEDwall di 100 metri per una superficie di 925 metri quadrati, che integra arte digitale, gestione dei flussi urbani e nuove modalità di fruizione culturale nello spazio pubblico.
L’intervento, noto come DAG-Digital Art Gallery, è stato realizzato da Electron Italia per gli impianti elettrici e i sistemi di sicurezza, in partnership con Videomobile, divisione LED del Gruppo M-Cube, gruppo con quartier generale operativo a Trieste e presenza internazionale nelle soluzioni digitali per spazi retail, corporate e urbani. Nel 2026, a installazione pienamente operativa, la galleria rappresenta uno dei più estesi ambienti LED immersivi permanenti in Europa, concepito non come semplice supporto per contenuti video, ma come infrastruttura culturale integrata nell’architettura esistente.
Dal punto di vista prestazionale, l’impianto lavora con passo pixel da 2,5 millimetri e una risoluzione complessiva di 40.000 per 3.700 pixel, caratteristiche che permettono una qualità visiva elevata anche a distanza ravvicinata, condizione indispensabile per uno spazio attraversabile quotidianamente. Le immagini accompagnano il movimento dei visitatori lungo l’intero sviluppo della galleria, trasformando il transito in esperienza percettiva continua, senza creare punti di concentrazione o zone di stazionamento forzato.

Struttura autoportante e adattamento a edificio storico
Uno degli elementi più delicati del progetto è stato l’adattamento della tecnologia LED a una galleria storica, con vincoli architettonici stringenti e la necessità di evitare qualsiasi interferenza con le superfici portanti. Per questo motivo l’intero impianto poggia su strutture portanti autoportanti, completamente svincolate da pareti e volta, per un peso complessivo di 37.000 chilogrammi.
Il sistema è composto da 3.700 cabinet LED, fissati tramite 6.000 viti strutturali e 44.400 viti di collegamento, con 14.800 schede elettroniche dotate di trattamento protettivo nano coating e tecnologia GOB-Glue on Board, scelta per aumentare la resistenza meccanica e la protezione dall’umidità in un ambiente urbano ad alto passaggio.
La complessità dell’infrastruttura non riguarda soltanto la superficie visibile. Il sistema di gestione integra convertitori in fibra, cablaggi CAT6 e fibra ottica, oltre a una rete articolata di cavi di alimentazione e conduttori ad alta sezione dalla cabina elettrica al quadro principale. Completano l’impianto canalizzazioni elettriche e sistemi di ventilazione forzata, necessari a mantenere la stabilità termica lungo tutta la volta.
La riproduzione dei contenuti è affidata a workstation professionali che gestiscono segnali video in 4K, permettendo una programmazione flessibile e la possibilità di aggiornare o riconfigurare l’esperienza visiva senza interventi fisici sulla struttura.
Arte generativa come linguaggio urbano quotidiano
Il primo ciclo di contenuti, inaugurato a fine 2025, è stato firmato dal digital artist Refik Anadol, noto per l’uso di dataset complessi e modelli di intelligenza artificiale nella costruzione di ambienti visivi immersivi. Nel corso del 2026, le opere sono state affiancate da nuove programmazioni tematiche legate a eventi culturali, mostre temporanee e iniziative transfrontaliere, trasformando la galleria in un palinsesto visivo in costante evoluzione.
La scelta di puntare su arte generativa e contenuti dinamici risponde a un’esigenza precisa: evitare che l’installazione diventi un semplice fondale decorativo, e farne invece un dispositivo narrativo capace di adattarsi al calendario culturale della città. In questo senso, la piattaforma tecnologica diventa un’infrastruttura di produzione culturale, non solo di esposizione.
Secondo Manlio Romanelli, Presidente del Gruppo M-Cube,
“Dopo migliaia di installazioni realizzate in contesti commerciali e museali, la Galleria Bombi rappresenta per noi un passaggio verso un uso più strutturale del LED nello spazio pubblico. Qui la tecnologia non è supporto, ma parte dell’architettura e dell’esperienza urbana quotidiana”.
È una prospettiva che sposta l’attenzione dal singolo evento alla durata nel tempo dell’investimento.

Competenze industriali e filiera tecnologica territoriale
La realizzazione dell’impianto ha richiesto 30 giorni consecutivi di montaggio con 12 tecnici specializzati, impegnati in attività di installazione, cablaggio, calibrazione cromatica e test di sincronizzazione su tutta la lunghezza della volta. Un lavoro che ha combinato competenze ingegneristiche, precisione artigianale e gestione di sistemi digitali complessi in ambiente urbano operativo.
Per Cristian Bragato, Amministratore Delegato di Videomobile,
“la difficoltà non era solo nelle dimensioni, ma nella continuità geometrica della struttura curva e nella necessità di garantire uniformità visiva lungo cento metri senza punti di discontinuità percepibili”.
Anche la parte impiantistica, curata da Electron Italia, ha richiesto soluzioni su misura per integrare alimentazione, sicurezza e videosorveglianza senza interferire con il flusso pedonale. In questo senso, il progetto rappresenta un esempio di collaborazione tra imprese tecnologiche e amministrazione locale orientata a un uso permanente dello spazio.
Spazio pubblico digitale e nuovi modelli di fruizione
Nel 2026, con l’effetto novità ormai assorbito, la Galleria Bombi viene utilizzata come corridoio urbano attivo, attraversato quotidianamente da residenti, studenti e visitatori. Questo dato, apparentemente banale, è centrale per valutare l’impatto dell’innovazione: la tecnologia non è collocata in uno spazio separato, ma integrata in un percorso funzionale, dove la fruizione è spesso non intenzionale, rapida e ripetuta.
Dal punto di vista progettuale, questo ha imposto scelte orientate alla continuità visiva e all’assenza di stimoli eccessivamente invasivi. La presenza di connettività in fibra dedicata consente inoltre l’integrazione futura di contenuti basati su dati in tempo reale e collaborazioni con istituzioni scientifiche e culturali del territorio.
Come osserva Leonardo Comelli, Direttore Commerciale di M-Cube,
“il valore di un’infrastruttura come questa si misura sulla capacità di essere riutilizzata e reinterpretata nel tempo, non solo sull’impatto dell’inaugurazione. La piattaforma è pronta per ospitare nuovi formati e nuove collaborazioni”.

Un’eredità infrastrutturale che guarda al medio periodo
A distanza di mesi dalla chiusura ufficiale del programma di Capitale Europea della Cultura, la Galleria Bombi continua a funzionare come dispositivo urbano attivo, dimostrando come le tecnologie immersive possano assumere un ruolo strutturale nella rigenerazione degli spazi pubblici. Il progetto non si limita a introdurre uno schermo di grandi dimensioni, ma costruisce una infrastruttura digitale permanente, pensata per adattarsi a contenuti, linguaggi e funzioni che evolveranno nel tempo.
Nel panorama europeo, dove molte iniziative di rigenerazione digitale restano legate a installazioni temporanee o a progetti pilota, l’esperienza della città della Venezia Giulia mostra una possibile traiettoria diversa: investire in hardware come piattaforma culturale, su cui innestare nel tempo produzione artistica, comunicazione istituzionale e sperimentazione visiva. La sfida dei prossimi anni non sarà tanto tecnologica, quanto curatoriale e gestionale, affinché la tecnologia resti mezzo e non fine del racconto urbano.
Gli spettacolari effetti della Digital Art Gallery di Gorizia
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