Nuovo polo digitale accanto alla Drava per potenziare AI, supercalcolo e gestione dei dati, rafforzando altresì il ruolo europeo del Paese slavo

Quando la Slovenia posa una “prima pietra”, lo fa raramente per celebrare un progetto locale. Più spesso, inaugura un tassello strategico del suo ecosistema digitale in espansione. È quanto accaduto a Maribor il 6 maggio 2025, con l’avvio formale del nuovo data centre ARNES, una struttura concepita per ospitare il futuro supercomputer nazionale, sostenere l’open science, accelerare lo sviluppo della Slovenian Artificial Intelligence Factory.
Essa servirà anche a collegare il Paese con le più avanzate infrastrutture di calcolo europee. Alimentato dall’energia idroelettrica della Drava e progettato per restituire calore alla città, il centro rappresenta un raro esempio di convergenza tra tecnologia, sostenibilità e visione industriale.

Un’infrastruttura capace di integrare calcolo, dati e sostenibilità
Il nuovo data centre sorge accanto alla centrale idroelettrica di Mariborski Otok, un posizionamento che non è soltanto logistico: qui il flusso della Drava alimenterà in modo stabile ed efficiente le nuove risorse HPC, mentre il calore di scarto verrà immesso nel circuito di teleriscaldamento urbano. Secondo le dichiarazioni ufficiali, l’impianto occuperà 1.800 metri quadrati su due livelli, integrando capacità di calcolo, spazi per l’installazione di apparecchiature universitarie e repository per l’archiviazione permanente dei dati della ricerca slovena.
“Avevo in mente esattamente un progetto come questo quando ho affermato che il futuro sarà scritto dai Paesi capaci di unire scienza, tecnologia e solidarietà”,
ha ricordato durante la cerimonia il Primo Ministro Robert Golob, sottolineando l’integrazione fra supercalcolo, intelligenza artificiale e energia pulita.
Sono concetti che ritornano anche nelle parole del direttore di ARNES, Marko Bonač, che vede nel data centre
“un investimento di lungo periodo nell’indipendenza tecnologica e nello sviluppo sostenibile”.
Le dichiarazioni trovano un riscontro nelle analisi tecniche pubblicate negli ultimi mesi dal Ministero dell’Istruzione, Scienza e Innovazione, che ha inserito l’infrastruttura di Maribor tra gli elementi chiave del Recovery and Resilience Plan sloveno, un programma che destina alla digitalizzazione della ricerca una quota significativa dei fondi NextGenerationEU.

Il ruolo europeo: da GÉANT a EuroHPC, un nodo sempre più forte
ARNES non è soltanto il gestore della rete accademica nazionale: è membro attivo della rete GÉANT, del consorzio SLING e del programma EuroHPC, che ha recentemente selezionato la Slovenian Artificial Intelligence Factory come uno dei progetti cofinanziati per accelerare l’adozione di sistemi di AI affidabili, interoperabili e adatti alla ricerca interdisciplinare.
In questo contesto, il data centre di Maribor diventerà nodo rilevante per la gestione di grandi volumi di dati secondo i principi FAIR (Findability, Accessibility, Interoperability, Reusability), un requisito richiesto dall’European Open Science Cloud (EOSC), che negli ultimi due anni ha ribadito l’urgenza di infrastrutture distribuite in grado di supportare la crescente domanda di potenza computazionale generata da scienze della vita, climatologia, materiali avanzati e modelli linguistici di nuova generazione.
“Una rete di ricerca moderna ha bisogno di infrastrutture sicure, ridondanti e connesse ai principali poli internazionali. Il progetto ARNES risponde a questa esigenza, valorizzando il posizionamento della Slovenia all’interno di EOSC”,
afferma Gregor Anderluh, direttore del National Institute of Chemistry, intervenuto nel primo dei due roundtable della giornata inaugurale.
Architettura digitale e ridondanza: la Slovenia si struttura su due poli
Il nuovo sito di Maribor non sostituirà l’infrastruttura di Lubiana, ma ne costituirà il complemento critico. Il Ministero conferma infatti che il secondo data centre sarà costruito nell’area della capitale per garantire ridondanza operativa, maggiore sicurezza dei dati e continuità dei servizi ICT destinati alle università, ai centri di ricerca e alle istituzioni culturali.
Questa strategia “a doppio asse” risponde alle indicazioni formulate negli ultimi mesi dalla PRACE Scientific Steering Committee, secondo cui i sistemi HPC di nuova generazione richiederanno configurazioni distribuite per gestire correttamente picchi di carico, replica dei dati, cybersecurity avanzata e continuità della ricerca anche in caso di blackout o eventi estremi.
“Per l’ecosistema sloveno, disporre di due nodi fortemente interconnessi significa poter competere in modo stabile e prevedibile”,
osserva Matej Praprotnik, presidente del PRACE Scientific Steering Committee e responsabile del EuroHPC Centre of Excellence, citato durante gli interventi tecnici della giornata.
SLAIF e la sfida dell’intelligenza artificiale: fabbrica nazionale per l’AI
Fra le funzioni più innovative del nuovo data centre figura l’hosting della Slovenian Artificial Intelligence Factory, un progetto finanziato congiuntamente dall’EuroHPC JU e attualmente al centro della strategia nazionale per l’AI.
La SLAIF non sarà soltanto un laboratorio: diventerà un polo di progettazione, test e validazione per algoritmi avanzati dedicati a linguistica computazionale, modellazione climatica, processi industriali e analisi predittive. Una parte significativa di queste attività potrà basarsi sulla continuità degli sviluppi del supercomputer Vega, oggi gestito dall’Institut “Jožef Stefan” e coordinato da Andrej Filipčič, che ha ribadito come la nuova infrastruttura permetterà
“un salto di scala nella capacità di integrare dati eterogenei e modelli ad alta complessità”.
La fabbrica dell’AI slovena nasce anche in risposta alla crescente competizione europea sul terreno degli LLM e dei sistemi generativi: nel suo ultimo rapporto annuale, il consorzio EOSC ha evidenziato come il fabbisogno di HPC dedicato a modelli linguistici sia cresciuto del 230 per cento in un solo anno, indicando la necessità di nuove architetture energeticamente sostenibili.
Verso il 2026: impatti industriali, ricerca aperta e nuove opportunità
L’apertura del data centre nel 2026 chiuderà una fase strategica iniziata oltre due anni fa e permetterà alla Slovenia di posizionarsi fra le infrastrutture nazionali europee ad alta capacità. Per la comunità accademica significherà disporre di repository certificati, connessioni fino a 800 Gb/s, servizi di cloud research e spazi dedicati per apparecchiature universitarie. Per l’industria, rappresenterà un punto di accesso a sistemi di simulazione avanzata utili a settori come energia, trasporti, farmaceutica e manifattura di precisione.
Il valore simbolico dell’iniziativa emerge in modo chiaro anche nelle parole del Ministro Igor Papič:
“Questo data centre non è solo un edificio. È la struttura che renderà possibile un ecosistema della conoscenza aperto, competitivo e affidabile”.

Maribor come laboratorio: un modello per la ricerca europea del futuro
Il nuovo data centre ARNES non è soltanto un’infrastruttura tecnologica: è un tassello della trasformazione strutturale della Slovenia verso una ricerca più aperta, più integrata e più sostenibile. L’unione tra HPC, AI, gestione responsabile dei dati, efficienza energetica e condivisione internazionale rende Maribor un caso di studio nel panorama europeo.
Se la sfida dei prossimi anni sarà combinare ricerca avanzata, autonomia digitale e sostenibilità, è probabile che molti Paesi dell’Unione Europea e non soltanto guarderanno alla Drava e alle sue rive per capire come trasformare un’idea di data centre in un modello di futuro.
L’inaugurazione del data centre ARNES a Maribor
La conferenza di lancio del data centre ARNES
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