Nati nel 2014 su iniziativa di UE e Svizzera, i Green Innovation Centres vogliono contrastare l’insicurezza alimentare in 16 Paesi africani e asiatici

Il progetto “Green Innovation Centres for the Agriculture and Food Sector” è una risposta concreta e soprattutto innovativa alla crescente insicurezza alimentare che affligge molte regioni africane e asiatiche.
Avviato nel 2014, il progetto è cofinanziato dal Ministero Federale tedesco per la Cooperazione Economica e lo Sviluppo (BMZ), dall’Unione Europea e dall’Agenzia svizzera per lo Sviluppo e la Cooperazione (SDC). Esso coinvolge ben 16 Paesi: Benin, Burkina Faso, Camerun, Costa d’Avorio, Etiopia, Ghana, Kenya, Malawi, Mali, Mozambico, Nigeria, Togo, Tunisia e Zambia in Africa più India e Vietnam in Asia, con l’obiettivo di promuovere innovazioni nel settore agricolo per incrementare la produttività, migliorare la resilienza climatica e garantire la sicurezza alimentare.
L’aumento della popolazione, il cambiamento climatico e la scarsità di risorse alimentari
Il contesto globale in cui si inserisce il progetto è segnato da sfide enormi. L’aumento della popolazione, il cambiamento climatico e la scarsità di risorse alimentari rendono sempre più difficile sfamare la popolazione mondiale. I piccoli agricoltori, in particolare, sono tra i più vulnerabili, vivendo in povertà e con raccolti insufficienti per garantire una dieta equilibrata per le proprie famiglie. A ciò si aggiunge il problema delle perdite post-raccolto, dovuto a una gestione inefficace della conservazione, trasformazione e commercializzazione dei prodotti.
Gli impegni sono fondamentalmente quattro: supporto agli agricoltori per aumentare la resa delle colture con tecnologie sostenibili; rafforzamento delle filiere agricole attraverso la trasformazione e la commercializzazione dei prodotti; promozione di approcci basati sull’economia circolare e sull’agricoltura climatica intelligente; formazione di giovani e donne per migliorare le competenze tecniche e imprenditoriali.

(Foto: Christoph Mohr/GIZ)
Aumentare i redditi, creare nuovi posti di lavoro e migliorare l’approvvigionamento di cibo
L’obiettivo primario dei GIC è quello di aumentare i redditi degli agricoltori, creare nuovi posti di lavoro e migliorare l’approvvigionamento alimentare nelle aree rurali selezionate. I centri principali sono stati creati in Paesi africani e asiatici e lavorano con i partner locali per raggiungere questi obiettivi. Attualmente, 10 dei centri operano direttamente sul campo, collaborando con progetti bilaterali e globali, implementati nell’ambito della cooperazione allo sviluppo tedesca.

Al centro del lavoro dei GIC, consulenze, formazione e l’introduzione di innovazioni
Le attività dei GIC si concentrano principalmente su 21 catene di valore agricole selezionate. Le piccole aziende del settore primario vengono supportate tramite consulenze tecniche, formazione e l’introduzione di innovazioni in ambito agricolo e organizzativo. Le innovazioni tecniche includono l’uso di nuove pratiche agricole, tecnologie per migliorare la conservazione del cibo e tecniche di trasformazione che aumentano la qualità e la quantità di cibo disponibile. L’obiettivo è rendere le aziende più produttive, resilienti ai cambiamenti climatici e in grado di migliorare la loro redditività a lungo termine.
Inoltre, i Green Innovation Centres puntano a generare nuovi posti di lavoro nel settore della trasformazione alimentare, assicurando che una maggiore parte del valore aggiunto dalla produzione agricola rimanga all’interno dei paesi e delle comunità, soprattutto nelle zone rurali. Questi nuovi posti di lavoro sono particolarmente vantaggiosi per le donne e i giovani, creando così opportunità di crescita economica in contesti vulnerabili.

Collaborazione con 150 partner locali e internazionali dei settori pubblico e privato
I Green Innovation Centres sono anche il risultato di una vasta rete di collaborazione tra oltre 150 partner, che includono organizzazioni della società civile, associazioni di produttori, istituti di ricerca e attori del settore privato. La cooperazione tra entità locali e internazionali è infatti essenziale per il successo del progetto, consentendo una gestione integrata e un trasferimento di conoscenze e risorse.

(Foto: Jonathan Ziebula/GIZ)
Un progetto destinato a concludersi nel 2026, ma dagli effetti certamente durevoli
Il progetto, che si concluderà nel 2026, ha già avuto un impatto significativo nelle regioni coinvolte. Non soltanto ha migliorato la produttività agricola, ma ha anche contribuito alla creazione di una filiera alimentare più sostenibile e inclusiva. Le innovazioni implementate dai GIC sono destinate a perdurare, anche oltre la fine del progetto, grazie alla solida rete di collaborazioni e alla capacità di adattamento delle comunità locali.
Concludendo, l’iniziativa fortemente voluta dall’Unione Europea, dal Ministero per la Cooperazione Economica e lo Sviluppo della Germania e dall’Agenzia per lo Sviluppo e la Cooperazione della Svizzera rappresenta un modello di sviluppo agricolo che può rispondere in maniera concreta alle sfide globali legate alla fame e alla povertà, garantendo una crescita economica e una sicurezza alimentare a lungo termine per le aree rurali più vulnerabili del mondo.
La rete dei “Green Innovation Centres for the Agriculture and Food Sector” in Asia e Africa
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