Un progetto pionieristico trasforma terre degradate in ecosistemi floridi, con il contributo attivo delle comunità locali e delle donne africane

Guinea-Bissau, piccolo Stato dell’Africa occidentale riconosciuto a livello internazionale come indipendente il 10 settembre 1974 al termine di decenni di dominio portoghese, ospita una delle più estese coperture di mangrovie del continente. Tuttavia, dal 1940, queste foreste hanno subito una riduzione del 32 per cento a causa dell’espansione agricola e dello sviluppo costiero.
In risposta a questa crisi ecologica, The Restoration Initiative ha avviato un progetto quinquennale focalizzato sulla rigenerazione delle mangrovie degradate e sulla riabilitazione delle risaie abbandonate, coinvolgendo attivamente le comunità locali, con particolare attenzione all’empowerment femminile.
Il progetto ha riportato sotto gestione sostenibile 2.553 ettari di terra e migliorato la gestione di ulteriori 1.600 ettari. Attraverso attività di formazione, workshop e l’introduzione di fonti di reddito alternative, oltre 11.000 persone hanno beneficiato direttamente dell’iniziativa. Le donne, in particolare, hanno assunto un ruolo centrale, guidando attività come l’orticoltura, la produzione di sale solare e l’allevamento di ostriche.

Modernizzazione agricola e sostenibilità ambientale
Uno degli aspetti più innovativi del progetto è stato l’approccio alla riabilitazione delle risaie abbandonate. Invece di ricorrere a metodi tradizionali di piantumazione, TRI ha promosso la rigenerazione naturale delle mangrovie attraverso la rimozione delle dighe e il ripristino del flusso idrico. Questo metodo ha facilitato la rinaturalizzazione degli ecosistemi, migliorando al contempo la produttività agricola delle aree circostanti.
Laye Ndiaye, esperto di Wetlands International West Africa, ha sottolineato l’efficacia di questo approccio:
“Dopo il ripristino dell’idrologia, le mangrovie di Avicennia hanno iniziato a ricrescere naturalmente, coprendo rapidamente le aree precedentemente degradate”.
Questo metodo ha dimostrato che, con un intervento minimo e mirato, è possibile ottenere risultati significativi sia in termini ecologici che agricoli.
Dall’empowerment femminile allo sviluppo comunitario
Le donne della Guinea-Bissau hanno svolto un ruolo cruciale nel successo del progetto. Attraverso la formazione e il supporto forniti da TRI, molte hanno avviato attività generatrici di reddito, come la coltivazione di ortaggi, la produzione di sale e l’allevamento di ostriche. Queste iniziative non soltanto hanno migliorato le condizioni economiche delle famiglie, ma hanno anche ridotto la pressione sulle risorse naturali, promuovendo pratiche sostenibili.
Awa Sanha, beneficiaria del progetto sull’isola di Elia, ha condiviso la sua esperienza:
“Non dobbiamo più attraversare il fiume per raccogliere ostriche selvatiche; ora le coltiviamo vicino al villaggio. Le ostriche selvatiche non sono più abbondanti come un tempo; per questa ragione, dobbiamo dare loro il tempo di riprendersi”.
Tale cambiamento ha permesso alle donne di conciliare meglio le responsabilità familiari con le attività economiche, rafforzando la loro posizione all’interno della comunità.
Verso una governance ambientale più sostenibile
Oltre agli interventi sul campo, il progetto ha avuto un impatto significativo sul piano normativo. Il gruppo The Restoration Initiative ha facilitato la creazione di due importanti strumenti legislativi: la Legge Nazionale sulle Mangrovie e la Strategia Nazionale per la Gestione e il Ripristino delle Mangrovie. Queste politiche forniscono un quadro solido per la gestione sostenibile degli ecosistemi di mangrovie, garantendo la continuità e l’efficacia degli interventi nel lungo termine.
L’approccio partecipativo adottato nella definizione di queste politiche ha assicurato che le esigenze e le conoscenze delle comunità locali fossero integrate nel processo decisionale, aumentando l’accettazione e l’efficacia delle misure adottate.

Il Parco Naturale delle Mangrovie del Fiume Cacheu
Il “Parque Natural dos Tarrafes do Rio Cacheu”, in portoghese Parco Naturale delle Mangrovie del Fiume Cacheu, situato nel nord-ovest della Guinea-Bissau, è un “sito Ramsar” dal 2015, riconosciuto per la sua importanza ecologica e la biodiversità. Le sue mangrovie forniscono habitat cruciali per numerose specie marine e avifaunistiche, oltre a svolgere un ruolo fondamentale nella protezione costiera e nella regolazione del clima locale. Queste caratteristiche lo rendono un luogo ideale per progetti di restauro ambientale e innovazione agricola sostenibile.
Un sito Ramsar è una zona umida di importanza internazionale, designata in base alla Convenzione di Ramsar, siglata in Iran il 2 febbraio 1971, un trattato internazionale che riguarda la conservazione e lo sfruttamento sostenibile delle zone umide. Queste zone sono importanti per la loro biodiversità, soprattutto come habitat per gli uccelli acquatici, e sono protette per legge.

Un modello replicabile per la resilienza climatica
Il successo del progetto in Guinea-Bissau offre un modello replicabile per altri Paesi che affrontano sfide simili o analoghe. Combinando la rigenerazione ecologica con lo sviluppo socioeconomico, l’iniziativa dimostra che è possibile conciliare la conservazione ambientale con il miglioramento delle condizioni di vita delle comunità locali.
In un contesto globale segnato dai cambiamenti climatici e dalla perdita di biodiversità, esperienze come quella di Guinea-Bissau evidenziano l’importanza di approcci integrati e partecipativi. Investire in progetti che valorizzano le conoscenze locali, promuovono l’empowerment femminile e adottano pratiche sostenibili è fondamentale per costruire un futuro più resiliente e equo per tutti.
Il tour virtuale di “The Restoration Initiative” in Guinea Bissau
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