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Repubblica Democratica del Congo

I laghi del Congo rilasciano carbonio vecchio di migliaia di anni

Le torbiere congolesi perdono CO2: uno studio dell’ETH rivela che i bacini neri cedono oggi il carbonio che hanno immagazzinato millenni fa

Le torbiere del Congo rilasciano carbonio antico nell'atmosfera
Alla confluenza dei fiumi Fimi e Kasai l’acqua scura delle foreste incontra l’acqua delle savane, colorata di rosso dagli ossidi di ferro (Foto: Matti Barthel / ETH Zurigo)

Nel corso di migliaia di anni, le paludi e le torbiere del bacino del Congo hanno accumulato enormi quantità di carbonio. Secondo gli studi più recenti, il bacino centrale ha immagazzinato circa 30 miliardi di tonnellate di carbonio, pari a circa 3 anni di emissioni globali di anidride carbonica derivanti da tutte le attività umane.

Le torbiere del Congo, però, sono un deposito di carbonio sicuro solo se restano umide. I ricercatori dell’ETH, infatti, hanno scoperto che i grandi laghi di acqua nera nelle estese torbiere della Cuvette Centrale stanno rilasciando enormi quantità di CO2. E non si tratta del carbonio immagazzinato di recente, ma di quello antico, che potrebbe risalire a decine di migliaia di anni fa.

Carbonio antico dalle torbiere del Congo: la scoperta

Lo scorso anno, uno studio internazionale rivelò che le torbiere del Congo sono molto più antiche di quanto si credesse. La formazione della torba della Cuvette Centrale, che ospita la seconda foresta pluviale tropicale più estesa al mondo, risale a oltre 40.000 anni fa. Si tratta, quindi, di alcune delle torbiere tropicali più antiche del pianeta, un patrimonio che è arrivato fino a noi dal tardo Pleistocene e che sarebbe impossibile da rigenerare “in una scala temporale sensata e compatibile con quella della società umana”.

Le zone umide tropicali, dal Congo all’Amazzonia, sono depositi di carbonio irrinunciabili: soltanto le torbiere del bacino centrale del Congo hanno immagazzinato nei secoli, sotto forma di materiale vegetale morto e non decomposto, l’equivalente di tre anni di emissioni di combustibili fossili nel mondo. Se alterate nel loro equilibrio dalle attività antropiche, si legge nello studio del 2025, queste aree così delicate potrebbero rilasciare enormi quantità di carbonio nell’atmosfera, aggravando il riscaldamento globale.

Le paludi e le torbiere del Congo non sono facili da raggiungere. Barche e piroghe sono spesso gli unici mezzi che permettono di raggiungere gli specchi d’acqua più remoti, perciò l’impatto di questi ecosistemi di torba sul ciclo globale del carbonio e sul clima non è stato oggetto di molti studi. Nell’ultimo decennio, però, un team di ricerca guidato dall’ETH di Zurigo ha esaminato più da vicino le acque del Congo. E ha appena scoperto che sì, le torbiere del Congo stanno già rilasciando grandi quantità di carbonio sotto forma di CO2.

Le torbiere del Congo perdono carbonio: lo studio dell'ETH
Il ricercatore Pengzhi Zhao sulla piccola imbarcazione utilizzata per i campionamenti (Foto: Matti Barthel / ETH)

Mai-Ndombe e Tumba: c’è una “falla” nei laghi di acqua nera

Dopo aver scoperto che il fiume Ruki è il più scuro del mondo, i ricercatori si sono nuovamente concentrati sulle acque nere del Congo, un “tè di giungla” reso cupo dalla lisciviazione dei detriti vegetali e del suolo. Stavolta hanno analizzato il più grande lago di acqua nera dell’Africa, il Lac Mai-Ndombe, e il suo vicino più piccolo, il Lac Tumba, e hanno dimostrato che i due laghi emettono grandi quantità di CO2 in atmosfera.

Quel che è peggio, è che fino al 40% del carbonio proviene dalla torba antica, potenzialmente una delle torbe più antiche al mondo:

“Siamo rimasti sorpresi nello scoprire che il carbonio antico viene rilasciato attraverso il lago. Il serbatoio di carbonio presenta una falla, per così dire, da cui fuoriesce il carbonio antico”,

spiegano Travis Drake e Matti Barthel, tra gli autori del nuovo studio pubblicato su Nature Geoscience.

Non è ancora chiaro come il carbonio venga mobilitato dal materiale vegetale non decomposto. D’altro canto, anche i percorsi che portano il carbonio nell’acqua del lago sono ancora sconosciuti. È chiaro, però, che è diventato fondamentale capire se il rilascio di carbonio antico è un processo naturale oppure se è indice di una pericolosa reazione a catena innescata dai cambiamenti ambientali connessi al riscaldamento globale. Le immense riserve di carbonio antico conservate nelle torbiere del Congo, in ogni caso, stanno facendosi strada nell’atmosfera di oggi. Come spiega il Professor Johan Six dell’ETH, che ha guidato il team:

“I nostri risultati contribuiscono a migliorare i modelli climatici globali, poiché i laghi tropicali e le zone umide sono stati finora sottorappresentati”.
E la sottostima potrebbe non riguardare soltanto il carbonio.

Cambiamento climatico: il rischio delle torbiere del Congo
I tipici corsi d’acqua serpeggianti che confluiscono nel bacino del fiume Congo (Foto: Matti Barthel / ETH)

Le torbiere del Congo e il rischio di un punto di non ritorno

In uno studio parallelo, pubblicato sull’ESS Open Archive, i ricercatori hanno esaminato le emissioni di protossido di azoto e metano, altri due importanti gas serra, da parte del lago Mai-Ndombe. Hanno scoperto, per esempio, che i livelli d’acqua hanno una forte influenza sul volume di metano rilasciato in atmosfera: più alto è il livello dell’acqua, spiegano, e più efficace è la scomposizione del metano da parte dei microrganismi; quando i livelli d’acqua sono più bassi, come avviene nella stagione secca, il lago rilascia molto più metano “non digerito”.

“Il nostro timore è che anche i cambiamenti climatici possano alterare questo equilibrio. Se i periodi di siccità diventano più lunghi e intensi, i laghi di acque nere in questa regione potrebbero diventare fonti significative di metano con un impatto sul clima globale. Non sappiamo quando verrà raggiunto il punto di non ritorno”,

afferma il Professor Jordan Hemingway dell’ETH.

E non è solo il cambiamento climatico a turbare l’equilibrio di questi antichissimi ecosistemi: i cambiamenti nell’uso del suolo potrebbero avere conseguenze ancora più devastanti. Secondo le stime, ricordano i ricercatori, la popolazione della Repubblica Democratica del Congo triplicherà entro il 2050. Servirà più cibo e serviranno terreni da coltivare. Verranno abbattute delle foreste, la siccità si farà più grave, e i livelli del lago potrebbero abbassarsi in modo permanente. Come spiega Barthel,

“Conosciamo tutti l’analogia secondo cui le foreste sono i polmoni verdi della Terra. Non sono solo responsabili dello scambio di gas come i nostri polmoni, ma fanno anche evaporare l’acqua attraverso le foglie, arricchendo così l’atmosfera di vapore acqueo. Questo favorisce la formazione di nubi e precipitazioni, che a loro volta alimentano fiumi e laghi”.

Ecco tre approfondimenti che potrebbero interessarti:

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Il pericolo silenzioso nascosto nel bacino del Congo
I bacini più remoti della Cuvette Centrale, come il lago Mai-Ndombe, sono stati raggiunti con delle piccole imbarcazioni (Foto: Kristof Van Oost)

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