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L’Italia approva la prima legge quadro sull’intelligenza artificiale

Nuovo assetto normativo nazionale con principi centrati sulla persona, regole per l’innovazione responsabile e tutele nei campi più delicati

Il Parlamento italiano ha approvato in via definitiva la prima legge nazionale sull’intelligenza artificiale, introducendo un quadro normativo innovativo e multilivello: dopo la Camera, la votazione del Senato segna un passaggio storico che conferma il ruolo dell’Italia tra i Paesi regolatori di nuova generazione

L’Italia ha integrato nel proprio ordinamento giuridico la prima legge nazionale sull’intelligenza artificiale. Al suo interno, si rinvengono principi antropocentrici, una governance multilivello e limiti in settori sensibili.

Il 17 settembre 2025 il Senato della Repubblica ha infatti approvato, in via definitiva, il disegno di legge di delega al Governo sull’intelligenza artificiale. Con 77 voti favorevoli, 55 contrari e 2 astenuti, il provvedimento diventa, dunque, legge e introduce un quadro normativo che punta a bilanciare innovazione e tutela dei diritti.

Il testo, composto da 28 articoli, si muove lungo una direttrice chiara. Vale a dire un approccio antropocentrico, che rimette al centro la persona. Ricerca, sviluppo e applicazione dei sistemi di IA dovranno garantire trasparenza, responsabilità e rispetto dei diritti fondamentali, favorendo le opportunità economiche senza trascurare i rischi sociali.

Un percorso parlamentare molto complesso

Il cammino della legge non è stato lineare. Dopo un primo via libera a Palazzo Madama, il passaggio alla Camera dei Deputati ha portato modifiche sostanziali con il DDL 2316. Si è deciso, ad esempio, di coinvolgere l’AGCOM (l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni) nel coordinamento dei servizi digitali, di attribuire un ruolo di regia alla Presidenza del Consiglio e di eliminare l’obbligo di mantenere i datacenter sul territorio nazionale, originariamente pensato per rafforzare la sovranità tecnologica.

Allo stesso tempo, Montecitorio ha precisato che l’intelligenza artificiale non potrà mai compromettere la libertà del dibattito democratico né intaccare i diritti garantiti dall’ordinamento italiano ed europeo. Un vincolo importante riguarda i minori: l’accesso alle tecnologie basate su IA per chi ha meno di 14 anni sarà possibile soltanto con il consenso dei genitori.

Italia e intelligenza artificiale rappresentate in una visione strategica, con ricerca scientifica, industria e nuove regole per competitività e diritti digitali
Con il voto finale del Senato della Repubblica, entra in vigore la prima legge nazionale sull’intelligenza artificiale: un passaggio che sancisce l’impegno dell’Italia nel definire un quadro normativo moderno, capace di bilanciare innovazione e diritti, e di inserirsi nel dibattito europeo sulla governance digitale

Gli ambiti sensibili e i limiti posti dalla legge

Il testo tocca campi delicati. In ambito giudiziario, resta fermo che ogni decisione debba essere presa sotto il controllo di un magistrato. Sul piano economico, si ribadisce il sostegno a microimprese e PMI, con un’attenzione specifica anche alla robotica come tecnologia complementare. In sicurezza e difesa, invece, la norma esclude dal suo perimetro le attività di intelligence e delle forze armate.

Particolare rilievo assume la governance. In questo contesto, verrà adottata una strategia nazionale per l’IA, coordinata da un comitato presieduto dal Presidente del Consiglio e composto da ministeri e autorità indipendenti. Restano centrali AgID e ACN, affiancate da Banca d’Italia, Consob e IVASS per la vigilanza sul mercato.

Sul fronte penale, infine, la legge introduce aggravanti specifiche per i reati commessi con l’uso dell’intelligenza artificiale e nuove fattispecie contro manipolazioni, frodi e violazioni del diritto d’autore.

Come si è giunti a questa normativa inedita

La legge delega sull’artificial intelligence è il risultato di un iter parlamentare lungo e complesso, che si intreccia con il dibattito internazionale aperto dall’AI Act europeo. L’iniziativa prende forma nell’aprile 2023, quando il Governo presenta un primo disegno di legge con l’obiettivo di stabilire principi nazionali e, allo stesso tempo, di armonizzare la legislazione italiana con il quadro europeo.

Il testo approda al Senato con il numero S.1146 e qui, nel marzo 2025, riceve un primo via libera. Non è però la versione definitiva: la Camera dei Deputati, chiamata ad esaminarlo, introduce modifiche sostanziali, dando vita al DDL 2316.

In quella fase viene ridefinito il ruolo delle autorità nazionali, si affida all’AGCOM un compito di coordinamento sui servizi digitali e si decide di attribuire un ruolo di regia direttamente alla Presidenza del Consiglio.

È anche in questo passaggio che cade uno dei vincoli più discussi, quello che prevedeva l’obbligo di mantenere i datacenter sul territorio nazionale, misura nata per rafforzare la sovranità tecnologica ma ritenuta eccessivamente vincolante.
Con queste modifiche, il provvedimento torna nuovamente al Senato della Repubblica. È la cosiddetta “navetta” parlamentare. I due rami si confrontano, rivedono, limano.

Fino ad arrivare al 17 settembre 2025, quando Palazzo Madama approva in via definitiva la legge con 77 voti favorevoli, 55 contrari e 2 astenuti. Un passaggio che chiude l’iter legislativo, ma non la partita.

Perché la legge, così come è stata concepita, è una delega. Significa che spetterà ora al Governo tradurre i principi generali in decreti attuativi, entro dodici mesi, e stabilire in modo puntuale come regolare i diversi ambiti applicativi dell’intelligenza artificiale.

È il segno che quella approvata non è una legge di arrivo, ma una legge di avvio. Si tratta di un quadro di riferimento che inaugura un percorso normativo ancora tutto da scrivere.

Simbolo dell’Italia che approva la prima legge nazionale sull’intelligenza artificiale, tra innovazione responsabile, governance multilivello e tutela dei cittadini
Il rapporto tra Italia e intelligenza artificiale si rafforza con una strategia che unisce scienza, industria e regole etiche: dal sostegno alla ricerca alle norme di tutela, il Paese del Sud Europa punta a costruire un ecosistema competitivo che valorizzi il digitale e garantisca uno sviluppo responsabile e inclusivo

Uno sguardo anche al di fuori dai confini

Non è la prima volta che un Paese decide di fissare regole sull’intelligenza artificiale. LUnione Europea ha già introdotto l’AI Act, in vigore dal 2024, che suddivide i sistemi in categorie di rischio e impone obblighi differenziati, con un approccio direttamente vincolante per tutti gli Stati membri.

In Cina, il controllo è molto più stringente: norme sui deepfake, regolamenti sugli algoritmi e sulla AI generative mettono al centro la stabilità sociale e il controllo dei contenuti, più che la tutela delle libertà individuali.

Negli Stati Uniti, invece, non esiste ancora una legge federale organica: la regolamentazione è frammentata tra linee guida, interventi statali e proposte che puntano soprattutto a favorire l’innovazione.

Altre Nazioni, come il Brasile, hanno adottato leggi-quadro che fissano principi etici e linee guida generali, mentre il Consiglio d’Europa ha promosso una convenzione internazionale che vincola i firmatari su diritti e democrazia, senza però entrare nel dettaglio operativo.

Una legge capace di riaprire il dibattito

Rispetto a questi modelli, la legge italiana si presenta con un passaggio intermedio. Infatti, è più prescrittiva dei quadri generali, ma meno dettagliata dell’AI Act dal punto di vista tecnico. Si presenta come una versione locale, che riflette sia l’influenza europea sia la volontà di declinare regole precise, su misura del contesto italiano.

Questa legge, dunque, non chiude il dibattito, ma lo apre. Delega a Palazzo Chi il compito di scrivere i decreti attuativi, ma fissa principi che mostrano un’Italia pronta a prendersi responsabilità nel governo dell’IA, cercando di conciliare innovazione, mercato e diritti.

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L’Italia consolida il proprio rapporto con l’intelligenza artificiale, combinando ricerca scientifica, applicazioni industriali e nuove regole di governance: è una traiettoria che mira a valorizzare il potenziale del digitale, tutelando al tempo stesso i cittadini e rafforzando la competitività del Paese mediterraneo

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