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Luca Ambrosini: “Così l’AI trasforma in asset le immagini moda”

Dalla produzione on-model ad OVS, il CEO di Sartiq svela come portare automazione e controllo umano nei flussi visuali dell’eCommerce fashion

Luca Ambrosini: intervento al Lifestyle Innovation Day di Lugano sull’uso dell’intelligenza artificiale generativa per contenuti visivi, immagini moda, cataloghi digitali e processi e-commerce online
Luca Ambrosini presenta l’applicazione di Sartiq ai cataloghi digitali e alle schede prodotto moda: l’integrazione con OVS mostra come la generazione visuale possa ridurre vincoli di set, prototipi e post-produzione, anticipando contenuti destinati a e-commerce, marketing e merchandising stagionale e accelerando il go-to-market (Foto: DigitalFlow)

Luca Ambrosini è CEO e co-fondatore di Sartiq, startup ticinese nata a Lugano e attiva nello sviluppo di soluzioni di intelligenza artificiale generativa per la produzione di contenuti visivi nel settore moda. Imprenditore con un profilo tecnologico e digitale, ha costruito il proprio percorso nell’intersezione fra software, eCommerce, visual content e processi creativi applicati al fashion retail, portando l’AI dentro uno dei passaggi più costosi e ripetitivi della filiera digitale: la generazione di immagini prodotto, lookbook e campagne on-model.

Fondata nel 2024 da Luca Ambrosini, Felipe Cardoso e Andrea Ravano, Sartiq, già conosciuta come Shootify, è incubata presso l’USI Startup Centre e si è sviluppata all’interno dell’ecosistema dell’innovazione ticinese, anche grazie al supporto di Innosuisse Innovation Booster Fashion & Lifestyle, Dagorà Lifestyle Innovation Hub e Lifestyle Tech Competence Center.

La piattaforma sviluppata da Sartiq parte da un’esigenza molto concreta del fashion online: produrre grandi volumi di immagini coerenti, credibili e performanti senza moltiplicare shooting fotografici, costi, tempi di lavorazione e complessità operative. Il sistema consente di trasformare immagini di capi e prodotti in contenuti on-model pronti per l’eCommerce, mantenendo controllo creativo, coerenza con l’identità del brand e rapidità di esecuzione. In questo senso, l’intelligenza artificiale non viene presentata da Luca come scorciatoia estetica, ma come infrastruttura industriale per rendere scalabile la produzione visiva.

È proprio questa prospettiva a fare da sfondo al dialogo portato al “Lifestyle Innovation Day” 2026 di Lugano, dove Ambrosini è intervenuto insieme a Jacopo Giovanni Maronato, Digital Business Strategy & Operations Manager di OVS Group, nella sessione “AI Content: From Commodity to Strategic Asset. The OVS Case”. Il caso OVS diventa così il terreno ideale per discutere un passaggio decisivo: il contenuto digitale non è più soltanto materiale da produrre a valle della collezione, ma una leva misurabile di relazione con il cliente, ottimizzazione della scheda prodotto, velocità commerciale e differenziazione competitiva.

In una lunga chiacchierata con Innovando.News, Luca Ambrosini racconta come Sartiq provi a rispondere a uno dei nodi più delicati della moda contemporanea: generare contenuti visivi in modo più rapido, flessibile e fedele al prodotto reale, senza sacrificare qualità, controllo creativo e fiducia del consumatore. Dal confronto con OVS emerge una riflessione più ampia sul futuro del lifestyle digitale: meno produzione ridondante, maggiore capacità di adattamento, contenuti più pertinenti per canale e mercato, e un uso dell’AI orientato non alla sostituzione della creatività, ma alla costruzione di processi più intelligenti, tracciabili e scalabili.

Luca Ambrosini: confronto sull’intelligenza artificiale applicata alla produzione visuale per il fashion retail, tra cataloghi online, schede prodotto, campagne digitali e nuovi flussi organizzativi
Luca Ambrosini e Jacopo Giovanni Maronato al termine della sessione “AI Content: From Commodity to Strategic Asset. The OVS Case”: il confronto ha collegato intelligenza artificiale generativa, produzione on-model e processi retail, con attenzione a qualità visiva, tempi di lancio, controllo delle operazioni e canali digitali (Foto: DigitalFlow)

Al “Lifestyle Innovation Day” 2026 il suo intervento ha affrontato il passaggio dall’AI content come commodity all’AI content come asset strategico. Che cosa significa concretamente questo cambio di prospettiva per un brand moda o retail?

“Per anni lo shooting eCommerce è stato un esercizio di uniformità: cinquanta capi sullo stesso fondo bianco, agli stessi ritmi. Non era mancanza di gusto, era il set a imporlo, e più si comprimevano i costi più le immagini finivano per assomigliarsi, come si vede ancora oggi su realtà enormi come Amazon Fashion. L’intelligenza artificiale rimuove quel vincolo alla radice, ed è qui che per me sta il vero cambio di prospettiva. All’improvviso ogni immagine può tornare a raccontare qualcosa: la storia del prodotto e quella del brand, invece di essere la copia di mille altre”.

Sartiq nasce per trasformare la produzione fotografica e visuale dell’eCommerce in una pipeline scalabile basata sull’intelligenza artificiale. Quale limite dei processi tradizionali di shooting, post-produzione e pubblicazione vi ha spinto a costruire questa soluzione?

“Il punto di partenza è molto concreto: per fotografare un look su una modella devi avere tutti i capi fisicamente in mano, già arrivati. Nella moda però si lavora su prototipi, che arrivano quasi sempre in ritardo, e questo trasforma ogni shooting in una corsa a ostacoli logistica prima ancora che creativa. Abbiamo immaginato Sartiq proprio per liberare quel passaggio: partire dai capi e rendere digitale tutto il resto, così da comporre i look con un’agilità che nel mondo fisico semplicemente non esisteva”.

Nel settore moda l’immagine deve essere rapida, coerente, accurata e aspirazionale. Qual è la difficoltà maggiore nel generare contenuti AI che siano efficienti sul piano industriale, ma credibili sul piano estetico e commerciale?

“Qui la sfida è onesta: l’intelligenza artificiale è uno strumento probabilistico, ti offre una risposta ma non una certezza. Per molti contenuti va benissimo, ma quando in gioco c’è il prodotto di un brand la precisione non è negoziabile. Per questo ogni immagine passa sotto due paia di occhi, una persona del nostro team e una del brand, e la responsabilità finale resta sempre a una persona competente. Credo che come società non siamo ancora pronti ad affidarla a un algoritmo: è un tema a cui i brand all’inizio non pensano, ma che diventa presto centrale”.

Uno dei temi più delicati per l’adozione dell’AI nella moda è la fiducia: il prodotto deve apparire fedele, riconoscibile e coerente con la promessa del brand. Come si costruisce questa fiducia fra tecnologia, controllo qualità e risultati misurabili?

“Si costruisce nel tempo, e si costruisce sui numeri. Nel caso di OVS partiamo dalle misure reali dei capi e dei modelli, e usiamo la computer grafica per verificare che vengano rispettate fin nei dettagli. Controlliamo il cento per cento delle immagini e misuriamo tutto, perché lo stesso capo può essere rappresentato correttamente in più modi e noi vogliamo capirlo, non lasciarlo al caso. E impariamo la vestibilità direttamente da fotografie di capi indossati, senza alcun dato personale: tutto pienamente in linea con il GDPR”.

Luca Ambrosini: presentazione su AI, moda ed e-commerce durante un evento dedicato all’innovazione, con focus su immagini prodotto, contenuti on-model, retail digitale e automazione dei processi moda
Jacopo Giovanni Maronato, Digital Business Strategy & Operations Manager di OVS Group, interviene nel confronto con Sartiq sul valore operativo dei materiali visivi automatizzati: per un grande retailer, l’adozione efficace richiede integrazione tra team creativi, piattaforme commerciali, dati di prodotto e responsabilità organizzative (Foto: DigitalFlow)

Il caso OVS citato nel suo intervento permette di ragionare su scala, operatività e impatto aziendale. Quali sono le condizioni organizzative che rendono davvero efficace l’integrazione dell’AI nei flussi di contenuto di un grande retailer?

“La condizione più importante è non viverlo come il semplice acquisto di un software. Un software, da solo, raramente cambia qualcosa: il valore nasce quando entra nei processi e nelle persone che li vivono ogni giorno. Per questo accompagniamo i team uno a uno, perché in un retailer della scala di OVS uno shooting coinvolge moltissime funzioni diverse. È anche la ragione per cui scegliamo di lavorare con clienti enterprise: ci permette di fare un lavoro accurato, dipartimento per dipartimento, e di portare un beneficio reale a tutta l’organizzazione”.

Molte soluzioni di AI generativa promettono velocità e riduzione dei costi. Sartiq sembra invece puntare anche su accuratezza, coerenza “on-brand” e adattabilità ai processi del cliente. Quanto conta la verticalizzazione in un settore come la moda?

“Velocità e risparmio sono benvenuti, ma da soli non bastano. Nell’eCommerce ciò che conta davvero non è quanto vendi nell’immediato, è come viene percepito il tuo brand e quanti prodotti non ti tornano indietro come reso, perché rappresentati con precisione. Mettiamo l’accuratezza al centro perché, prima ancora che nella moda, siamo nel commercio online. E poi sì, siamo profondamente verticali: abbiamo un’intelligenza artificiale dedicata allo styling e una agli abbinamenti, perché una foto lifestyle vende un modo di vivere, e in nessun altro settore questo conta quanto nella moda”.

La produzione visuale per l’eCommerce non riguarda soltanto la fotografia: coinvolge merchandising, conversion rate, customer experience, logistica, tempi di lancio e gestione dei cataloghi. In che modo l’AI può collegare queste funzioni invece di restare uno strumento isolato per il team creativo?

“Da noi l’intelligenza artificiale non è uno strumento riservato al reparto creativo. Una stessa immagine serve al merchandising per comporre il catalogo, all’eCommerce per far convertire le pagine, al marketing per le campagne: tocca davvero tutta l’azienda. Se resta confinata ai creativi diventa un’isola, mentre il valore si libera quando la colleghi a ognuna di queste funzioni. Il nostro lavoro, dentro il brand, è proprio quello di intrecciarla con ciascuna di loro”.

Luca Ambrosini: presentazione su AI, moda ed e-commerce durante un evento dedicato all’innovazione, con focus su immagini prodotto, contenuti on-model, retail digitale e automazione dei processi moda
Durante il panel di Lugano, Luca Ambrosini illustra il ruolo di Sartiq nella trasformazione delle immagini e-commerce in flussi più scalabili: la piattaforma parte dagli still life dei capi per generare contenuti on-model, mantenendo verifica umana, coerenza di brand e accuratezza rispetto a vestibilità e prodotto reale, senza moltiplicare shooting (Foto: DigitalFlow)

Lei ha un percorso da imprenditore deep-tech e ha lavorato anche su Web3, tokenizzazione, smart contract e prodotti NFT. Che cosa le ha insegnato quell’esperienza sul rapporto fra tecnologia emergente, mercato reale e tempismo di adozione?

“È la lezione più preziosa che porto con me. Vengo da anni passati sulla tecnologia di frontiera e ho imparato sulla mia pelle quanto sia facile innamorarsi di una tecnologia bellissima che però non risolve un problema reale. Con Sartiq ho voluto ribaltare l’ordine: prima ancora di realizzare la prima immagine, ho chiamato uno a uno i miei contatti nella moda per chiedere se partire da uno still life per arrivare a una vera foto di moda fosse qualcosa che desideravano davvero. Solo dopo quel ‘sì’ abbiamo iniziato a costruire, e quando parti da un bisogno autentico tutto diventa più semplice e più rapido”.

L’AI applicata alla moda solleva anche interrogativi su creatività, professioni visuali, modelli, fotografi e agenzie. Come immagina un equilibrio corretto fra automazione dei contenuti, tutela delle competenze creative e nuove opportunità professionali?

“Quando entriamo in un’azienda, il primo timore è che si vada a sostituire un intero reparto. In realtà accade il contrario: a chi si occupa di fotografia offriamo una competenza in più, uno strumento che amplifica ciò che già sa fare. L’idea continua a nascere dalle persone, perché l’intelligenza artificiale è un motore di esecuzione della creatività, non la sua fonte. E va guidata ogni giorno, perché i brand evolvono e il gusto cambia: serve sempre una sensibilità umana che indichi la direzione, e sono convinto che le professioni creative, più che scomparire, siano destinate a crescere di valore”.

Guardando al futuro, Sartiq vuole essere soprattutto una piattaforma per produrre immagini e-commerce in modo più efficiente, oppure un’infrastruttura più ampia per ripensare il modo in cui i brand moda costruiscono campagne, cataloghi, lookbook e relazioni digitali con i clienti?

“L’efficienza è la porta d’ingresso, non l’orizzonte. Con alcuni brand pionieristici, che per ora non posso nominare, stiamo già reinventando il modo stesso in cui un marchio comunica per immagini: caduti i vincoli del set, ogni prodotto può essere raccontato in mille modi diversi. Immagino un futuro in cui quasi ogni contenuto avrà il suo video, le pagine prodotto diventeranno esperienze ricche e i lookbook torneranno a essere territori di autentica creatività. In fondo vogliamo offrire ai brand uno spazio per sperimentare la propria identità visiva e, attraverso quella libertà, riscoprire chi sono”.

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