L’Europa si prepara a presentare il suo Patto per l’Oceano, ma la bozza trapelata non convince le associazioni: lettera aperta di 65 ONG blu

Il Patto Europeo per l’Oceano sarà presentato alla prossima UN Ocean Conference, in programma tra il 9 e il 13 giugno a Nizza. Inserito dalla Presidente della Commissione Ursula Von Der Leyen tra le priorità del suo secondo mandato, il nuovo Patto promette di dare un impulso notevole agli sforzi comunitari in materia di tutela degli ecosistemi marini e uso sostenibile degli oceani.
Secondo le ONG impegnate nella conservazione marina, però, il Patto per l’Oceano non è assolutamente pronto per calcare le scene dell’UNOC3. Come scrivono in una lettera aperta indirizzata a Von Der Leyen, il piano della Commissione mancherebbe di ambizione, chiarezza e applicabilità.
Conferenza ONU sugli Oceani: un banco di prova per l’Europa
La terza Conferenza delle Nazioni Unite sugli Oceani (UNOC3) si terrà tra il 9 e il 13 giugno a Nizza, presieduta da Francia e Costarica. Si tratta di una Conferenza molto attesa, soprattutto perché si spera che in quella sede saranno raccolte le 60 ratifiche necessarie per l’entrata in vigore del High Seas Treaty, anche noto come Biodiversity Beyond National Jurisdiction (BBNJ) Agreement.
L’Europa sarà chiamata a mostrare il peso fattuale (e la credibilità) della sua leadership in materia di protezione degli oceani: nonostante abbia assunto impegni ambiziosi e altisonanti, infatti, l’UE è ancora indietro col processo di ratifica dell’Accordo BBNJ. Soltanto 8 Stati membri hanno già depositato gli strumenti di ratifica all’ONU (6 di questi 8 Paesi l’ha fatto giusto la scorsa settimana). E dire che il Vecchio Continente, con i suoi 27 Paesi, avrebbe i numeri per determinare una rapida entrata in vigore dello storico trattato approvato dall’ONU nel 2023, a oggi ratificato da 22 Paesi.
L’Europa finirà sotto i riflettori anche per i diversi annunci che sembrano preparare la strada alla UNOC3: a marzo, il Presidente del Consiglio Europeo Antonio Costa ha dichiarato che i 27 Stati membri hanno per la prima volta raggiunto l’accordo su delle decisioni molto ambiziose in materia di oceano. La Presidente della Commissione Ursula Von Der Leyen, d’altro canto, ha più volte espresso preoccupazione per lo stato di salute degli oceani, e ha deciso di inserire il Patto Europeo per l’Oceano tra le priorità del suo secondo mandato.

Perché un Patto Europeo per l’Oceano?
L’Unione Europea controlla il più grande territorio marittimo del mondo, e quasi la metà della sua popolazione vive entro 50 chilometri dalla costa. Il sovrasfruttamento, qui, arriva a coinvolgere il 90% delle acque territoriali – mentre inquinamento e cambiamenti climatici fanno il loro drammatico corso.
L’oceano rivela meglio di altri domini il doppio volto di un’Europa incapace di tradurre nella pratica trent’anni di buone intenzioni. Basti pensare che, a oggi, soltanto l’11,4% delle acque territoriali UE è protetto. Ma c’è di peggio: secondo uno studio del 2024, l’86% di queste aree “protette” mostra scarsi livelli di protezione o è completamente incompatibile con la conservazione marina. Non c’è infatti alcuna tutela contro le attività umane più pericolose, come il dragaggio, l’estrazione mineraria e l’uso di attrezzature da pesca dannose. Risultato: nonostante strategie e piani d’azione elaborati negli anni, l’Europa, attualmente, protegge realmente lo 0,2% dei suoi mari.
Il Patto Europeo per l’Oceano annunciato da Von Der Leyen è soltanto l’ultima declinazione delle ambizioni europee in materia di governance del mare, ma sembra anche l’occasione perfetta per cambiare passo. I contenuti del Patto non sono ancora noti, ma sappiamo che nei giorni scorsi è trapelata una bozza che le ONG non esitano a definire preoccupante.
Patto per l’Oceano: la lettera aperta delle ONG blu
La bozza del tanto atteso Patto per l’Oceano della Commissione Europea ha suscitato serie preoccupazioni nelle associazioni impegnate nella conservazione degli ecosistemi marini. Oltre 65 ONG, già firmatarie del Manifesto Blu: Roadmap to a Healthy Ocean by 2030, hanno deciso di inviare una lettera aperta alla Presidente Von der Leyen e al Collegio dei Commissari, esortando l’UE a presentare un Patto sugli Oceani molto più ambizioso, chiaro e applicabile.
Come si legge nella lettera,
“La bozza del Patto è ben lontana dall’ambizione, dalla chiarezza e dall’applicabilità necessarie per affrontare la portata e l’urgenza del degrado degli oceani. Se l’UE vuole essere vista come un leader globale credibile nella governance degli oceani, il Patto deve andare oltre il riconfezionamento delle iniziative esistenti e fornire un’azione trasformativa, applicabile e dotata di risorse adeguate”.
Ad allarmare le associazioni, in particolare, il fatto che il documento non contenga alcuna misura concreta a sostegno del settore della pesca e non faccia il minimo riferimento a questioni cruciali come la pesca a strascico nelle aree marine protette, la pesca eccessiva e il crescente inquinamento da microplastiche.

Tutela degli oceani: l’Europa a un bivio
Innanzitutto, spiegano le ONG, il nuovo Patto deve riconoscere l’urgenza della crisi planetaria ed eliminare gradualmente attività dannose come le trivellazioni offshore di petrolio e gas e le pratiche di pesca distruttive nelle aree marine protette (che attualmente coinvolgono, per esempio, il 90% delle AMP del Regno Unito).
Dovrebbe anche includere obiettivi vincolanti per il 2030 per la protezione effettiva di almeno il 30% dei mari UE e prevedere meccanismi concreti per l’applicazione delle regole. Inoltre, le associazioni chiedono l’istituzione di un Fondo europeo per gli oceani che sostenga la conservazione dell’ambiente marino e la giusta transizione dei settori dell’economia blu verso pratiche a basso impatto.
Infine, le ONG blu chiedono che il nuovo Patto garantisca un’autentica partecipazione democratica. Come si legge nella lettera,
“La politica degli oceani deve riflettere le voci di coloro che lottano per la salvaguardia degli oceani per il bene pubblico, non solo gli interessi industriali o commerciali”.
I soggetti che hanno firmato la lettera aperta sono anche gli autori del Blue Manifesto, un documento che fornisce una tabella di marcia dettagliata e molto concreta per un oceano sano e resiliente entro il 2030. In base alla roadmap tracciata dalle ONG, pragmatica e basata sui dati scientifici, per raggiungere veramente gli obiettivi dichiarati, la Commissione dovrebbe proporre una moratoria sul deep sea mining e impedire nuove licenze di esplorazione e trivellazione offshore entro quest’anno. Entro il 2027, dovrebbero essere adottate leggi più stringenti sugli inquinanti chimici, sul rilascio di microplastiche e sull’importazione di prodotti ittici che danneggiano le specie protette.
La prossima Conferenza sugli Oceani sarà un banco di prova: l’Europa può continuare con le buone intenzioni oppure presentare un Patto per l’Oceano solido, coerente e vincolante, che tracci davvero la rotta verso un oceano prospero entro il 2030.
Ecco tre approfondimenti che potrebbero interessarti:
Un anno cruciale: Trump accelera sul deep sea mining
Sovrapesca, nell’Atlantico si rischia il collasso di interi stock ittici
Trattato ONU per gli Oceani: il Cile è il primo Paese a firmare



