Per la prima volta nel 2025 il Consiglio dei PF ha eletto più professoresse che professori, segnando un passaggio chiave per l’innovazione elvetica

(Illustrazione: Innovando.News)
Nel sistema dell’alta formazione svizzera, tradizionalmente considerato uno dei più competitivi e selettivi al mondo, il 2025 rappresenta un punto di discontinuità rilevante. Nel corso di una seduta formale tenutasi nel 2025, il Consiglio dei Politecnici Federali ha deliberato una serie di nuove nomine accademiche che hanno riguardato diverse decine di procedure di selezione, portando per la prima volta a un risultato storico: più professoresse che professori nelle nuove cattedre assegnate all’ETH di Zurigo e all’EPFL di Losanna.
Secondo i dati ufficiali, il 53,8 per cento delle nomine ha riguardato donne, un risultato che segna una svolta simbolica ma anche strutturale nel modo in cui l’eccellenza scientifica viene oggi interpretata e governata.
Il dato non riguarda soltanto l’equilibrio di genere, ma tocca direttamente i processi di innovazione, perché incide su chi produce ricerca, forma capitale umano avanzato e orienta le priorità scientifiche nei settori tecnologici strategici. In un contesto globale in cui la competizione sulla conoscenza è sempre più intensa, la capacità di attrarre e valorizzare talenti diversi diventa un fattore determinante.
Una decisione del Consiglio PF che rompe una soglia storica
Il Consiglio dei Politecnici Federali, organo responsabile della supervisione strategica del dominio dei PF, ha reso noto che nel 2025 la maggioranza delle nuove nomine a professore ordinario e associato è stata assegnata a candidate donne. Le decisioni sono state adottate al termine di un iter strutturato, che prevede la proposta da parte delle singole scuole politecniche, la valutazione da parte di commissioni specialistiche e la ratifica finale da parte del Consiglio PF.
Si tratta di un evento senza precedenti nella storia delle due alte scuole tecniche federali, che per decenni hanno mostrato una forte prevalenza maschile soprattutto nelle discipline ingegneristiche, informatiche e delle scienze dure. Le nomine hanno riguardato diverse aree scientifiche e tecnologiche, riflettendo l’ampiezza del perimetro disciplinare dei politecnici federali.
Questa evoluzione è il risultato di politiche di reclutamento e selezione rafforzate negli ultimi anni, orientate a garantire pari opportunità lungo tutta la filiera accademica. Non si tratta di quote formali, ma di un insieme di strumenti che includono commissioni di selezione più diversificate, criteri di valutazione più trasparenti e un’attenzione crescente ai percorsi di carriera non lineari.
Il Consiglio ha sottolineato come l’obiettivo sia quello di
“ampliare il bacino di talenti senza compromettere i criteri di eccellenza scientifica, nella consapevolezza che la qualità della ricerca dipende anche dalla pluralità di approcci e prospettive”.

(Foto: ETH-Rat)
Innovazione e governance della ricerca nelle alte scuole elvetiche
L’Eidgenössische Technische Hochschule Zürich e l’École Polytechnique Fédérale de Lausanne rappresentano due nodi centrali dell’ecosistema dell’innovazione svizzero ed europeo. I loro laboratori e centri di ricerca alimentano settori chiave come l’intelligenza artificiale, l’ingegneria dei materiali, le scienze della vita e le tecnologie energetiche. In questo quadro, la composizione del corpo docente ha un impatto diretto sulla direzione e sulla cultura della ricerca.
Negli ultimi anni, entrambe le istituzioni hanno investito in programmi di sviluppo della carriera accademica, con particolare attenzione alle fasi iniziali e intermedie, dove il divario di genere tende a consolidarsi. L’introduzione e il rafforzamento delle posizioni di assistant professor con tenure track, rientranti tra le tipologie di cattedra considerate nelle procedure del Consiglio PF, hanno avuto un ruolo importante nel rendere i percorsi più prevedibili e compatibili con diverse scelte di vita.
Secondo le analisi interne diffuse tra il 2024 e il 2025, queste misure hanno contribuito a rendere più competitivo il sistema nel suo complesso, migliorando la capacità di attrarre ricercatrici di alto profilo a livello internazionale e aumentando la trasparenza nei processi decisionali.
La lettura degli esperti sull’equità come nuova leva della qualità
Sul tema dell’equilibrio di genere nelle università svizzere è intervenuta più volte Karin Gilland Lutz, responsabile dell’Ufficio Equality, Diversity & Inclusion della vicina Università di Zurigo, una delle principali istituzioni accademiche del Paese. In un contributo ufficiale pubblicato nel 2025, ella ha affermato che:
“Dobbiamo garantire che ci siano sufficienti professoresse nella ricerca e nell’insegnamento”,
sottolineando come la presenza femminile ai livelli più alti resti una condizione essenziale per la qualità del sistema universitario.
Nello stesso contesto, Karin Gilland Lutz ha evidenziato il ruolo delle posizioni tenure track, spiegando che
“le cattedre di assistente con tenure track permettono di offrire prospettive di carriera chiare ai giovani ricercatori e ricercatrici e possono avere un impatto positivo sulla parità di genere in diversi modi”.
Si tratta di un’osservazione che collega direttamente la struttura delle carriere accademiche alla capacità di innovare e trattenere competenze.
Queste dichiarazioni si inseriscono in un quadro più ampio di monitoraggio istituzionale, che mostra come nel 2024 anche la quota di professoresse all’Università di Zurigo abbia superato il 30 per cento, il valore più alto mai registrato dall’ateneo.
Un segnale per il sistema svizzero nonché per l’Europa intera
Il superamento della soglia simbolica del 50 per cento nelle nuove nomine dei Politecnici Federali, maturato al termine di un processo decisionale formale e articolato, non va letto come un punto di arrivo, ma come un indicatore di trasformazione sistemica.
La Svizzera si colloca così in una posizione avanzata nel panorama europeo, in linea con gli orientamenti più recenti dei programmi di ricerca e innovazione continentali, che considerano la dimensione di genere parte integrante della qualità scientifica.
Per un Paese che fonda una parte rilevante della propria competitività sull’eccellenza tecnologica e sulla capacità di trasferimento della conoscenza, l’apertura a una leadership accademica più equilibrata rappresenta un investimento sul lungo periodo. Non solo in termini di equità, ma anche di resilienza e adattabilità di fronte a sfide scientifiche sempre più complesse.
Equità, talento e futuro dell’innovazione accademica nazionale
La decisione del Consiglio dei Politecnici Federali nel 2025 segna una discontinuità che va oltre i numeri. Indica una ridefinizione dei criteri con cui si costruisce l’eccellenza, riconoscendo che l’innovazione nasce anche dalla diversità dei percorsi, delle esperienze e degli sguardi sulla ricerca.
Se questo orientamento sarà mantenuto nel tempo, la Svizzera potrebbe rafforzare ulteriormente il proprio ruolo come laboratorio avanzato di politiche accademiche, capace di coniugare qualità scientifica, competitività globale e inclusione. Un equilibrio delicato, ma sempre più centrale per il futuro dell’innovazione.
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(Illustrazione: Innovando.News)



