Dalla Moravia alle aule scolastiche, un progetto su ruote ripensa il rapporto tra formazione, creatività tecnica e accesso diffuso agli strumenti del fare

(Foto: FabLab Experience)
Quando un laboratorio di fabbricazione digitale esce dai suoi spazi fisici e si trasforma in un’infrastruttura mobile, il cambiamento non è soltanto logistico. È culturale.
FabLab Experience, nato in Repubblica Ceca come estensione itinerante del primo FabLab stabile del Paese, rappresenta uno dei tentativi più strutturati di portare manifattura digitale, prototipazione rapida e competenze STEM direttamente nei luoghi dell’istruzione, senza attendere che siano studenti e docenti a spostarsi. Un modello che, a distanza di alcuni anni dal suo avvio, continua a offrire spunti rilevanti per il dibattito sull’innovazione educativa in Europa.
L’iniziativa prende forma a Brno, secondo polo urbano della Cechia e città universitaria con una lunga tradizione ingegneristica. Qui, all’interno dell’ecosistema promosso dal JIC”, nasce FabLab Brno”, il primo laboratorio di fabbricazione digitale aperto al pubblico dello Stato. Il successo delle attività formative, rapidamente sovraccariche di richieste da parte delle scuole, porta a una scelta controintuitiva: non ampliare ulteriormente la sede, ma rendere il laboratorio mobile.

(Foto: FabLab Experience)
Dal FabLab tradizionale a un’infrastruttura educativa itinerante
FabLab Experience viene inaugurato nel 2019 come laboratorio digitale su ruote, alloggiato in un camion con rimorchio progettato ad hoc. Fin dai primi mesi, avvia un’intensa attività itinerante che lo porta a percorrere oltre 1.500 chilometri, coinvolgendo circa 3.000 visitatori e raggiungendo in media 80 scuole l’anno.
All’epoca del lancio, per dimensioni e dotazione tecnologica, viene descritto come il più grande FabLab mobile allora esistente, una definizione legata a una specifica valutazione comparativa del momento. Oggi, a distanza di anni e con la proliferazione di iniziative simili in altri Paesi, quel primato non è più rivendicato in senso assoluto. Rimane però intatto l’elemento sostanziale: una piattaforma mobile altamente equipaggiata, pensata non per dimostrazioni occasionali, ma per percorsi didattici strutturati.
Il rimorchio, con una superficie di circa 44 metri quadrati, ospita stampanti 3D, laser cutter, macchine CNC, un braccio robotico, strumenti per l’elettronica e perfino un microscopio elettronico. Non si tratta di una “vetrina tecnologica”, ma di un ambiente di lavoro completo, gestito da formatori specializzati che restano nelle scuole per più giorni consecutivi. Gli studenti non osservano soltanto: progettano, producono, sbagliano e riprovano.
“Il valore non è nella macchina in sé, ma nel processo che gli studenti attraversano”,
spiega Tomáš Mejzlík, managing director di FabLab Brno, sottolineando come l’obiettivo sia trasferire un metodo di apprendimento, non una collezione di gadget tecnologici.
“Quando portiamo il laboratorio nelle scuole, costruiamo un’esperienza che unisce creatività, ingegneria di base e lavoro collaborativo”.
La concreta risposta morava al divario tra scuola e tecnologie
Negli ultimi anni, anche in Europa centrale, il tema del divario tra curricula scolastici e competenze industriali è diventato sempre più centrale. FabLab Experience si inserisce in questo contesto come strumento di mediazione: non sostituisce i laboratori scolastici, spesso limitati per risorse e aggiornamento, ma li integra temporaneamente con tecnologie avanzate e competenze esterne.
Secondo Daniel Šín, responsabile operativo del progetto sorto e sviluppato in Moravia, la scelta della mobilità è stata determinante:
“Non tutte le scuole possono permettersi un laboratorio digitale avanzato, né hanno la massa critica per gestirlo tutto l’anno. Portare il FabLab da loro consente di abbassare la soglia di accesso all’innovazione”.
Un approccio che ha permesso di raggiungere studenti di età molto diverse, dalle scuole primarie agli istituti tecnici e professionali.
Negli ultimi anni, il format è stato adattato anche a festival dell’innovazione e a contesti internazionali, come le Maker Faire dell’Europa centrale. In questi casi, il laboratorio mobile assume una funzione diversa: divulgazione tecnologica e contaminazione tra comunità maker, più che didattica scolastica in senso stretto.

(Foto: FabLab Experience)
Governance, finanziamenti e sostenibilità di un modello europeo
Dal punto di vista organizzativo, FabLab Experience rappresenta un esempio interessante di partenariato pubblico-privato applicato all’educazione tecnologica. La realizzazione del laboratorio ha richiesto un investimento iniziale significativo, sostenuto da enti locali, università tecniche e aziende industriali. Non come semplice sponsorizzazione, ma come condivisione di una visione sul ruolo della manifattura digitale nella formazione.
Il modello economico combina attività gratuite per le scuole, finanziate da programmi pubblici e regionali, con servizi a pagamento per aziende, eventi e istituzioni. Una scelta che mira a garantire sostenibilità nel medio periodo, evitando che il laboratorio resti legato esclusivamente a bandi o contributi occasionali.
“La sfida oggi non è tanto tecnologica quanto organizzativa”,
osserva ancora l’innovatore Mejzlík.
“Mantenere aggiornate le macchine è relativamente semplice. Più complesso è far crescere le competenze dei formatori e adattare i contenuti a contesti educativi molto diversi tra loro”.

(Foto: FabLab Experience)
Un caso internazionale che anticipa nuove politiche educative
Nel dibattito europeo su educazione, competenze digitali e transizione industriale, esperienze come FabLab Experience vengono sempre più citate come prototipi di policy dal basso.
Non grandi riforme nazionali, ma infrastrutture flessibili che sperimentano soluzioni replicabili. In questo senso, la mobilità non è soltanto fisica, ma anche istituzionale: il laboratorio dialoga con scuole, università, imprese e amministrazioni locali senza appartenere esclusivamente a nessuna di queste sfere.
Il fatto che il progetto non rivendichi più il titolo di
“più grande al mondo”
appare, oggi, quasi secondario. La sua rilevanza sta piuttosto nell’aver dimostrato che l’innovazione educativa come servizio territoriale può essere progettata in modo adattabile e scalabile, anziché come infrastruttura rigida.

(Foto: FabLab Experience)
Oltre il primato, il valore di un modello replicabile anche altrove
A più di cinque anni dall’avvio, FabLab Experience non è più una novità, ma un caso di studio maturo. Ha perso l’etichetta sensazionalistica del primato dimensionale, ma ha guadagnato credibilità come strumento operativo di trasferimento tecnologico verso la scuola.
In un’Europa che discute di autonomia industriale, competenze digitali e inclusione educativa, il laboratorio mobile ceco mostra come l’innovazione possa viaggiare letteralmente su quattro ruote, raggiungendo chi altrimenti resterebbe ai margini dei processi di trasformazione.
Non è la dimensione del laboratorio a fare la differenza, ma la sua capacità di rendere il futuro accessibile, comprensibile e sperimentabile attraverso l’esperienza diretta.
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(Foto: FabLab Experience)



