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Space4Ocean Alliance, lo spazio al servizio degli oceani

Il CNES lancia un’alleanza globale a tutela degli oceani: i satelliti saranno le sentinelle dei mari anche nei Paesi che non hanno competenze spaziali

Gli attori spaziali si coalizzano per la tutela degli oceani
I satelliti di osservazione della Terra saranno le sentinelle degli oceani di tutto il mondo: nasce la Space4Ocean Alliance (Foto: CNES)

Un’alleanza globale di istituzioni e operatori spaziali dedicata alla tutela degli oceani. La proposta arriva dal CNES, Centre national d’études spatiales, e prevede di intensificare l’attività di osservazione degli oceani dallo spazio per sviluppare soluzioni operative che siano a beneficio di tutti, anche dei Paesi che non hanno competenze in materia di monitoraggio satellitare.

Le missioni spaziali di osservazione della Terra svolgono oggi un ruolo decisivo nella salvaguardia del pianeta e possono avere un impatto concreto nell’adattamento ai cambiamenti climatici, soprattutto nelle aree costiere del mondo. Perciò la prossima Conferenza delle Nazioni Unite sugli Oceani (UNOC), che si terrà a giugno, vedrà il lancio della Space4Ocean Alliance, un forum globale di operatori spaziali che metta in comune competenze e strumenti a beneficio dell’umanità e della salute del pianeta.

I satelliti per l’osservazione e la protezione degli oceani

Un pallido puntino blu, completamente solo, sospeso nel grande buio cosmico che abbraccia l’Universo. Così l’astronomo e scrittore Carl Sagan definì la Terra guardando la celebre foto del nostro pianeta scattata dalla sonda Voyager 1 nel 1990. Quel blu così prezioso, che rende la nostra casa così diversa dagli altri mondi, è quello a cui dobbiamo la nascita della vita per come la conosciamo.

Gli oceani coprono oltre il 70% della superficie terrestre e ospitano circa l’80% della vita del pianeta. Producono la metà dell’ossigeno che respiriamo e assorbono il 90% del calore generato dalle emissioni di CO2. E poi forniscono cibo, energia e altre risorse fondamentali per il sostentamento dell’umanità.

Quando Carl Sagan definì la Terra un pallido puntino blu, l’osservazione degli oceani dallo spazio muoveva i primi passi: il primo satellite dedicato allo studio degli oceani, il Seasat della NASA, venne lanciato nel 1978, ma fu soltanto negli anni Novanta che l’oceanografia satellitare iniziò a poter contare su dati sempre più accurati. La prima mappa globale continua della topografia della superficie del mare, per esempio, si deve al satellite TOPEX/POSEIDON, spedito in orbita nel 1992 dalla NASA e dal Centre national d’études spatiales (CNES). Nel 2001 arrivarono poi i satelliti del programma Jason, che per primi riuscirono a misurare i cambiamenti climatici attraverso misurazioni millimetriche del livello del mare in tutto il pianeta.

Oggi decine di satelliti vigilano sugli oceani del mondo: sorvegliano le coste, monitorano le aree protette, anticipano i rischi meteorologici e raccolgono dati preziosissimi sul clima e sulla salute degli ecosistemi marini. Attualmente, l’80% degli indicatori climatici monitorati dall’IPCC proviene dallo spazio. Ma si può fare ancora di più per proteggere gli oceani.

Un’alleanza spaziale globale per salvare gli oceani

I progressi nell’osservazione satellitare sperimentati a partire dagli anni Novanta hanno rivoluzionato la nostra conoscenza degli oceani, permettendoci di scoprire migliaia di montagne sottomarine e di misurare l’innalzamento del livello del mare con una precisione che oggi raggiunge l’approssimazione al centimetro.

A distanza di trent’anni dai primi programmi di osservazione dell’oceano, i satelliti sono diventati “le sentinelle indispensabili dei mari”: possono monitorare fenomeni preoccupanti come l’erosione delle coste e l’acidificazione degli oceani, ma anche individuare imbarcazioni che pescano illegalmente e sorvegliare attivamente le aree marine protette.

Perciò il CNES, da sempre attivo nell’osservazione degli oceani dallo spazio, ha deciso di lanciare una grande alleanza tesa ad intensificare gli sforzi degli operatori spaziali a tutela dei mari: la Space4Ocean Alliance. Oltre all’agenzia francese, l’alleanza vede tra i suoi fondatori l’Agenzia spaziale norvegese (NOSA), l’Ufficio per gli affari dello spazio extra-atmosferico di Monaco, l’UNOOSA, l’ente delle Nazioni Unite incaricato degli affari spaziali, e la Commissione oceanografica dell’UNESCO (UNESCO IOC). L’ESA, l’Agenzia Spaziale Italiana, quella tedesca e quella marocchina hanno già manifestato il loro interesse a partecipare.

Come spiega Selma Cherchali, responsabile del progetto presso il CNES,

“La nostra ambizione è che molti altri soggetti si uniscano rapidamente all’alleanza. In particolare, vogliamo sostenere i Paesi in via di sviluppo e gli Stati insulari che devono affrontare le sfide dell’oceanografia costiera: inquinamento, minacce alla biodiversità, innalzamento del livello del mare legato al riscaldamento globale. Si tratta di una dimensione molto importante, poiché molti Paesi non dispongono delle competenze spaziali necessarie”.

Un'alleanza globale nello spazio per la tutela della Terra
Un ritratto di Selma Cherchali, responsabile del progetto Space4Ocean Alliance presso il CNES (Foto: CNES)

Space4Ocean Alliance: il lancio dell’iniziativa a giugno

La Space4Ocean Alliance sarà ufficialmente presentata durante la terza Conferenza delle Nazioni Unite sugli Oceani (UNOC), co-presieduta da Francia e Costa Rica, che si terrà a Nizza dal 9 al 13 giugno 2025. L’ultima conferenza dell’UNOC, tenutasi nel 2022, aveva ribadito che la comunità spaziale è un attore fondamentale per affrontare le sfide della conservazione degli oceani e che deve essere maggiormente coinvolta nella ricerca di soluzioni concrete insieme alle altre parti interessate. Durante il prossimo appuntamento, si cercherà di raggiungere un consenso intergovernativo sugli impegni e stilare un piano d’azione.

Come spiega Cherchali,

“L’obiettivo è capitalizzare i dati provenienti dallo spazio combinandoli con altri dati e modelli in situ per sviluppare servizi che riguardano gli impatti dei cambiamenti climatici sulle aree costiere, il monitoraggio dell’inquinamento marino da plastica, la protezione delle aree marine e il monitoraggio del loro stato di salute, nonché il controllo delle attività di pesca illegali”.

In tutti questi settori, i dati spaziali possono avere un’utilità pratica nell’adattamento ai cambiamenti climatici e nella valutazione dell’impatto delle attività umane, e dovrebbero essere sfruttati anche a livello territoriale. L’alleanza globale per l’oceano punta a fornire soluzioni concrete.

Come spiega la responsabile del progetto, il comitato dell’alleanza si riunirà una volta l’anno:

“Per il momento stiamo lavorando alla definizione delle esigenze concrete degli Stati membri delle Nazioni Unite, che speriamo di aggiornare regolarmente. Questi elementi confluiranno in una tabella di marcia delle osservazioni spaziali, delle osservazioni in situ (con un invito ai partner internazionali a implementare nuove missioni oceanografiche), delle questioni applicative e dei servizi operativi, nonché del rafforzamento delle capacità dei membri”.

Ecco tre approfondimenti che potrebbero interessarti:

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I satelliti saranno le sentinelle degli oceani
L’arcipelago di Bijagos, nell’Africa occidentale, visto dal satellite Sentinel-2 del programma europeo Copernicus (Foto: Copernicus Sentinel Data)

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