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Tessy Antony-de Nassau: “La leadership è sempre un servizio”

Dall’esercito lussemburghese all’impegno globale, autenticità, salute mentale, istruzione e autonomia femminile come pratica concreta

Tessy Antony-de Nassau: contenuto visivo associato a leadership, impegno civile, sostegno alle giovani donne, accesso all’istruzione, benessere mentale e responsabilità sociale globale
Sul red carpet della “Luxembourg Fashion Week”, Tessy Antony-de Nassau appare nel ruolo pubblico che ha costruito dopo la stagione istituzionale: non soltanto presenza mediatica, ma piattaforma per parlare di leadership, salute mentale, istruzione e inclusione femminile in contesti internazionali

Fra biografia pubblica, servizio sul campo e iniziative a vocazione internazionale, Tessy Antony-De Nassau incarna una figura che sfugge alle categorie più immediate. Nata a Città del Lussemburgo il 28 ottobre 1985, ha conosciuto da giovanissima la disciplina e la responsabilità attraverso l’ingresso nell’esercito lussemburghese, esperienza che l’ha portata anche a partecipare nel 2004 a una missione KFOR in Kosovo, a Mitrovica. In seguito, ha affiancato a questo retroterra operativo un percorso accademico in relazioni internazionali e diplomazia maturato tra Londra e l’ambito universitario britannico, trasformando progressivamente la propria traiettoria personale in una piattaforma di lavoro su educazione, advocacy e inclusione.

La notorietà internazionale è arrivata anche per la sua lunga appartenenza alla famiglia granducale, in seguito al matrimonio con il principe Louis di Lussemburgo nel 2006, conclusosi con il divorzio nel 2019. Ma ridurre il suo profilo a quella dimensione sarebbe fuorviante. Nel tempo, Antony-de Nassau ha cercato infatti di ridefinire il proprio spazio pubblico non tanto come figura di rappresentanza, quanto come interlocutrice attiva sui temi della leadership femminile, della salute mentale, dell’equità educativa e dell’accesso a opportunità concrete per giovani donne e adolescenti. In questa chiave si collocano sia il suo ruolo di Global Advocate di UNAIDS for Young Women and Adolescent Girls, sia il suo coinvolgimento in organizzazioni e iniziative sociali orientate all’empowerment e alla costruzione di percorsi sostenibili di autonomia.

Sul piano professionale, oggi residente a Zurigo in Svizzera, il suo nome è legato in particolare a due direttrici. Da un lato, la cofondazione di Professors Without Borders, organizzazione non profit dedicata agli sforzi educativi internazionali; dall’altro, la creazione di Finding Butterflies Consulting, con sede in Gran Bretagna, realtà focalizzata su progetti di responsabilità sociale d’impresa, istruzione e valorizzazione del ruolo femminile. È proprio in questo intreccio fra consulenza, attivismo e costruzione di reti che si comprende meglio la cifra del suo percorso: non una semplice presenza istituzionale, ma il tentativo di connettere mondi diversi in una visione della leadership come servizio, ascolto e capacità di rendere strutturale l’impatto sociale.

L’intervista che segue si inserisce quindi in un terreno particolarmente coerente con lo sguardo di Innovando.News: quello in cui l’innovazione non coincide soltanto con la tecnologia, ma con la possibilità di ripensare i modelli attraverso cui si formano le persone, si allargano i diritti e si costruiscono occasioni di emancipazione reale.

Nelle sue risposte, Tessy Antony-de Nassau riflette sul significato dell’autenticità, sul peso della resilienza, sul rapporto fra visibilità pubblica e vulnerabilità personale, ma soprattutto su una questione decisiva: come tradurre parole molto usate come impatto, inclusione, empowerment e mentorship in strumenti effettivi di cambiamento per chi parte da condizioni di svantaggio.

Il suo percorso attraversa il servizio militare, la vita reale e l’impegno globale. Quali valori personali l’hanno guidata maggiormente in queste transizioni? Se sì, perché?

“Autenticità e servizio sono stati la mia stella polare. Che indossassi un’uniforme militare, una corona o un abito da lavoro, ho sempre constatato che, se non resti fedele alla tua essenza, finisci per smarrirti. Il servizio mi ricorda che la vita è più grande della mia storia personale, mentre l’autenticità garantisce che la donna che il mondo vede sia la stessa donna che la sera rimbocca le coperte ai propri figli. Sono valori che mi consentono di attraversare mondi molto diversi senza perdere la mia anima”.

In qualità di fondatrice di Finding Butterflies Consultancy, come definisce l’impatto nel campo dell’istruzione e dell’inclusione femminile e quali indicatori utilizza per misurare il successo?

“L’impatto non è soltanto una voce in un foglio di calcolo; è il cambiamento nella postura di una donna quando si rende conto di avere una propria capacità di azione. Misuro il successo in termini di ‘indipendenza sostenibile’. Per me, un progetto ha successo quando le donne che sosteniamo non hanno più bisogno di noi, perché hanno costruito i propri sistemi. Guardiamo a indicatori qualitativi: il numero di donne che passano a ruoli di leadership e la permanenza nel lungo periodo delle ragazze nelle classi che sosteniamo”.

Il suo lavoro con l’organizzazione benefica educativa che ha creato e fatto crescere nell’arco di sette anni ha una portata globale. Come affronta l’adattamento delle iniziative educative a comunità culturalmente diverse?

“Non entriamo in gioco con un manuale ‘occidentale’ aspettandoci che funzioni ovunque. Prima di tutto ascoltiamo. Adattare l’istruzione significa diventare studenti della cultura prima di cercare di esserne insegnanti. Collaboriamo con esperti locali per fare in modo che il nostro curriculum rispetti le tradizioni del luogo, offrendo al tempo stesso competenze di alto livello necessarie per il mercato globale. Si tratta di costruire un ponte, non una strada a senso unico”.

Tessy Antony-de Nassau: contenuto visivo associato a leadership, impegno civile, sostegno alle giovani donne, accesso all’istruzione, benessere mentale e responsabilità sociale globale
In aula, con tablet e materiali di supporto, prende forma una delle direttrici più riconoscibili del suo lavoro: l’educazione come leva di autonomia: fra Professors Without Borders, Finding Butterflies Consultancy e il ruolo di UNAIDS Global Advocate for Young Women and Adolescent Girls, il sapere diventa strumento di accesso e possibilità

Lei è Global Advocate di UNAIDS per le giovani donne e le adolescenti. Quali sono, a suo avviso, i cambiamenti politici più urgenti che la comunità internazionale deve perseguire per far avanzare l’equità di genere?

“Dobbiamo andare oltre i gesti simbolici e concentrarci sulla ‘alfabetizzazione giuridica’ e sulla protezione economica. Molte ragazze non sanno nemmeno di avere diritti che dovrebbero essere tutelati. Sul piano delle politiche pubbliche, dobbiamo rendere obbligatorio un accesso paritario all’istruzione secondaria e smantellare le barriere legali che impediscono alle donne di possedere terreni o di accedere al credito. Finché una ragazza non sarà riconosciuta alla pari sul piano legale e finanziario, l’equità resterà un sogno”.

Bilanciare visibilità e vulnerabilità può essere difficile per le figure pubbliche. In che modo la sua esperienza personale ha plasmato il suo approccio alla sensibilizzazione sulla salute mentale?

“Ho imparato che la vulnerabilità è in realtà un superpotere, non una debolezza. Essere sotto i riflettori può essere incredibilmente isolante, e anch’io ho vissuto momenti in cui mi sono sentita sopraffatta. Parlando apertamente delle mie difficoltà, voglio dare agli altri il permesso di non stare bene. Il mio impegno nasce dalla convinzione che sia necessario destigmatizzare la salute mentale nella leadership: si può essere leader forti e avere comunque bisogno di una rete di sostegno”.

Molti leader parlano di resilienza, ma pochi hanno attraversato tanti ruoli diversi quanto lei. Quale consiglio darebbe ai leader emergenti su come ridefinire il successo dopo le battute d’arresto?

“Non lasciate che un titolo, o la perdita di un titolo, definisca il vostro valore. Le battute d’arresto sono soltanto segnali di ‘ricalcolo del percorso’. Ho dovuto reinventarmi più volte e ho imparato che il successo non è una linea retta verso l’alto; è la capacità di mantenere intatta la propria integrità mentre si cambia direzione. Il mio consiglio? Considerate ogni ‘fallimento’ come una masterclass su ciò che non funziona, così da essere più preparati quando troverete ciò che invece funziona”.

Come integra oggi nel suo modo di guidare e di prendere decisioni le lezioni apprese durante il servizio militare?

“Il servizio militare mi ha insegnato questo: ‘La missione prima di tutto, le persone sempre’. Mi ha dato una disciplina che uso ogni giorno: la capacità di restare calma sotto pressione e di prendere decisioni quando tutto è caotico. Ma, soprattutto, mi ha insegnato il valore della squadra. Nessuno vince da solo. Nel business e nell’attivismo continuo a considerare la mia squadra come un’unità in cui il ruolo di ciascuno è vitale per il successo della missione”.

A suo giudizio, quale ruolo hanno la tecnologia e l’innovazione nell’ampliare l’accesso a un’istruzione di qualità nelle aree svantaggiate?

“La tecnologia è il grande livellatore, ma resta uno strumento, non una soluzione totale. Ci consente di portare una lezione di livello Harvard in un villaggio della Sierra Leone, e questo è rivoluzionario. Tuttavia, l’innovazione deve essere ‘appropriata’. Non dovremmo semplicemente scaricare hardware in regioni prive dell’infrastruttura necessaria a sostenerlo. La vera innovazione sta nel creare strumenti di apprendimento offline, a bassa richiesta di banda e ad alto impatto, capaci di incontrare le persone dove si trovano”.

Tessy Antony-de Nassau: ritratto di una figura pubblica impegnata tra leadership, istruzione, inclusione femminile, salute mentale e impatto sociale in una prospettiva internazionale concreta
In questo ritratto editoriale, l’immagine pubblica di Tessy Antony-de Nassau si allontana dal protocollo dinastico lussemburghese e si avvicina al profilo che oggi rivendica: imprenditrice sociale, consulente e voce impegnata su empowerment femminile, salute mentale e accesso più equo all’istruzione

Quali iniziative la entusiasmano di più in questo momento in termini di impatto sociale e quali sono i suoi obiettivi per i prossimi cinque anni?

“Sono profondamente entusiasta della possibilità di far crescere il mio gruppo femminile chiamato Vitamin Women (cioè, Vitamin W) e di aiutare più imprenditrici a muoversi sulla scena globale. Nei prossimi cinque anni, il mio obiettivo è creare un ecosistema di mentoring più strutturato, capace di colmare il divario tra attiviste di base e decisori politici globali. Vorrei vedere un mondo in cui il peacebuilding ‘da essere umano a essere umano’ diventi una componente standard di ogni MBA e di ogni corso di laurea in scienze politiche”.

Come madre, imprenditrice e attivista globale, in che modo trasmette alla prossima generazione i valori dell’empatia e della leadership?

“Mostro loro il lavoro. Voglio che i miei figli vedano che la leadership è servizio e che l’empatia è una forza, non una soft skill. Guido con l’esempio, mostrando loro che va bene impegnarsi a fondo, va bene fallire ed è essenziale difendere chi non può difendersi da solo. Non mi limito a dire loro di essere gentili; lascio che mi vedano scegliere la gentilezza anche quando è la strada più difficile”.

Tessy Antony de Nassau dietro le quinte della “Luxembourg Fashion Week”

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