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Biodiversità e benessere: nuovi modelli di sviluppo rurale

I paesaggi dominati dalle foreste mitigano l’impatto delle città: un nuovo studio esplora il compromesso tra natura e benessere socio-economico

Come influisce davvero la biodiversità sul benessere?
Uno studio supera il concetto di “natura benefica” e indaga più concretamente come la biodiversità influisce sul benessere – anche materiale – degli abitanti dei villaggi rurali (Foto: Envato)

Quanto influisce davvero la varietà delle specie sulla nostra qualità della vita? La scienza sta finalmente superando il tradizionale concetto di “natura benefica” per delineare le complesse interazioni esistenti tra salute degli ecosistemi e prosperità socio-economica, andando molto al di là del classico benessere percepito.

Un nuovo studio condotto da un team di ricerca ungherese ha analizzato decine di villaggi rurali tra Ungheria e Romania e ha concluso che i centri abitati circondati da una maggiore biodiversità tendono anche ad avere un migliore benessere socioeconomico. Nella futura pianificazione delle aree rurali dell’Europa centrale, in particolare, bisognerà tenere conto di due parametri essenziali: la complessità del paesaggio, più o meno naturale, e la prossimità ai centri urbani.

Biodiversità e benessere umano: una relazione complessa

Che il contatto con la natura abbia un impatto positivo sul benessere è un’acquisizione ormai nota, supportata da numerosi studi che abbracciano discipline diverse. Uno studio tedesco, per esempio, ha riscontrato un’associazione positiva tra la diversità delle specie vegetali e di uccelli e la salute mentale, anche dopo aver tenuto conto dei fattori socioeconomici; ed è stato scoperto che anche la presenza di impollinatori migliora la qualità della vita, supportando la produzione alimentare e promuovendo ambienti diversi, fiorenti e resilienti.

Il ruolo specifico della biodiversità, però, è ancora dibattuto. Ci si chiede, dunque: quali sono le caratteristiche specifiche da cui derivano i benefici concreti per le persone? È merito delle esperienze sensoriali fornite da diverse specie, di una migliore qualità dell’aria o di altro ancora?

Un altro aspetto da indagare riguarda il possibile rapporto tra biodiversità e indicatori socio-economici, soprattutto in un contesto di spopolamento e di rapida modernizzazione dei paesaggi agricoli: il graduale abbandono della vita rurale e l’intensificarsi delle attività umane potrebbero avere un impatto sulla varietà di specie presenti, così come la vicinanza di un centro urbano – che d’altro canto facilita l’accesso a servizi, infrastrutture e mercati.

Se vogliamo andare oltre il tradizionale concetto di “natura benefica” e indagare il reale rapporto tra biodiversità e benessere – non solo psicologico e percepito, ma anche materiale – bisogna considerare tutti questi aspetti. Lo studio di Péter Batáry e colleghi recentemente pubblicato su Nature Sustainability risponde esattamente a quest’esigenza, tutt’altro che teorica.

Il ruolo della biodiversità nei paesaggi rurali europei
Un villaggio rurale in Romania: secondo lo studio, lo sviluppo delle aree rurali deve considerare due parametri principali, ovvero il tipo di paesaggio e la vicinanza alla città (Foto: Envato)

Complessità del paesaggio e vicinanza alla città: dov’è il compromesso?

La ricerca ha preso in esame 64 villaggi tra Ungheria e Romania, collocati nei dintorni di 16 città di medie dimensioni, tutti con radici storiche che risalgono al periodo medievale e simili per dimensioni e qualità del suolo. Li hanno quindi classificati in base al tipo di paesaggio (agricolo o forestale) e alla sua configurazione, più o meno “agglomerata” in base alla vicinanza alla città.

Hanno poi misurato il livello di biodiversità nei diversi villaggi, registrando 1.164 specie di piante, insetti, altri artropodi e uccelli, e hanno analizzato il benessere della popolazione utilizzando il Better Life Index dell’OCSE, che prende in considerazione le condizioni di vita materiali ma anche la qualità della vita. Utilizzando l’Human Footprint Index (HFI) hanno infine misurato le pressioni antropiche derivanti dal cambiamento di uso del suolo, dalla densità di popolazione, dai trasporti e dallo sviluppo economico.

Hanno scoperto che la biodiversità è inferiore in media del 15% nei villaggi con paesaggi agricoli più omogenei rispetto a quelli dominati dalla foresta e da ambienti semi-naturali. La vicinanza alla città, però, contrariamente a quanto atteso, non ha influenzato i punteggi di biodiversità: in generale, spiegano gli autori, era più alta ai margini delle aree abitate per diminuire avvicinandosi al centro. Nei paesaggi forestali, comunque, questa riduzione è risultata più evidente, con un calo del 20%: a influire sulla varietà delle specie, quindi, non è la prossimità di un centro urbano. Come si legge nella ricerca:

“La semplificazione del paesaggio ha ridotto direttamente la diversità multitrofica; essa è rimasta comunque relativamente elevata nei villaggi agglomerati all’interno di paesaggi dominati dalla foresta. Ciò indica che la complessità del paesaggio può mitigare il compromesso tra progresso socioeconomico e biodiversità”. 

Tipo di paesaggio e distanza dalla città: i parametri per lo sviluppo rurale
Vista cartografica (a) e vista schematica (b) di esempi di villaggi di studio situati in paesaggi contrastanti per studiare la semplificazione del paesaggio (paesaggi agricoli rispetto a paesaggi dominati dalla foresta) e gli effetti di agglomerazione data dalla vicinanza alla città (Foto: Batáry, P., Gallé, R., Korányi, D. et al. Biodiversity and human well-being trade-offs and synergies in villages, 2025)

Aree rurali europee: verso una gestione territoriale integrata

La maggiore complessità ecologica e funzionale dei paesaggi dominati da foreste, quindi, produce un “effetto tampone” capace di mitigare gli effetti dannosi delle attività umane. Le pressioni antropiche, come previsto, sono risultate maggiori nei villaggi più vicini alle città, indipendentemente dal fatto che si trattasse di paesaggi agricoli o forestali. La vicinanza alla città, però, determina anche un benessere superiore del 27%, mentre lo scenario seminaturale influisce solo per il 14%.

La conclusione dello studio offre una prospettiva molto concreta: per la gestione sostenibile di questi territori, è necessario considerare priorità diverse a seconda della posizione del villaggio e del tipo di paesaggio circostante. I piani e le politiche per lo sviluppo rurale dovrebbero integrare queste variazioni: nei villaggi più vicini alle città, per esempio, lo sviluppo edilizio dovrebbe ridurre al minimo la pratica di impermeabilizzare il terreno, mentre nelle aree forestali ci si dovrebbe concentrare sulla limitazione dell’espansione e dell’intensificazione agricola per preservare la biodiversità e i paesaggi forestali.

Per realizzare tutto ciò, sottolineano i ricercatori, bisogna combinare iniziative top-down (guidate dalle politiche) e bottom-up (guidate dalla comunità):

“Le politiche dall’alto verso il basso potrebbero includere incentivi per l’agricoltura sostenibile, progetti di ripristino degli habitat autoctoni e programmi di inverdimento dei villaggi, mentre le iniziative dal basso verso l’alto potrebbero coinvolgere organizzazioni non governative locali che si impegnano a promuovere pratiche rispettose della biodiversità, come l’utilizzo di miscele di semi locali per migliorare gli spazi verdi, e a sensibilizzare l’opinione pubblica”. 

Nei villaggi rurali europei, è fondamentale anche sostenere la conservazione delle pratiche tradizionali e delle tecniche agricole e forestali locali, un patrimonio immateriale da sempre al servizio della biodiversità rurale.

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Nella futura pianificazione delle aree rurali dell’Europa centrale, in particolare, bisognerà tenere conto di due parametri essenziali: la complessità del paesaggio, più o meno naturale, e la prossimità ai centri urbani (Foto: Envato)

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