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Così l’AI intercetta il rischio sul lavoro prima che diventi incidente

Sviluppato a Pisa, AISAFETY monitora operatori e macchinari e interviene in tempo reale sui processi produttivi prima di situazioni critiche

Così l'AI intercetta il rischio sul lavoro prima che diventi incidente
La simulazione del dispositivo AISAFETY, per evitare incidenti sul lavoro legati all’utilizzo delle macchine, montato su un torno (Foto: UNIPI)

La sicurezza sul lavoro è ormai al centro di un cambiamento strutturale. A trasformarla da un approccio reattivo a uno predittivo ci pensa il medesimo catalizzatore di efficienza creatività che sta parallelamente rivoluzionando tutti i principali settori professionali ed economici, nonché ovviamente l’intelligenza artificiale.

Che l’automazione non sia più una teoria lontana ma sia già integrata nei sistemi di assunzione, pianificazione, sorveglianza e sicurezza lo dimostra anche il crescente spazio che la materia sta assumendo nel confronto istituzionale. Ad oggi, gli utilizzi dell’intelligenza artificiale e di altre tecnologie applicate alla sicurezza dei lavoratori sono effettivamente molteplici e stanno trovando implementazioni sempre più diffuse, tra dispositivi indossabili, sensori, telecamere dotate di AI, esoscheletri, tecnologie assistite dall’automazione e sistemi di analisi previsionale.

Uno degli sviluppi più recenti e interessanti proprio in ambito predittivo arriva dall’Italia. Più precisamente dall’Università di Pisa, che ha presentato AISAFETY, un sistema di supervisione progettato per prevenire gli incidenti legati all’uso delle macchine prime che gli stessi accadano. Si tratta di un modulo integrabile anche su impianti già esistenti, capace di ridurre i rischi connessi a errori e manomissioni affinché, come ricordato Roberto Gabbrielli, docente di Impianti Industriali Meccanici di Unipi e coordinatore del progetto, tragedie come quella di Luana D’Orazio, la giovane operaia di 22 anni e madre di un bambino morta il 3 maggio 2021 in una fabbrica tessile di Montemurlo, in provincia di Prato, non debbano più accadere.

Incidenti sul lavoro e criticità persistenti: perché la prevenzione da sola non basta

Secondo i dati INAIL, nel 2025 le vittime sul lavoro in Italia sono state 1.093; numeri sostanzialmente in linea con quelli dell’anno precedente. Un segnale, questo, di come il rischio non si riduca ma piuttosto si si redistribuisca: se i decessi avvenuti durante l’attività sono infatti scesi leggermente, sono dall’altra aumentati quelli legati agli spostamenti casa-lavoro.

A non variare ci pensano anche i medesimi settori coinvolti, con costruzioni, manifatturiero, trasporti e commercio che restano i contesti in cui si continua a morire di più, confermando criticità che resistono nel tempo e che la sola prevenzione fatica a contenere.

Un altro elemento delicato riguarda poi il profilo delle vittime, che si concentra soprattutto nelle fasce d’età più avanzate della popolazione attiva, in particolare tra i 55 e i 64 anni e tra i 45 e i 54, a convalida in questo caso di come l’esperienza non sia di per sé una garanzia sufficiente a ridurre il rischio, soprattutto nei contesti operativi più esposti.

La sicurezza sul lavoro, oltre alle fondamentali misure di prevenzione – orientate a eliminare il rischio – e di protezione – pensate invece per ridurne l’impatto – è pertanto chiamata a integrarsi in modo consapevole con la tecnologia. L’adozione di strumenti digitali avanzati, infatti, non sostituisce il sistema normativo e organizzativo esistente, ma lo rafforza, introducendo una capacità ulteriore: leggere il rischio mentre questo si sta formando.

Così l'AI intercetta il rischio sul lavoro prima che diventi incidente
Luana D’Orazio, operaia 22enne che il 3 maggio 2021 perse la vita finendo nell’ingranaggio di un orditoio. La sua storia ha profondamente scosso l’opinione pubblica italiana, diventando un simbolo della lotta per la sicurezza sul lavoro (Foto: Instagram)

Il nuovo sistema di supervisione che combina sensori, telecamere e IA per la sicurezza dei lavoratori

È proprio dalle morti sul lavoro – per leggerezza o per dinamiche produttive in cui non è la sicurezza a fare da protagonista – che nasce AISAFETY. E seppur l’obiettivo finale sia ancora lontano, il sistema di sensori e intelligenza artificiale sviluppato dall’Università di Pisa dimostra che la tecnologia è già disponibile ed effettivamente utilizzabile nei contesti produttivi reali.

Errori o manomissioni possono infatti trasformarsi in incidenti potenzialmente fatali in pochissimi istanti: un margine minimo dove AISAFETY agisce monitorando in tempo reale le situazioni potenzialmente pericolose e intervenendo direttamente sul funzionamento dei macchinari, fino ad arrestarli prima che accada il peggio.

Una logica su cui si basa l’intero funzionamento del sistema, che combina sensori, telecamere e intelligenza artificiale per controllare in modo continuo l’interazione tra operatori e macchine. Presso il Polo Tecnologico di Navacchio è stato inoltre realizzato un impianto dimostrativo, composto da un tornio e un robot, su cui AISAFETY è stato testato in condizioni operative. La piattaforma, come detto, è inoltre progettata per integrarsi anche su impianti già esistenti, senza richiedere una riconfigurazione completa dei sistemi produttivi.

Lo spiega anche Paolo Nepa, docente di Ingegneria nel settore dei Campi Elettromagnetici all’Università di Pisa:

“In ambito industriale molti degli infortuni degli operatori addetti all’uso delle macchine sono legati in qualche modo al comportamento dell’utilizzatore. AISAFETY si può integrare anche su macchinari già esistenti per ridurre i rischi legati ad errori e manomissioni da parte degli operatori e consentire loro di lavorare in sicurezza”

Tre livelli tecnologici per leggere in tempo reale ciò che accade veramente attorno alle macchine

Per costruire il sistema, i ricercatori hanno integrato più livelli tecnologici che lavorano insieme nello stesso ambiente. Un sistema a radiofrequenza permette di localizzare in tempo reale persone e oggetti nello spazio di lavoro, mentre la visione artificiale osserva e analizza ciò che accade attorno alla macchina e il suo funzionamento. Su questi dati interviene poi un modulo di intelligenza artificiale, che li elabora e individua eventuali situazioni di rischio legate a errori o possibili manomissioni.

“In caso di rischio il modulo di Intelligenza Artificiale attiva comandi di arresto sul sistema di produzione per porlo in uno stato sicuro. Il sistema di supervisione invia anche notifiche ai lavoratori sugli smartphone, consigliando loro di non procedere con la produzione per ridurre il rischio a cui possono essere esposti”,

aggiunge ancora il docente Roberto Gabbrielli.

Il progetto AISAFETY (“Sistema smart integrato basato sull’intelligenza artificiale per la gestione della sicurezza degli operatori in processi di produzione”), sviluppato insieme all’Università di Perugia e al CNR, è stato cofinanziato da INAIL nell’ambito dei bandi BRiC.

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Il gruppo di lavoro UNIPI: da sinistra, Andrea Motroni, Marco Palumbo, Paolo Bolettieri, Paolo Nepa, Roberto Gabbrielli, Emanuele Tavanti (Foto: UNIPI)

L’altro lato della medaglia, tra vuoto normativo e regole da costruire attraverso la formazione

Se da un lato soluzioni innovative come AISAFETY mostrano con chiarezza che la tecnologia è già in grado di intervenire sul rischio in tempo reale, dall’altro il quadro complessivo resta tuttavia ancora lontano da una piena integrazione.

L’analisi del rapporto del Ministero del Lavoro con l’approfondimento dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro, a tal proposito, parla apertamente di un’arma a doppio taglio. Le stesse tecnologie che permettono di prevenire incidenti – appunto, dai sistemi di manutenzione predittiva ai sensori che monitorano fatica, prossimità e condizioni ambientali – introducono al contempo nuovi rischi. Tra questi, ad esempio, l’opacità degli algoritmi, che rende poco trasparenti le decisioni delle macchine, e il rischio di eccessiva dipendenza da sistemi automatizzati, che può ridurre la capacità di intervento umano nei momenti critici.

A ciò, come accade delle fase iniziali di tutte le nuove tecnologie, si aggiunge un nodo normativo tutt’altro che risolto. La valutazione dei rischi, prevista dal Decreto Legislativo 81/2008 come processo dinamico e responsabilità diretta del datore di lavoro, non può essere delegata a sistemi automatici, mentre l’uso di tecnologie di monitoraggio solleva questioni delicate legate alla privacy e al controllo a distanza dei lavoratori.

Un equilibrio, perlomeno quello attuale, dove l’intelligenza artificiale non sostituisce prevenzione e protezione, ma le ridefinisce, spostando la sicurezza verso una dimensione più proattiva e predittiva che, però, richiede regole e responsabilità ancora tutte da costruire.

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Soluzioni come AISAFETY evidenziano il potenziale delle tecnologie avanzate nella sicurezza, ma la loro efficacia passa necessariamente da tempi di adozione adeguati, consapevolezza operativa, limiti ben definiti e un quadro normativo chiaro e condiviso (Foto: Pexels)

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