Un’esercitazione del German Aerospace Center mostra come le nuove tecnologie possano ridurre i rischi di chi opera nelle emergenze

Il cambiamento climatico incide sempre più direttamente anche sulla sicurezza sul lavoro. Come evidenziato dall’analisi condotta dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro nel rapporto “Garantire la salute e la sicurezza sul lavoro nel contesto dei cambiamenti climatici”, l’aumento delle temperature, la maggiore frequenza di eventi meteorologici estremi e l’intensificarsi di fenomeni come alluvioni, incendi e ondate di calore stanno modificando le condizioni in cui milioni di persone svolgono la propria attività. Dai lavoratori all’aperto a chi opera nei cantieri, fino agli addetti alla logistica e ai trasporti, cresce l’esposizione a rischi che richiedono nuove strategie di prevenzione, procedure aggiornate e strumenti sempre più efficaci.
E se tali complicazioni riguardano ormai dunque il lavoro quotidiano, è chiaro come le stesse diventino ancora più evidenti nelle attività che, per loro definizione, si svolgono in condizioni estreme. Soccorritori, vigili del fuoco, operatori della protezione civile e personale specializzato sono infatti chiamati a intervenire proprio quando nubifragi o frane mettono in pericolo persone e infrastrutture, spesso in contesti in cui anche comunicazioni e trasporti risultano compromessi. Situazioni critiche, dunque, in cui la tecnologia può offrire un supporto determinante.
Per capire come supportare chi opera in prima linea, sedici istituti del German Aerospace Center (DLR) hanno organizzato, insieme ad autorità e organizzazioni responsabili della sicurezza, un’esercitazione nel circondario di Ahrweiler, in Germania. Basata su uno scenario realistico di alluvione, la dimostrazione ha mostrato come sistemi di comunicazione avanzati e altre tecnologie possano migliorare il coordinamento dei soccorsi, offrire una visione d’insieme e ridurre l’esposizione al rischio degli operatori impegnati nelle operazioni di emergenza.
Come nasce un progetto che punta a cambiare la gestione delle emergenze
Dietro al progetto c’è, come detto, il German Aerospace Center (DLR), il principale centro di ricerca tedesco per l’aeronautica, lo spazio, l’energia, i trasporti, la digitalizzazione e la sicurezza. Finanziato dal governo federale e dai governi dei Länder tedeschi, il DLR svolge attività di ricerca e sviluppo per sviluppare tecnologie innovative e trasferire i risultati della ricerca in applicazioni concrete per l’industria, le istituzioni e la società. Accanto ai programmi dedicati all’esplorazione spaziale e alle tecnologie aeronautiche, l’ente lavora infatti anche su sistemi per la protezione delle infrastrutture critiche, la gestione delle emergenze e il supporto alle autorità di protezione civile.
Un contesto in cui si inserisce anche RESITEK, acronimo di Resilient Technologies for Civil Protection, un progetto che punta a mettere a disposizione dei soccorritori strumenti in grado di migliorare la consapevolezza della situazione, il coordinamento delle operazioni e la sicurezza degli interventi. L’approccio del DLR si basa dunque sull’integrazione di competenze provenienti da discipline diverse, dalla robotica all’intelligenza artificiale, dall’osservazione della Terra tramite satelliti alle telecomunicazioni, con l’obiettivo di sviluppare tecnologie che possano essere impiegate in scenari reali e contribuire a rendere più efficiente la risposta alle emergenze.

Un’alluvione simulata come banco di prova verosimile per l’innovazione
Lo scenario scelto per l’esercitazione del progetto RESITEK è quello di un’alluvione dalle proporzioni devastanti. L’acqua ha invaso il territorio, diverse autorità locali chiedono aiuto, la rete di comunicazione è fuori uso e strade, ponti ed edifici risultano distrutti. In una situazione simile, le persone devono essere evacuate e assistite rapidamente, mentre i soccorritori devono riuscire a orientarsi in un contesto instabile, pericoloso e difficile da coordinare.
Nella simulazione, il DLR interviene quindi per valutare in tempi rapidi la situazione su un’area estesa e supportare le operazioni di soccorso. Nello specifico, il quadro dell’emergenza viene ricostruito progressivamente attraverso dati satellitari, voli di droni e ricognizioni effettuate da sistemi robotici. A questo si aggiunge l’allestimento di una rete di comunicazione locale, che consente agli operatori di scambiarsi informazioni e di ricevere dati anche dalle zone più pericolose o difficili da raggiungere.
DLR, Croce Rossa Bavarese e Croce Rossa Tedesca della Renania-Palatinato hanno condotto insieme tutte le attività sul campo. E se droni telecomandati e autonomi hanno supportato la ricerca dei dispersi e la ricognizione delle aree colpite, un sistema condiviso di gestione dello spazio aereo ha invece permesso di coordinarne i movimenti con quelli degli elicotteri. Per verificarne il funzionamento, i ricercatori hanno simulato anche operazioni con velivoli ad ala rotante. A supporto delle squadre sono poi entrati in azione anche sistemi robotici come il drone ARDEA, il rover Scout e il veicolo anfibio SHERP, fornito dal World Food Programme e impiegato sia per la ricognizione sia per il trasporto di persone e rifornimenti.
Cosa succede quando tutti i dati convergono in un’unica mappa operativa
Una volta raccolte, tutte le informazioni vengono convogliate nel centro operativo del DLR. Qui entrano in gioco gli strumenti di intelligenza artificiale, che analizzano ed elaborano dati satellitari, immagini aeree, riprese dei droni e informazioni provenienti dai rover, integrandoli in un unico quadro operativo della situazione. Le squadre di emergenza ricevono quindi il quadro operativo sia in formato digitale, attraverso servizi web dedicati, sia tramite mappe cartacee. Disporre di una visione d’insieme, costantemente aggiornata, permette ai soccorritori di coordinare le operazioni in modo più efficace e di basare le decisioni su informazioni complete e condivise.
“Informazioni sulla situazione incomplete o disponibili in ritardo, la mancanza di connettività e un coordinamento insufficiente tra gli attori coinvolti possono compromettere in modo significativo l’efficacia degli interventi in caso di catastrofe. Eventi come alluvioni su larga scala, tempeste o blackout evidenziano quanto la nostra società dipenda dal corretto funzionamento delle infrastrutture critiche”,
afferma Anke Kaysser-Pyzalla, presidente del Consiglio esecutivo del DLR.
“RESITEK dimostra come le tecnologie moderne possano rafforzare la protezione civile. Ciò che conta non è soltanto la capacità dei singoli sistemi, ma anche il modo in cui riescono a lavorare insieme. Tutti i soggetti coinvolti traggono beneficio dall’intenso scambio di conoscenze che avviene durante l’esercitazione”

Perché la prevenzione è sempre la migliore delle risposte all’emergenza
L’esercitazione ha affrontato un aspetto cruciale: la capacità delle infrastrutture di continuare a funzionare o di riprendersi rapidamente dopo un evento estremo. Per questo i ricercatori hanno analizzato diversi scenari di danno e sviluppato modelli pensati per aumentare la resilienza delle reti elettriche, così da ridurre il rischio di interruzioni prolungate dei servizi essenziali. Parallelamente, il progetto si è concentrato anche sulla pianificazione dei percorsi più efficienti per le operazioni di soccorso e per l’evacuazione della popolazione, un elemento decisivo quando strade e collegamenti risultano compromessi.
Lo sguardo, infine, si estende anche a minacce meno visibili ma altrettanto concrete, come il cosiddetto space weather: le tempeste solari possono infatti interferire con infrastrutture critiche, reti elettriche e sistemi di comunicazione. Per questo il DLR sta lavorando a modelli previsionali più accurati, in grado di valutarne tempestivamente i possibili effetti e consentire alle autorità di prepararsi con maggiore anticipo.
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