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Un database condiviso per iniziare a svelare le profondità marine

Deep-sea Biobank Initiative: un database di campioni biologici e dati genetici dei fondali marini profondi a disposizione degli scienziati di tutto il mondo

Gli scienziati di tutto il mondo alla scoperta delle profondità marine
Le profondità marine sono il luogo più remoto e inesplorato della Terra: una nuova importante iniziativa dell’ISA promette di sostenere e accelerare la nostra scoperta degli oceani (Foto: NOAA Office of Ocean Exploration and Research, Deep-Sea Symphony: Exploring the Musicians Seamounts)

L’International Seabed Authority (ISA) ha annunciato un’iniziativa che potrebbe dare un notevole slancio alla ricerca scientifica sui fondali marini profondi, un’area di studio che ha appena iniziato a rivelare i contorni di un ecosistema sterminato e quasi completamente sconosciuto agli esseri umani.

La Deep-Sea Biobank Initiative punta a creare un database condiviso di campioni biologici e dati genetici raccolti sui fondali marini profondi in acque internazionali. Tali campioni saranno così resi disponibili ai ricercatori di tutto il mondo. Un’iniziativa che nasce per sostenere la ricerca nelle profondità marine ma anche e soprattutto per coinvolgere i Paesi emergenti nella scoperta dei nostri oceani, un’avventura epocale che è appena iniziata.

Quello che ancora non sappiamo dell’oceano

Chi ha avuto la fortuna di vedere l’ultimo meraviglioso documentario di Sir David Attenborough, “Ocean”, ha già iniziato a fare i conti con quello che abbiamo sempre ignorato del più grande ecosistema del pianeta.

“Dopo quasi 100 anni passati sul pianeta, oggi so che il posto più importante sulla Terra non è la terraferma, ma l’oceano”.

Sir Attenborough riassume così il suo messaggio, che è anche il più potente appello mai lanciato dal celebre divulgatore britannico in decenni di carriera. Stavolta non si tratta di scoprire un comportamento animale o descrivere una nuova specie. Si tratta di cambiare radicalmente la propria visione del mondo, quasi ammettendo di aver appena iniziato a capire quello che sarebbe dovuto essere evidente.

L’oceano profondo, quello al di sotto dei 200 metri di profondità, costituisce più del 90% dell’ambiente marino della Terra, ed è il bioma meno esplorato del pianeta – il più sconosciuto. Come si legge in uno studio pubblicato lo scorso maggio su Science Advances, abbiamo osservato meno dello 0,001% dei fondali marini profondi, e quello che abbiamo scoperto potrebbe non rappresentare un quadro realistico della vita di profondità.

Analizzando 44.000 immersioni di profondità, i ricercatori hanno infatti scoperto che oltre il 65% delle osservazioni visive è avvenuto nelle acque territoriali di tre Paesi: Stati Uniti, Giappone e Nuova Zelanda.

“È come se dovessimo fare tutte le ipotesi sugli ecosistemi terrestri partendo dalle osservazioni dello 0,001% della superficie terrestre, che equivarrebbe a una superficie inferiore a quella di Houston, in Texas”,

ha spiegato Katy Croff Bell della ONG Ocean Discovery League, che ha guidato la ricerca. E infatti, può bastare una singola spedizione scientifica per scoprire montagne sottomarine e diverse specie mai osservate prima, o che i noduli polimetallici a 4mila metri di profondità producono ossigeno molecolare.

Quanto conosciamo dell'oceano?
L’attività di immersione in acque profonde si è concentrata in un numero ristretto di località, in particolare nella baia di Monterey, nelle Hawaii, nelle baie di Suruga e Sagami, in Giappone, e in Nuova Zelanda (Foto: Katherine L. C. Bell et al. ,How little we’ve seen: A visual coverage estimate of the deep seafloor, 2025)

Deep-Sea Biobank: l’iniziativa della International Seabed Authority

In base allo studio di Bell e colleghi, che ha analizzato 67 anni di immersioni, solo il 19,1% delle spedizioni in acque profonde è avvenuto in alto mare, cioè in acque internazionali. La vastissima area al di fuori della giurisdizione nazionale dei diversi Paesi, che copre il 58% dell’oceano ed è anche la più attenzionata in materia di deep-sea mining, non è adeguatamente rappresentata. La parte di oceano più esposta ai pericoli delle attività estrattive e al fenomeno della pesca illegale, quella che come ricorda il film di Sir Attenborough è la più difficile da proteggere, è anche quella che conosciamo meno.

È in questo contesto che s’inserisce l’iniziativa della International Seabed Authority annunciata nel corso dell’ultima Conferenza ONU sugli Oceani che si è tenuta a Nizza il mese scorso. Il progetto si chiama Deep-Sea Biobank Initiative (DBI) e nasce per migliorare l’accesso ai campioni biologici e ai dati genetici raccolti nei fondali profondi al di fuori della giurisdizione nazionale.

La Deep-Sea Biobank Initiative avrà la forma di un database globale di campioni biologici e dati genetici raccolti in acque profonde che saranno accessibili ai ricercatori di tutto il mondo. Per favorire lo scambio di informazioni, la DBI si occuperà anche di sviluppare procedure operative standard per il campionamento, il trattamento e la condivisione dei campioni biologici e dei dati genetici. Così facendo, ha spiegato la ISA, la Deep-Sea Biobank Initiative intende promuovere la ricerca in acque profonde e la collaborazione scientifica a livello globale, potenziando le capacità dei Paesi emergenti.

Un database condiviso per sostenere la ricerca in acque internazionali

Il progetto era già stato introdotto a margine della Our Ocean Conference tenutasi a Busan, in Corea, alla fine di aprile. In quell’occasione è stata annunciata la cooperazione tra l’ISA e il Ministero degli Oceani e della Pesca della Repubblica di Corea (MOF-ROK), un tassello chiave della nascente iniziativa:

“La Repubblica di Corea contribuirà attivamente allo sviluppo di procedure operative standard per la raccolta dei campioni, la conservazione, la ricerca e l’elaborazione dei dati. Sosterremo anche il funzionamento della DBI, che garantisce la conservazione sicura, la gestione efficace e l’accesso equo a questi preziosi campioni”,

ha dichiarato Sungbum Kim, viceministro coreano per le Politiche Marine, Ministero degli Oceani e della Pesca. Le parole di Kim hanno trovato eco in quelle di Leticia Carvalho, Segretario generale dell’ISA, che ha aggiunto:

“Il DBI è la risposta dell’ISA alla crescente necessità di far progredire la ricerca, condividere i dati, costruire capacità e facilitare l’accesso alle conoscenze sulle profondità marine, in particolare per i Paesi in via di sviluppo. Miriamo a creare percorsi standardizzati ed equi per la collaborazione scientifica, consentendo a Paesi e istituzioni di esplorare, comprendere e proteggere gli ecosistemi più remoti dell’oceano”.

Deep-sea Biobank Initiative: il progetto dell'International Seabed Authority
L’iniziativa della International Seabed Authority è stata annunciata nel corso dell’ultima Conferenza ONU sugli Oceani, a Nizza (Foto: International Seabed Authority)

Anche Zimbabwe e Bangladesh sostengono il progetto

Anche altri Paesi hanno sostenuto l’importanza della Deep-Sea Biobank Initiative, dagli Stati insulari del Pacifico ai giganti demografici dell’Asia meridionale come India e Bangladesh. Mark Brown, primo ministro delle Isole Cook, ha parlato dell’iniziativa come di “un esempio tangibile di collaborazione significativa, in cui si condividono campioni e dati, si costruiscono capacità e si mettono a disposizione di tutta l’umanità i benefici della scienza delle profondità marine”.

Anche lo Zimbabwe sosterrà lo sviluppo della DBI. Come ha dichiarato Dr. Evelyn Ndlovu, Ministro dell’Ambiente, del Clima e della Fauna selvatica,

“L’istituzione del DBI segna un passo pionieristico nella promozione di un accesso equo alle risorse scientifiche marine. Più che un deposito di campioni biologici di acque profonde, il DBI è un ponte tra scienza, politica e sviluppo inclusivo”.

Secondo le parole di Dr. M. Ravichandran, Segretario del Ministero delle Scienze della Terra in India,

“Facilitare l’accesso ai campioni biologici di acque profonde è un significativo passo avanti nella promozione della ricerca sulle acque profonde e della capacità scientifica di diverse parti interessate”.

Anche il governo del Bangladesh sostiene fermamente l’iniziativa:

“L’istituzione della DBI risponde direttamente alle priorità chiave identificate da molti Stati membri, tra cui il Bangladesh, vale a dire la necessità di opportunità di ricerca inclusive, di standardizzazione delle procedure scientifiche e di meccanismi significativi di sviluppo delle capacità”,

ha dichiarato il Commodoro Sheikh Mahmudul Hassan, Segretario Aggiunto, Capo dell’Unità Affari Marittimi al Ministero degli Affari Esteri del Paese. Quanto alle profondità marine delle acque internazionali, insomma, non si sta soltanto costruendo una capacità di ricerca globale. Si stanno anche ponendo le basi affinché l’alto mare e le sue risorse rimangano un patrimonio condiviso di tutta l’umanità.

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Deep-sea biobank: nasce il database globale della vita delle profondità marine
Un esemplare di Echinus tylodes, un riccio di mare parte della comunità corallina profonda (Foto: Dr. Steve Ross, UNC-W. / NOAA Office of Ocean Exploration)

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