Lo studio sul trasporto marittimo nella Greater Bay Area cinese: habitat sottoposti a traffico incessante, ogni giorno transitano in media 6.000 imbarcazioni

La Greater Bay Area cinese è tra le megalopoli costiere più grandi e intensamente trafficate al mondo. L’area metropolitana che si estende tra Canton, Hong Kong, Macao e Shenzhen gestisce da sola, tramite i suoi porti, il 10% del commercio globale in termini di volume – perciò è il luogo ideale per un’indagine sull’impatto del traffico navale sugli ecosistemi marini. Prima, però, bisogna sapere come si muove questo traffico e quanto è intenso.
Secondo una nuova ricerca, le megalopoli costiere espongono la fauna e gli habitat oceanici a un traffico navale “incessante”: ogni giorno, nella Greater Bay Area tra Hong Kong e Macao, si muovono in media 6.000 imbarcazioni. E ci sono alcuni hotspot di conservazione che sperimentano i disagi di questo traffico nel 95% dei giorni, praticamente senza sosta.
Megalopoli costiere: l’impatto dello sviluppo
Quando un gruppo di grandi città affacciate sul mare diventa integrato e interconnesso può dare origine a una megalopoli costiera, una regione metropolitana sul mare che ospita un’enorme quantità di persone, imprese e attività commerciali.
Oggi le megalopoli costiere producono oltre un decimo del prodotto interno lordo globale: i loro sistemi portuali, attraverso i quali passano gran parte degli scambi commerciali internazionali e i pescherecci che forniscono cibo a miliardi di persone, sono “la spina dorsale dell’infrastruttura del trasporto marittimo globale”. Lo scrivono in uno studio appena pubblicato sulla rivista Marine Policy i ricercatori dell’Environmental Sustainability and Resilience Joint Centre, una partnership di ricerca tra l’Università di Exeter e l’Università cinese di Hong Kong.
Come si legge nella ricerca, il traffico navale attorno alle megalopoli costiere è destinato a crescere. L’intensificarsi del trasporto marittimo, però, può diventare una seria minaccia per gli ecosistemi marini. Tra i fattori più preoccupanti ci sono l’inquinamento acustico e chimico, le collisioni con gli animali e la diffusione di specie invasive non autoctone. L’impatto della pesca può essere ancora più devastante: se le specie bersaglio vengono pescate per il consumo e le catture accessorie possono decimare le altre, l’uso di attrezzature per la pesca di profondità disturba gli animali e distrugge i loro habitat.
Per analizzare l’impatto del traffico navale sugli ecosistemi, però, bisogna prima avere un quadro preciso della situazione. I ricercatori, quindi, hanno analizzato i dati di tracciamento delle imbarcazioni dal 2013 al 2018 nella Greater Bay Area cinese, la megalopoli costiera che comprende Guangdong, Hong Kong e Macao, mappando le posizioni e la distribuzione giornaliera delle imbarcazioni.

La mappa del trasporto marittimo nella Greater Bay Area cinese
Lo studio si è concentrato sulla megalopoli costiera più popolosa del mondo: qui, dove il Fiume delle Perle si getta nel Mar Cinese Meridionale, vivono oltre 86 milioni di persone. Allungata tra Canton, Hong Kong, Macao e Shenzhen, la Greater Bay Area cinese è anche la seconda economia al mondo, tra le realtà costiere:
“La Greater Bay Area di Guangdong-Hong Kong-Macao è un modello ideale, poiché presenta un’economia in rapida crescita, una popolazione numerosa e uno dei più alti tassi di traffico navale a livello globale”,
spiegano i ricercatori. Il sistema portuale dell’area gestisce il 10% del commercio globale in termini di volume. E le navi da trasporto non solo sole: essendo il Mar Cinese Meridionale molto pescoso, l’area ospita anche un gran numero di pescherecci. Così il team ha deciso di analizzare un ampio set di dati per elaborare una mappa spazio-temporale dell’attività navale all’interno della Greater Bay Area cinese.
Ogni giorno, si legge nella ricerca, si muove nella baia una media di 6.000 imbarcazioni. In alcune aree marine protette, le navi transitano praticamente ogni giorno. Senza sosta.
“Abbiamo scoperto che le specie marine sono probabilmente esposte alla presenza incessante di imbarcazioni: in parole povere, le barche e le navi sono ovunque, per tutto il tempo”,
spiega il dottor Phil Doherty, dell’Università di Exeter.
La maggior parte delle imbarcazioni sono quelle non destinate alla pesca, otto volte più numerose dei pescherecci. L’80% del traffico navale si svolge in acque profonde 20-40 metri. Il movimento in acque così poco profonde, spiegano i ricercatori, può comportare un aumento della torbidità, dell’inquinamento acustico e delle collisioni con le imbarcazioni, rappresentando una minaccia sostanziale per molte specie marine importanti a livello regionale.

L’impatto del traffico navale sugli ecosistemi: i delfini bianchi cinesi
L’area di Hong Kong non è soltanto un’economia in rapida espansione. La Greater Bay Area cinese è disseminata di hot spot di conservazione e aree marine protette, tra cui la Riserva naturale nazionale di Zhujiangkou e la Riserva marina di Cape D’Aguilar. Qui vivono diverse specie ecologicamente importanti, tra cui due cetacei classificati dall’IUCN come vulnerabili: il delfino bianco cinese (Sousa chinensis) e la neofocena dell’Indo-Pacifico (Neophocaena phocaenoides). Ma ci sono anche tartarughe verdi (Chelonia mydas), granchi a ferro di cavallo cinesi (Tachypleus tridentatus), coralli, alberi di mangrovia e praterie di fanerogame. Molte di queste specie, spiegano gli scienziati, sono a rischio.
“Con Hong Kong e Shenzhen che ospitano il porto più trafficato del mondo, l’incessante ritmo di crescita economica e di sviluppo sta avendo un impatto sull’ecosistema marino”,
spiega il dottor Felix Leung, dell’Università cinese di Hong Kong. Leung è anche tra gli autori dello studio, pubblicato ad aprile su Marine Pollution Bulletin, che rivela il drastico calo della popolazione dei delfini bianchi cinesi a Hong Kong. Nel 2003 erano 158. Diciassette anni dopo, nel 2020, ne erano rimasti appena 37 esemplari. La perdita di habitat, l’inquinamento, la pesca e il traffico marittimo ad alta velocità sono tra i principali responsabili di questo declino.
“La Greater Bay Area è un interessante banco di prova per le città costiere in fase di crescita. La pressione sugli ambienti marini in prossimità delle città costiere non fa che aumentare e dobbiamo pensare a come limitare l’impatto umano”,
afferma il dottor Stephen Lang dell’Università di Exeter.
Le azioni da intraprendere, concludono gli scienziati, potrebbero includere la designazione di rotte di navigazione che evitino gli habitat chiave, la riduzione del traffico marittimo, la riduzione della velocità e il passaggio a imbarcazioni più silenziose e meno inquinanti.
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