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IUCN: la tartaruga verde non è più in via di estinzione

Aggiornata la Lista Rossa: la tartaruga verde è ufficialmente uscita dall’elenco delle specie minacciate, le preoccupazioni si spostano sull’Artico

Aggiornamento della Lista Rossa IUCN
Storico risultato per la conservazione marina: la Chelonia mydas non è più una specie in via di estinzione (Foto: IUCN / Nicolas J Pilcher)

La tartaruga verde non è più in via di estinzione: lo ha annunciato l’IUCN (Unione Mondiale per la Conservazione della Natura) presentando l’ultimo aggiornamento della Lista Rossa, che oggi contiene 172.620 specie, di cui 48.646 a rischio estinzione. Le tartarughe verdi, che erano classificate come “in pericolo”, possono essere oggi considerate una specie “a rischio minimo”.

Questo storico risultato, che dimostra ancora una volta l’efficacia degli sforzi coordinati in materia di conservazione e ripristino degli ecosistemi, è arrivato accompagnato da alcuni dati decisamente meno incoraggianti: oltre il 10% degli uccelli che conosciamo è in pericolo d’estinzione, con il 61% delle specie che mostra popolazioni in declino.

Preoccupa anche la situazione di alcune foche artiche, che scontano l’assottigliarsi del ghiaccio marino. Dalla loro sopravvivenza, spiegano gli scienziati, dipende la salute di un intero ecosistema.

L’IUCN ha aggiornato la Lista Rossa delle specie minacciate

Lo scorso 10 ottobre, in occasione dell’IUCN World Conservation Congress che si è tenuto ad Abu Dhabi, la IUCN ha presentato l’aggiornamento della sua Lista Rossa, il documento che dal 1964 tiene traccia dello stato di conservazione di piante e animali che popolano la Terra.

Una notizia ha immediatamente catturato l’attenzione dei presenti e della stampa: la tartaruga verde (Chelonia mydas) è ufficialmente uscita dall’elenco delle specie minacciate di estinzione. I nuovi dati, spiega l’organizzazione, mostrano segnali incoraggianti di ripresa della popolazione in diverse regioni chiave – un risultato storico, che mostra ancora una volta l’efficacia di uno sforzo di conservazione iniziato quasi cinquant’anni fa e portato avanti con dedizione in diverse regioni del mondo.

La protezione delle femmine nidificanti e delle loro uova sulle spiagge, le limitazioni sul commercio, lo studio di soluzioni per ridurre le catture accidentali e quelle destinate al consumo umano hanno funzionato. Soprattutto sull’Isola di Ascensione, in Brasile, in Messico e alle Hawaii, dove alcune sottopopolazioni che sono tornate a livelli prossimi a quelli pre-sfruttamento commerciale. La popolazione globale di tartarughe verdi è aumentata di circa il 28% rispetto agli anni Settanta.

“Il recupero della tartaruga verde ci ricorda che la conservazione funziona quando agiamo con determinazione e unità. In vista della COP sul clima di Belém, i governi e le comunità hanno l’opportunità di accelerare le azioni votate a proteggere la biodiversità, stabilizzare il clima e costruire un futuro in cui persone e natura prosperano insieme”,

ha affermato la Dottoressa Grethel Aguilar, Direttore Generale dell’IUCN, presentando la nuova Lista Rossa.

Gli sforzi di conservazione funzionano: il caso della tartaruga verde
La popolazione globale di tartarughe verdi è aumentata di circa il 28% rispetto agli anni Settanta (Foto: IUCN / Nicolas J Pilcher)

Chelonia mydas: non più in pericolo, ma neanche al sicuro

Nonostante lo scenario decisamente incoraggiante, le popolazioni di Chelonia mydas sono ancora lontane dall’abbondanza dell’epoca pre-coloniale. E soprattutto, specifica l’IUCN, le tartarughe verdi sono ancora oggi esposte a diversi pericoli, che vanno ben al di là delle catture, dirette o accessorie.

Lo sviluppo costiero e i cambiamenti climatici pongono dei rischi concreti per la sussistenza del loro habitat. Gli impatti di queste minacce sono già evidenti nella sottopopolazione del Pacifico sud-occidentale, che a Raine Island, in Australia, ospita la più grande colonia nidificante al mondo: le piccole tartarughe, qui, continuano a diminuire.

Come ha spiegato Roderic Mast, co-presidente del Marine Turtle Specialist Group della Commissione per la sopravvivenza delle specie dell’IUCN,

“L’attuale recupero globale della tartaruga verde è un esempio lampante di ciò che una conservazione globale coordinata nel corso di decenni può realizzare per stabilizzare e persino ripristinare le popolazioni di specie marine longeve. Tali sforzi non devono concentrarsi solo sulle tartarughe, ma anche sul mantenimento della salute dei loro habitat e dell’integrità delle loro funzioni ecologiche. Le tartarughe marine non possono sopravvivere senza oceani e coste sane, e nemmeno gli esseri umani”.

Le tartarughe verdi insomma non sono più in via di estinzione, ma ciò non significa che la specie sia al sicuro.

Lista Rossa IUCN: le foche artiche minacciate
La foca barbata dell’Artico (Erignathus barbatus), nell’aggiornamento della Lista Rossa, è passata da “rischio minimo” a “quasi minacciata” (Foto: IUCN / Kit Kovacs)

Il riscaldamento globale minaccia le foche dell’Artico

L’aggiornamento della Lista Rossa dell’IUCN non porta soltanto buone notizie: il 61% delle specie di uccelli presenta popolazioni in declino, spiegano gli esperti dell’IUCN, soprattutto a causa della perdita di habitat come le foreste tropicali, consumate per produrre cibo e legnami.

Per quanto riguarda la vita marina, però, sono le foche artiche a destare particolare preoccupazione: la foca dal cappuccio (Cystophora cristata) è passata da “vulnerabile” a “in pericolo”, mentre la foca barbata (Erignathus barbatus) e la foca della Groenlandia (Pagophilus groenlandicus) sono passate da “rischio minimo” a “quasi minacciato”.

La principale minaccia, nel loro caso, è la perdita di ghiaccio marino causata dal riscaldamento globale. L’assottigliamento e la scomparsa di queste distese di ghiaccio significano, per questi animali, la perdita di un habitat critico per la riproduzione, l’allevamento dei cuccioli e l’accesso alle aree di foraggiamento. Un habitat che, tra le altre cose, sta diventando sempre più accessibile agli umani, con tutte le conseguenze del caso.

Queste specie minacciate rappresentano una fonte alimentare fondamentale per altri animali dell’Artico, tra cui gli orsi polari, e svolgono un ruolo centrale nella rete alimentare poiché riciclano i nutrienti assunti da pesci e invertebrati. Come ricordano gli esperti dell’IUCN, il loro impatto sull’ecosistema è “sproporzionato”: la salute dell’intero ambiente marino è legata alla loro sopravvivenza.

Come spiega il Dott. Kit Kovacs, co-presidente del Pinniped Specialist Group della Commissione per la sopravvivenza delle specie dell’IUCN e responsabile del programma Svalbard presso il Norwegian Polar Institute,

“Ogni anno alle Svalbard il ritiro dei ghiacci marini rivela quanto siano diventate minacciate le foche artiche, rendendo loro più difficile riprodursi, riposare e nutrirsi. La loro difficile situazione ci ricorda chiaramente che il cambiamento climatico non è un problema lontano: è in atto da decenni e sta avendo ripercussioni immediate. Proteggere le foche artiche va ben oltre la tutela di queste specie: si tratta di salvaguardare il delicato equilibrio dell’Artico, essenziale per tutti noi”.

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Buone notizie per le tartarughe marine, pessime per le foche dell'Artico
Nell’ultimo aggiornamento della Lista Rossa dell’IUCN, la foca dal cappuccio (Cystophora cristata) è entrata tra le specie minacciata di estinzione (Foto: IUCN / Kit Kovacs)

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