Startup emergenti, investimenti strategici e politiche di supporto: così la tecnologia ridefinisce il futuro della metà isola ex colonia portoghese

(Foto: UNDP)
Timor Est, la giovane Nazione del Sud-Est asiatico indipendente dal 2002, sta affrontando un’importante trasformazione economica grazie all’innovazione e alla tecnologia. Se fino a pochi anni or sono il Paese si trovava ai margini dello sviluppo digitale, oggi la situazione sta rapidamente cambiando grazie all’intraprendenza della nuova generazione e al crescente sostegno istituzionale per le imprese tech.
Nonostante le sfide infrastrutturali e la necessità di colmare il divario digitale tra aree urbane e rurali, l’ecosistema imprenditoriale della ex colonia portoghese sta fiorendo con il lancio di numerose startup tecnologiche. Giovani innovatori stanno sfruttando il potenziale del digitale per migliorare settori chiave come la finanza, il commercio, l’educazione e l’agricoltura.
Una rivoluzione che nasce dal basso e spesso senza neppure l’elettricità
C’è una storia che possono raccontare a Timor Est. È quella di un gruppo di ragazzi che, seduti su una veranda di Dili con i laptop appoggiati sulle ginocchia, hanno creato la prima App di pagamenti digitali del paese. Senza venture capital, senza infrastrutture, spesso senza nemmeno la corrente elettrica.
“Quando il generatore si spegneva, continuavamo a programmare con la luce dei cellulari”,
ricorda João, uno di loro.
Questa è l’essenza della rivoluzione tecnologica timorese: un misto di ingenuità, determinazione e quella tipica resilienza di un popolo che ha dovuto ricostruire tutto da zero dopo l’indipendenza. E mentre il mondo guarda altrove, qui sta nascendo qualcosa di speciale.

Dai campi di battaglia alle startup: una generazione che ha cambiato rotta
“Vent’anni fa, i nostri padri combattevano per la libertà. Noi oggi combattiamo una battaglia diversa: quella per connettere il nostro paese al futuro”.
Ci dice così Mariano, 28 anni, fondatore di un’agritech che aiuta i contadini a vendere il caffè direttamente all’estero. Il suo ufficio? Un container riconvertito nel quartiere di Bidau, dove la connessione Internet va e viene come le onde del mare vicino.
La verità è che a Timor Est la tecnologia non è un lusso, ma una necessità. In un Paese dove il 60 per cento della popolazione vive in aree rurali e le strade sono spesso impraticabili nella stagione delle piogge, le soluzioni digitali diventano vitali.
“La nostra App per i pagamenti è nata perché nella mia provincia natale, per pagare una bolletta si doveva fare un viaggio di tre giorni”,
mi spiega Maria, co-fondatrice di T Pay.

(Foto: UNDP)
Il miracolo quotidiano delle piccole cose, dai pescatori alle donne artigiane
Quello che colpisce, girando per i coworking improvvisati di Dili, è come ogni soluzione tecnologica risponda a un problema concreto: c’è l’App creata da un ex pescatore che ora permette ai suoi colleghi di monitorare i prezzi del mercato ittico in tempo reale; il sistema di prenotazione online per le poche ambulanze disponibili nel paese; la piattaforma che collega le donne artigiane ai mercati internazionali.
“Nessuno di noi ha studiato nella Silicon Valley”,
ride António, che a 22 anni ha già avviato due startup.
“Abbiamo imparato guardando video su YouTube e aiutandoci l’un l’altro. Quando uno non sa una cosa, c’è sempre qualcun altro che la sa”.
Le ombre del progresso fra App per l’educazione infantile e scuole rurali
Ma non è tutto rose e fiori. Il Ministro dei Trasporti e delle Comunicazioni, Miguel Marques Gonçalves Manetelu, ammette: “A volte ci sentiamo come chi cerca di costruire un grattacielo sulle fondamenta di una capanna”. Le sfide sono enormi: nella remota provincia di Oecusse, gli insegnanti devono ancora camminare ore per raggiungere una scuola con Internet; i blackout elettrici sono all’ordine del giorno; molti giovani talenti, dopo aver sviluppato le prime competenze, sono tentati di emigrare.
“La settimana scorsa ho perso tre giorni di lavoro perché non c’era connessione”,
si lamenta Carla, che sta sviluppando un’App per l’educazione infantile.
“Ma poi guardo i bambini del villaggio che usano il mio software per imparare a leggere, e capisco perché continuo”.

Quel filo rosso che unisce passato e futuro attraverso la lingua Tetum
Quello che forse più sorprende è come questa rivoluzione tecnologica stia avvenendo senza strappi con la tradizione. Nello stesso edificio dove si incubano startup, spesso si tengono ancora le riunioni del consiglio degli anziani. E molti progetti digitali incorporano elementi della cultura timorese.
“La nostra App per il commercio agricolo usa il Tetum, la nostra lingua nazionale, prima del portoghese o dell’inglese”,
spiega orgoglioso un giovane sviluppatore.
“Vogliamo che anche la nonna analfabeta possa usare la tecnologia”.
Sguardo al domani dalla vivace “pentola a pressione” chiamata Dili
Mentre il sole tramonta su Dili, vediamo gruppi di ragazzi riuniti attorno a un unico computer, mentre imparano a programmare.
“Siamo come quella famosa storia della pentola a pressione”,
filosofeggia João.
“Più ci tengono sotto pressione, più troviamo la forza per esplodere in creatività”.
Forse è proprio questo il segreto della rivoluzione digitale timorese: non l’abbondanza di risorse, ma la capacità di fare molto con quel poco che si ha. E mentre i giganti della tecnologia globali inseguono il metaverso e l’intelligenza artificiale, a Timor Est si continua a credere che il vero cambiamento nasca dalle esigenze reali della gente.
Una lezione che, forse, varrebbe la pena ascoltare anche altrove.
La celebrazione della “Giornata delle Nazioni Unite” a Timor Est
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