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Panama, Global Fishing Watch chiede trasparenza sulla pesca

L’appello di Global Fishing Watch al meeting di Panama: per salvare il Pacifico serve trasparenza totale sui veri proprietari delle navi

Trasparenza sui proprietari effettivi delle navi: l'appello di Global Fishing Watch
L’appello di Global Fishing Watch per la trasparenza: per tutelare gli stock ittici, dobbiamo sapere chi trae realmente profitto dalle attività di pesca (Foto: Envato)

Il Pacifico Meridionale è una delle aree oceaniche più vaste e importanti del pianeta, e custodisce risorse vitali per miliardi di persone. Le decisioni prese dall’Organizzazione Regionale per la Gestione della Pesca (ORGP) in quest’area del mondo possono plasmare il futuro della pesca, degli ecosistemi e delle comunità in tutto il Pacifico.

Perciò l’ultimo meeting dell’SPRFMO che si è tenuto a Panama qualche giorno fa, è stata l’occasione perfetta per lanciare un appello urgente agli Stati che sono chiamati a tutelare le risorse ittiche di questo sterminato tratto oceanico. Global Fishing Watch ha chiesto maggiore trasparenza: “Non possiamo gestire ciò che non possiamo vedere”, ha dichiarato a capo delle politiche internazionali dell’organizzazione. Per tutelare gli oceani e i loro vitali ecosistemi, è fondamentale individuare chi trae effettivamente profitto dalle attività di pesca.

Gestione della pesca: Global Fishing Watch chiede trasparenza

Tra il 2 e il 6 marzo scorsi, Panama City ha ospitato la 14esima riunione della Commissione dell’Organizzazione Regionale per la Gestione della Pesca nel Pacifico Meridionale (SPRFMO), l’organismo intergovernativo che ha il compito di vigilare sulla conservazione e sulla gestione sostenibile delle risorse ittiche nella regione meridionale del Pacifico.

A Panama sono stati presentati, tra le altre cose, il piano scientifico per il triennio 2026-2028 e il report sulle performance dell’SPRFMO del 2024, da cui purtroppo si evince che l’organizzazione “non ha un quadro di pianificazione strategica”, soprattutto sul medio-lungo periodo. Quanto ai risultati raggiunti in materia di conservazione degli stock, il report sottolinea il successo ottenuto con i pesci del genere Trachurus, la cui biomassa è in aumento, ma indica anche gravi criticità per quanto riguarda il Calamaro di Humboldt (Dosidicus gigas), il cui status rimane così incerto che l’IUCN non gli ha attribuito una classificazione di rischio per carenza di dati.

Uno studio dello scorso anno aveva rivelato che le ORGP, le organizzazioni regionali come la SPRFMO, stanno fallendo nel loro obiettivo di tutela degli stock ittici, e i report di Panama sembrerebbero confermare quanto sostenuto dagli scienziati. Con l’entrata in vigore dell’High Seas Treaty, queste organizzazioni sono chiamate a collaborare con le Nazioni Unite per l’implementazione del Trattato. Eppure, sono ancora deboli e poco incisive nelle loro politiche di tutela. Secondo Global Fishing Watch, una delle criticità più evidenti è nella mancanza di trasparenza sulla pesca: lo ha dichiarato Michele Kuruc, direttrice ad interim delle politiche internazionali dell’organizzazione, proprio in occasione del meeting di Panama.

Serve maggiore trasparenza sulla pesca
Secondo Global Fishing Watch, per tutelare gli stock ittici è fondamentale aumentare la trasparenza del settore della pesca, tramite il monitoraggio delle imbarcazioni e la condivisione di dati (Foto: Global Fishing Watch)

SPRFMO, un appello per gli Stati del Pacifico

Oltre 3 miliardi di persone in tutto il mondo dipendono dalla pesca. Come ha ricordato Kuruc, l’industria della pesca commerciale genera 141 miliardi di dollari ogni anno a livello globale. Eppure, determinare chi trae effettivamente profitto dalle attività di pesca “è spesso una sfida” ostacolata da strutture proprietarie poco trasparenti che possono nascondere crimini ambientali, sfruttamento lavorativo e riciclaggio di denaro. In effetti, prosegue Kuruc,

“La pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata prospera spesso all’ombra di queste complesse strutture proprietarie, e ci lascia con un oceano senza legge in cui schiavisti del mare, pescatori pirata e inquinatori possono operare con relativa impunità”.

Per questo Global Fishing Watch si è presentata all’SPRFMO di quest’anno con un appello chiaro per gli Stati membri: divulgare i dati sui proprietari effettivi (UBO) delle imbarcazioni in modo da poter portare alla luce gli attori nascosti della pesca commerciale. Questo tipo di trasparenza, ha dichiarato Kuruc, deve essere al centro delle discussioni delle ORGP, in particolare di quelle influenti come la SPRFMO:

“L’Organizzazione Regionale per la Gestione della Pesca nel Pacifico Meridionale (SPRFMO) svolge un ruolo fondamentale nella salvaguardia di una delle aree oceaniche più vaste e importanti del pianeta. Il suo mandato si estende su quasi un quarto delle acque profonde del mondo e le sue decisioni contribuiscono a plasmare il futuro della pesca, degli ecosistemi e delle comunità in tutto il Pacifico”.

Chi guadagna davvero dalla pesca commerciale?

Global Fishing Watch ha approfondito il tema in un fact sheet del febbraio 2026 intitolato “Ultimate Beneficial Ownership: perché la trasparenza è fondamentale per una governance efficace della pesca”. Come si legge nel documento, nel settore della pesca gli assetti proprietari possono essere opachi e fuorvianti, rendendo difficile risalire ai responsabili ultimi delle operazioni. Le imbarcazioni, per esempio, possono essere di proprietà di un cittadino residente in un tale Stato, battere bandiera di un altro e operare nelle acque di un terzo; le licenze non sono sempre vincolate alle imbarcazioni, e in alcuni casi possono essere cedute.

Esistono, secondo Global Fishing Watch, degli indicatori chiave che devono far sospettare di una proprietà effettiva finale non dichiarata: innanzitutto l’uso di strutture societarie che favoriscono l’opacità, come joint venture ed entità offshore, ma anche segnali di rischio “comportamentali” come i frequenti cambi di bandiera o le nuove immatricolazioni delle imbarcazioni.

La raccolta e la condivisione dei dati sui proprietari non registrati è fondamentale, non soltanto per combattere la pesca illegale, ma anche “per comprendere chi controlla in ultima analisi la capacità di pesca, come vengono assegnati i diritti di accesso e come i sistemi di gestione della pesca influenzano la concentrazione della proprietà e la responsabilità nell’intero settore”. Far luce su chi trae effettivamente profitto dalle attività di pesca, insomma, può aiutarci a fare in modo che i responsabili ultimi delle decisioni riguardanti una nave siano chiamati a risponderne.

Quanto si pesca nel mondo? E chi ci guadagna?
La mappa di Global Fishing Watch mostra lo sforzo di pesca apparente in base ai dati AIS (verde) e in base al VMS (arancione) (Foto: Global Fishing Watch)

Non possiamo gestire ciò che non possiamo vedere: trasparenza e responsabilità

Nella Risoluzione sulla pesca sostenibile depositata il 3 dicembre 2024, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite esortava gli Stati e le organizzazioni internazionali competenti, incluse le ORGP, “a valutare modalità per integrare meglio pratiche trasparenti nella gestione della pesca e promuovere lo scambio di dati”. L’appello di Global Fishing Watch non è altro che la traduzione operativa dell’invito dell’ONU, declinata in poche, chiare, raccomandazioni.

Bisogna rafforzare la trasparenza dei dati sugli Ultimate Beneficial Owner (UBO) nel Registro delle Imbarcazioni del’SPRFMO, per esempio richiedendo la pubblicazione dei dati come condizione per la registrazione e il rilascio delle licenze, ma anche potenziare il monitoraggio delle imbarcazioni integrando sistemi di identificazione automatica (AIS) e vessel monitoring systems (VMS).

Inoltre è fondamentale garantire che i dati siano accessibili e fruibili: strumenti pubblici come la mappa di Global Fishing Watch, ricorda Kuruc, possono contribuire a trasformare i dati in informazioni e a sostenere un monitoraggio, un controllo e una sorveglianza più rigorosi:

“Non possiamo gestire ciò che non possiamo vedere. E quando aumenta la trasparenza, aumenta anche la responsabilità. La nostra missione presso Global Fishing Watch è rendere visibile l’attività umana in mare, in modo che scienza, politica e applicazione delle norme possano collaborare per proteggere il nostro oceano comune”.

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Secondo Michele Kuruc, non possiamo gestire ciò che non possiamo vedere. E quando aumenta la trasparenza, aumenta anche la responsabilità (Foto: Envato)

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