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A Santa Catarina la prima Whale Heritage Area del Brasile

Il network dei Siti Patrimonio per la Conservazione delle Balene si allarga: in Brasile la 12esima area al mondo a ricevere il riconoscimento

Nasce la prima Area Patrimonio delle Balene in Brasile
La nursery delle balene di Santa Catarina diventa Whale Heritage Area: è la prima zona del Brasile a ricevere questo riconoscimento, la seconda del Sud America e la 12esima al mondo (Foto: World Cetacean Alliance / Ana Carvalho)

Un santuario naturale per proteggere la nursery delle balene: con il riconoscimento di Santa Catarina come Sito Patrimonio per la Conservazione delle Balene, il Brasile celebra un traguardo storico per la biodiversità marina. La designazione ufficiale da parte della World Cetacean Alliance (WCA) non è solo un titolo formale, ma il coronamento di un lungo viaggio di riconciliazione tra l’uomo e l’oceano: in una regione un tempo dominata dalle pratiche di caccia e sfruttamento dei grandi cetacei, oggi si celebra la capacità di incarnare uno straordinario modello di coesistenza e sviluppo sostenibile.

Il primo Sito Patrimonio per la Conservazione delle Balene in Brasile

La nursery di Santa Catarina è diventata la prima Whale Heritage Area del Brasile, la seconda del Sud America. Questa sottile striscia di mare, che bagna lo stato federato di Santa Catarina, è un’importante zona di riproduzione per le balene franche australi (Eubalaena australis). Tra maggio e novembre, dopo una stagione di foraggiamento attorno alle isole della Georgia del Sud, questi maestosi animali si fermano nelle baie protette della zona per accoppiarsi e crescere i cuccioli.

Per proteggere la specie in una fase così delicata, nel 2000 è stata creata la Right Whale Environmental Protection Area (RWEPA), che si estende per circa 1.500 chilometri quadrati lungo le coste a sud dell’Isola di Santa Catarina. Circa il 20% della zona protetta si trova sulla terraferma. Il suo scopo, infatti, non è soltanto quello di proteggere la balena franca australe, ma anche quello di garantire l’uso razionale delle risorse della regione, organizzare le attività di ricerca e legate al turismo e gestire il traffico locale di imbarcazioni.

L’ultima balena franca australe cacciata a Santa Catarina venne uccisa nel 1973. La legge che ne vietava la caccia, però, fu approvata soltanto nel 1989. Oggi, la World Cetacean Alliance (WCA) ha inserito questa regione tra i Siti Patrimonio per la Conservazione delle Balene, un programma globale che riconosce formalmente i luoghi in cui la comunità locale è impegnata a celebrare, rispettare e proteggere le balene, i delfini e i loro habitat.

“Siamo entusiasti di dare il benvenuto alla nursery di Santa Catarina e di congratularci con il comitato direttivo per gli sforzi profusi per ottenere questa prestigiosa designazione, che riflette anni di lavoro guidato dalla comunità per salvaguardare le balene franche australi e il loro habitat”,

ha dichiarato Elizabeth Cuevas Zimbrón, responsabile del programma Whale Heritage Areas.

La mappa globale delle Whale Heritage Areas
La mappa delle Whale Heritage Area: in blu scuro, le aree già designate (cui aggiungere Santa Catarina), in azzurro più chiaro quelle candidate (Foto: World Cetacean Alliance)

Le balene franche australi e gli altri cetacei di Santa Catarina

Nonostante la balena franca australe sia classificata dall’IUCN come “a rischio minimo”, la popolazione dell’Atlantico sud-occidentale è riconosciuta come “minacciata”: si tratta infatti di una dell specie di balena più cacciate tra il XVII e il XX secolo. Protetta dal 1937, la popolazione è aumentata significativamente dopo il bando della caccia, ma deve affrontare nuove sfide. Un problema critico è l’alto tasso di mortalità dei cuccioli sotto i tre mesi – dovuta soprattutto alle ferite inferte dai gabbiani e alla scarsità di krill – che ha subito un’allarmante impennata dal 2005. Perciò, in Brasile, la specie è considerata “in pericolo”.

Tra il 1936 e il 1999, le coppie madre-piccolo hanno rappresentato il 55% di tutti gli avvistamenti. Tra il 2000 e il 2015, questa percentuale era salita al 78%. Merito del fatto che la popolazione dell’Atlantico sud-occidentale sta facendo registrare tassi di crescita di quasi il 5% l’anno.

Ma le baie sicure di Santa Catarina non ospitano solo balene franche australi. Qui vive anche la pontoporia o franciscana (Pontoporia blainvillei), un piccolo cetaceo odontoceto d’acqua dolce e salmastra endemico della zona, classificato come specie vulnerabile soprattutto a causa del suo areale molto ristretto, che si estende lungo le coste di Brasile e Argentina per poco più di 3mila chilometri. L’intero ciclo riproduttivo della franciscana avviene all’interno della Important Marine Mammal Areas di Santa Catarina, Paranà e San Paolo: i cuccioli nascono tra ottobre e marzo.

Ma qui vivono anche due sottospecie di tursiope (Tursiops truncatus): il Delfino di Lahille (Tursiops truncatus gephyreus), anch’esso minacciato, e il delfino tursiope comune (Tursiops truncatus truncatus). E sono regolarmente segnalati anche esemplari di sotalia marina (Sotalia guianensis), steno (Steno bredanensis), orca (Orcinus orca) e balenottera di Bryde (Balaenoptera edeni).

La nursery delle balene in Brasile
Una balena franca australe con il suo cucciolo (Foto: Lewis Burnett / Ocean Image Bank)

I grandi animali marini dell’America Latina e le comunità locali

Come sottolinea la World Cetacean Alliance, le balene franche australi e i delfini di Santa Catarina rivestono un’eccezionale importanza culturale, sociale ed ecologica nella regione e sono profondamente radicati nell’identità della comunità locale, tanto che, dal 2016, si organizzano ogni anno delle vere e proprie celebrazioni per accogliere l’arrivo dei grandi cetacei.

Le comunità locali, ricorda la WCA, sono molto impegnate nella valorizzazione e conservazione del loro patrimonio naturale: l’osservazione delle balene, qui, si effettua esclusivamente da terra per proteggere le balene madri e i piccoli da qualsiasi disturbo (anche grazie al divieto di far transitare imbarcazioni turistiche nelle calette riproduttive). Un modello, quello di Santa Catarina, che “rafforza e sostiene l’economia locale, amplia le opportunità di educazione ambientale e aumenta la consapevolezza sulla conservazione della fauna selvatica”. E che perciò merita di essere il 12esimo sito al mondo a ricevere l’onorificenza della WCA.

Questa, tra l’altro, è una delle due sole regioni al mondo in cui è documentato un comportamento molto singolare dei tursiopi, che durante la stagione di pesca ai cefali sembrano collaborare con i pescatori locali indicando loro la posizione dei pesci e ottenendo “in cambio” una gran quantità di prede sfuggite alle maglie delle reti. Questa interazione così insolita, qui, è considerata un patrimonio culturale immateriale.

Come ha spiegato Elizabeth Cuevas Zimbrón,

“Le comunità locali, tra cui pescatori artigianali, operatori turistici, educatori, ricercatori e ONG, sono attivamente impegnate nella conservazione, nell’istruzione, nella ricerca, nello sviluppo sociale ed economico e nella celebrazione culturale delle balene. (…) La dedizione di Santa Catarina alla conservazione, all’educazione, alla conoscenza tradizionale e al turismo eco-culturale responsabile è davvero stimolante”.

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Un’immagine dal festival dedicato alle balene a Santa Catarina (Foto: World Cetacean Alliance / Gustavo Faraco)

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