Nella campagna asiatica, un insegnante disabile guida i contadini verso l’agricoltura 4.0 con formazione e App: la FAO accelera la rivoluzione tech

(Foto: Didor Sadulloev/FAO)
A Lolazor, un villaggio rurale a trenta chilometri da Dushanbe, la vita scorre tra i campi di albicocche e i filari di mele. Ma qualcosa sta cambiando. Khudoidod Rasulov, insegnante di scuola primaria e contadino, con il suo smartphone in mano e la passione per la tecnologia, sta diventando il punto di riferimento di una piccola rivoluzione.
Grazie all’iniziativa Digital Villages della FAO, ha portato Internet, App e sensori smart tra i campi del villaggio, trasformando il modo di lavorare la terra.
“Prima decidevamo quando irrigare o concimare guardando il cielo e affidandoci all’esperienza”,
racconta Khudoidod, mostrando l’App AgroMonitor sul suo telefono.
“Ora abbiamo dati precisi che ci dicono esattamente che cosa fare e quando farlo”.
Per un Paese come il Tagikistan, dove il 70 per cento della popolazione vive in aree rurali e l’agricoltura rappresenta quasi un quarto del PIL, si tratta di un cambiamento epocale.
La trasformazione è iniziata nel 2023, quando l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura ha selezionato Lolazor come uno dei primi villaggi pilota in Asia centrale per il progetto Digital Villages.
“L’obiettivo era creare un modello replicabile in altre comunità rurali”,
spiega Maksim Gubanov, coordinatore regionale del progetto.
“Khudoidod è stato fondamentale: ha fatto da ponte tra la tecnologia e gli agricoltori”.

(Foto: Daniil Dolidze/FAO)
Dall’aula ai campi: così la tecnologia guida ogni decisione
Ogni mattina, prima di iniziare la giornata, Khudoidod controlla le previsioni meteo su un’App. Poi, dopo aver insegnato matematica ai bambini della scuola locale, raggiunge il suo campo per irrigare i pomodori e potare i ciliegi. Ma oggi non si affida più soltanto all’istinto. Ogni decisione è guidata dai dati: quando piantare, quanto irrigare, come trattare le malattie delle piante.
Durante i corsi organizzati dalla FAO, Khudoidod e altri quinddici agricoltori hanno imparato a usare strumenti digitali che hanno cambiato il loro modo di lavorare.
Con AgroMonitor calcolano costi e ricavi delle coltivazioni, con Plantix diagnosticano malattie delle piante semplicemente scattando una foto, e su Telegram condividono consigli in tempo reale con altri contadini della zona.
“Prima dovevamo aspettare giorni per un agronomo”,
racconta Farahnoz Ganieva, che coltiva melograni.
“Ora risolviamo un problema in pochi minuti”.
Ma è stato durante una visita in Uzbekistan che Khudoidod ha visto il futuro con i suoi occhi. Nella stazione sperimentale di Andijan, una serra high-tech per la coltivazione di limoni era equipaggiata con sensori IoT per monitorare umidità e pH, un sistema automatico di irrigazione e un’applicazione per il controllo da remoto.
“Ho capito che la tecnologia può davvero cambiare tutto”,
dice con un sorriso.
Digital Lolazor: agricoltori tagiki connessi e solidali online
Oggi Khudoidod non si limita a coltivare la sua terra. Ha creato un gruppo Telegram, Digital Lolazor, dove 143 contadini condividono esperienze e risolvono problemi.
Tiene corsi settimanali di alfabetizzazione digitale e sogna di aprire un “Digital Chaikhana”, un caffè tecnologico dove insegnare a usare gli strumenti digitali.
“Voglio aiutare soprattutto chi, come me, vive con una disabilità”,
dice mostrando la protesi alla gamba sinistra, conseguenza di un incidente avuto da bambino.
La sua storia è diventata un esempio per molti.
“I villaggi digitali dimostrano che l’innovazione è possibile anche nelle aree più remote”,
afferma Aziz Rasulov, docente di Agritech all’Università Agraria di Dushanbe.
“Ma la vera sfida è creare un ecosistema sostenibile, dove la tecnologia sia accessibile a tutti”.

(Foto: Daniil Dolidze/FAO)
Un segnale fragile per un progetto che vuole volare alto
Tuttavia, non mancano le difficoltà. Mentre Khudoidod spiega a un gruppo di contadini come calcolare il ritorno sull’investimento delle loro vigne usando un’app, a pochi chilometri di distanza il segnale Internet si interrompe.
È il paradosso del Tagikistan rurale, dove il 40 per cento dei villaggi non ha accesso a una corrente elettrica stabile e solo il 35 per cento della popolazione può contare su una connessione 4G.
Eppure, i risultati sono tangibili. Gli agricoltori che hanno partecipato al progetto hanno aumentato del 20 per cento la resa delle albicocche grazie agli alert via SMS dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura, ridotto del 30 per cento gli sprechi d’acqua con i sensori smart e ottenuto prezzi di vendita più alti grazie al marketing sui social media.
“Servono partnership con operatori privati per migliorare le infrastrutture”,
osserva Nargis Kurbonova dell’ONG Tech4Tajik, mentre mostra un prototipo di router alimentato a energia solare.
Tra investimenti esteri e nuove disuguaglianze digitali
Intanto, la geopolitica accelera il processo. La Cina ha investito 50 milioni di dollari per cablare la valle di Fergana, la Russia offre servizi cloud a tassi agevolati e l’Unione Europea ha lanciato il programma Digital Silk Road con un finanziamento di 15 milioni.
Ma non tutto è roseo. Secondo un rapporto dell’UNDP, il 60 per cento dei giovani Under 30 sogna di emigrare, mentre il 45 per cento delle donne rurali è ancora analfabeta digitale.
“Mio figlio è partito per Mosca”,
racconta Sharof, un contadino di 58 anni, mentre aggiusta un aratro di legno.
“Dice che qui non c’è futuro”.
La mancanza di infrastrutture pesa: un gigabyte di dati costa il 7 per cento del salario medio, molti smartphone sono obsoleti e mancano centri di assistenza tecnica. Eppure, tra queste difficoltà, storie come quella di Khudoidod dimostrano che il cambiamento è possibile.

(Foto: Maruf Ashurov)
Un sogno che resiste tra le molte fragilità del territorio
“Vedo già i primi risultati”,
dice orgoglioso.
“Jamila, una mia studentessa di 14 anni, ha aiutato suo nonno a vendere noci su Instagram. Questo è il vero progresso”.
Tra le montagne del Tagikistan, tra lezioni di matematica e campi da irrigare, Khudoidod continua a sognare il suo “Digital Chaikhana”.
Un sogno che, nonostante le difficoltà, sta prendendo forma.
“Non abbiamo tutto”,
ammette mentre carica un tutorial su YouTube con una connessione instabile.
“Ma con quello che abbiamo, stiamo scrivendo il nostro futuro”.
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