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Tohorā Oranga Bill, i diritti delle balene in una legge nazionale

Dalla saggezza Māori al diritto moderno: in Nuova Zelanda un disegno di legge propone di riconoscere personalità giuridica ai cetacei

Una legge nazionale per riconoscere la personalità giuridica delle balene
Riconoscere la personalità giuridica delle balene: la proposta di legge in Nuova Zelanda (Foto: Noemi Merz / Ocean Image Bank)

Pochi giorni prima del World Whale Day, che quest’anno è stato celebrato il 15 febbraio, il Partito Verde della Nuova Zelanda ha posto le basi per un cambio di paradigma epocale, in materia di conservazione e tutela dei grandi cetacei. Il deputato Teanau Tuiono ha infatti presentato un disegno di legge nazionale che prevede di riconoscere personalità giuridica alle balene, e quindi di garantire loro diritti fondamentali come il diritto alla libertà di movimento e il diritto a un ambiente sano.

Anche se la proposta non dovesse essere approvata dal Parlamento, la mossa del Partito Verde neozelandese getta le basi per un cambio di approccio radicale, che lega la conservazione degli ecosistemi al principio del Diritto della Terra (Earth Law): un diritto “ecocentrico” basato sull’assunto che la natura abbia il diritto, anche giuridico, di esistere, prosperare ed evolvere.

Riconoscere personalità giuridica alle balene: la proposta in Nuova Zelanda

All’inizio del 2024, una nutrita rappresentanza di rangatira (capi) di diversi iwi, i popoli Maori della Nuova Zelanda, si presentò alla COP28 chiedendo ai leader del mondo di riconoscere alle balene lo status di soggetto giuridico. Secondo i Maori, i cetacei sono così vitali per il ripristino degli habitat oceanici che dovrebbero avere “un posto al tavolo delle Nazioni Unite”. E, soprattutto, dovrebbero avere dei diritti.

Nel solco di questa profonda consapevolezza, che origina dal rapporto ancestrale dei popoli indigeni con le creature del mare, il 9 febbraio scorso, il deputato del Partito Verde della Nuova Zelanda (Rōpū Kākāriki o Aotearoa) Teanau Tuiono ha presentato un disegno di legge per riconoscere le balene come persone giuridiche con diritti intrinseci, tra cui il diritto alla libertà di movimento, a un ambiente sano e alla capacità di prosperare insieme all’umanità.

Il Tohorā Oranga Bill è il primo tentativo formale di codificare i diritti delle balene attraverso una legislazione nazionale. Nel 2023, la Provincia delle Isole della Lealtà della Nuova Caledonia aveva approvato una legge per riconoscere squali e tartarughe marine come entità naturali soggette a diritti (ENJ), ma il Consiglio di Stato francese dichiarò la legge invalida in quanto la provincia del Dipartimento d’Oltremare della Nuova Caledonia non dispone dell’autorità per concedere tale riconoscimento, che andrebbe invece previsto dallo Stato centrale. Nel caso della Nuova Zelanda, ovviamente, il problema dell’autorità statuale non si pone. E l’approvazione di una proposta del genere potrebbe riscrivere il patto millenario tra uomo e ambiente, riconoscendo finalmente alla natura la dignità di soggetto di diritto.

Nuova Zelanda: una legge per tutelare i diritti delle balene
La proposta di legge del Partito Verde neozelandese potrebbe non essere approvata dal parlamento, ma segna comunque un cambio di paradigma nella conservazione degli ecosistemi (Foto: Sylke Rohrlach / CC BY-SA 2.0)

Te mana o te tohorā: l’autorità spirituale e lo status giuridico

In base al disegno di legge, alle balene dovrebbero essere riconosciuti cinque diritti fondamentali: libertà di movimento e migrazione, protezione dei comportamenti naturali, protezione delle strutture sociali e culturali, diritto a un ambiente sano e diritto al ripristino e alla rigenerazione di abitudini ed ecosistemi. Come spiega Tuiono, si tratta di cinque principi che derivano direttamente dal te mana o te tohorā, cioè dal riconoscimento del mana (potere e autorità spirituale) delle balene.

Tuiono ha dato notizia della proposta con un messaggio emblematico:

“Tere tohorā, tere tangata. Dove vanno le balene, lì vanno le persone. Questo disegno di legge rappresenta una trasformazione nel modo in cui proteggiamo le nostre specie marine e l’ambiente marino (moana) in generale, creando una legge che protegga le balene riconoscendo legalmente il loro mana”.

Riconoscere il mana delle balene a livello giuridico avrebbe delle conseguenze notevoli soprattutto in materia di pesca, trasporto marittimo, sviluppo costiero ed estrazione mineraria in profondità:

“Le tohorā (balene) sono antenati sacri per molte comunità di Te Moana Nui a Kiwa (Oceano Pacifico), ma sono minacciate dalla pesca commerciale, dall’inquinamento e dai cambiamenti climatici”, 

spiega in una nota il deputato neozelandese.

He Whakaputanga Moana: l’eredità dei custodi del mare

Il Tohorā Oranga Bill nasce da un’importante iniziativa lanciata ormai un paio d’anni fa: il 28 marzo del 2024, i leader indigeni di Aotearoa (Nuova Zelanda), Isole Cook, Tahiti, Tonga, Hawaii e Rapanui firmarono una dichiarazione storica, l’He Whakaputanga Moana (Dichiarazione per l’Oceano). Il trattato, non vincolante, era ispirato al Te Urewera Act del 2014, che attribuiva personalità giuridica all’area di Te Urewera, una foresta nell’Isola del Nord della Nuova Zelanda, dimora storica dell’iwi Tūhoe.

La Dichiarazione per l’Oceano dei popoli indigeni del Pacifico prevedeva esattamente il riconoscimento della personalità giuridica delle balene:

“I nostri mokopuna (discendenti) meritano di ereditare un oceano vitale, dove il canto delle balene continua a risuonare in tutta la sua immensità. Che questa dichiarazione sia un punto di svolta. Assicuriamoci che le balene, nostre simili, continuino le loro migrazioni per le generazioni a venire”,

dichiarò allora il compianto re Māori Kīngi Tuheitia.

La proposta di legge neozelandese è quindi una fedele applicazione dei principi sanciti nell’He Whakaputanga Moana, ma riflette anche le ambizioni di un movimento globale che sta crescendo, quello che promuove il Diritto della Terra, cioè il principio per cui anche gli ecosistemi, come le persone, debbano avere diritto di esistere, prosperare ed evolversi. E, come le persone, le entità naturali dovrebbero poter difendere i propri diritti in tribunale. Si propone, insomma, un diritto “ecocentrico”, che superi una buona volta il vecchio concetto di “uomo al centro del mondo”.

Si tratta di cambiare radicalmente approccio, e iniziare ad ascoltare gli insegnamenti del sapere ancestrale dei popoli indigeni:

“I popoli indigeni sono i kaitiaki (custodi) antichi del nostro moana (oceano). Quando seguiamo il loro esempio, possiamo proteggere le nostre preziose specie e i luoghi che chiamano casa”,

ha affermato Tuiono.

Ecco tre approfondimenti che potrebbero interessarti:

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Personalità giuridica alle balene: il disegno di legge in Nuova Zelanda
Le balene potrebbero vedersi riconosciuta la personalità giuridica: un passo verso quel “Diritto della Terra” che prevede tutele e diritti anche per gli enti naturali (Foto: Stanislav Stelmakhovich / CC0 1.0)

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