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Video, il canto del 1949 e le tecnologie che ascoltano le balene

Tre contenuti collegano il più antico suono di megattera noto, i robot acustici del WHOI e il Gray Audograph che rese possibile la registrazione

Tecnologie che ascoltano le balene: dalla registrazione storica del 1949 ai sistemi di monitoraggio bioacustico, la scienza osserva megattere e mammiferi marini attraverso suoni, dati e conservazione
Il Gray Audograph con cui vennero registrati i suoni oceanici era in sostanza un dittafono d’ufficio adattato alla ricerca; una tecnologia semplice e non nata per la bioacustica marina che contribuì però a preservare una traccia sonora oggi decisiva per rileggere la storia delle balene e dell’oceano del secondo dopoguerra (Foto: WHOI)

Tre video accompagnano la riscoperta di uno dei documenti sonori più sorprendenti della storia dell’oceanografia: il più antico canto di megattera oggi noto, registrato il 7 marzo 1949 vicino alle Bermuda e annunciato dal Woods Hole Oceanographic Institution il 10 febbraio 2026. Il primo contenuto restituisce il valore scientifico e simbolico di quella registrazione; il secondo mostra come la ricerca sulle balene si sia evoluta fino ai sistemi autonomi di monitoraggio quasi in tempo reale; il terzo si concentra invece sul Gray Audograph, il dispositivo analogico che contribuì a conservare quel frammento sonoro eccezionale.

Nel video dedicato al reperto d’archivio emerge tutta la portata di una scoperta nata quasi per caso. Nel 1949, gli scienziati a bordo della R/V Atlantis stavano conducendo esperimenti acustici, test sonar e altre prove in collaborazione con l’Office of Naval Research statunitense, senza sapere di aver intercettato un canto di megattera destinato a essere reinterpretato decenni dopo. La registrazione, recuperata nelle collezioni del WHOI e digitalizzata dopo essere stata rinvenuta su un fragile disco audografico, consente oggi di riascoltare un oceano precedente alla grande intensificazione del traffico navale e delle sorgenti di rumore antropico che hanno modificato il paesaggio sonoro marino contemporaneo.

Il secondo video amplia la prospettiva e collega quel documento storico alle tecnologie odierne di monitoraggio. Il progetto Robots4Whales, guidato dal biologo marino Mark Baumgartner, utilizza infatti boe, glider e altre piattaforme autonome per rilevare i suoni dei mammiferi marini, identificarne la specie e trasmettere i dati a terra via satellite in tempo quasi reale. I sistemi ascoltano, classificano e sottopongono poi le rilevazioni alla verifica di analisti umani, mettendo le informazioni a disposizione di ricercatori, autorità e programmi di conservazione. In questo quadro, la bioacustica non è più soltanto uno strumento di osservazione, ma una vera infrastruttura operativa per ridurre i rischi di collisione, migliorare la tutela delle specie vulnerabili e leggere l’impatto crescente del rumore umano sull’oceano.

Il terzo video è dedicato invece alla tecnologia rudimentale che rese possibile la registrazione del 1949. Il Gray Audograph, nato come dispositivo da dettatura, fu adattato insieme a un apparato sperimentale di registrazione subacquea per incidere i suoni raccolti in mare su sottili dischi di plastica. Proprio questo contrasto tra semplicità tecnica e valore scientifico costituisce il nucleo del racconto: non una macchina progettata per la moderna bioacustica, ma uno strumento imperfetto e riutilizzato che ha saputo conservare un dato oggi prezioso per confrontare il passato e il presente dell’ambiente acustico oceanico.

Nel loro insieme, i tre video mostrano una traiettoria molto chiara: dall’ascolto quasi esplorativo di un oceano ancora poco compreso fino a una ricerca capace di integrare archivi, strumenti autonomi, analisi acustica e conservazione marina. Da un lato c’è la memoria materiale della scienza, custodita in un supporto analogico del dopoguerra; dall’altro c’è una rete di tecnologie che oggi monitora la presenza delle balene in modo continuo e operativo. Il passaggio tra queste due epoche racconta come l’innovazione non nasca solo da strumenti sempre più sofisticati, ma anche dalla capacità di rileggere dati dimenticati e trasformarli in nuova conoscenza sugli ecosistemi marini.

Il più antico canto di balena mai registrato, recuperato dagli archivi del WHOI

Dalla vecchia registrazione ai robot oceanici, come cambia la ricerca sulle balene

Il Gray Audograph e la tecnologia rudimentale che registrò una balena nel 1949

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Tecnologie che ascoltano le balene: strumenti acustici, archivi sonori e dispositivi analogici raccontano come la ricerca marina registri i richiami dei cetacei e studi l’evoluzione del paesaggio sonoro oceanico
Gli scienziati che nel 1949 registrarono questa preziosa traccia audio non sapevano ancora di avere intercettato il più antico canto di megattera oggi noto; decisero però di conservarla, trasformando un test acustico in un documento storico oggi fondamentale per la bioacustica marina e per lo studio del paesaggio sonoro oceanico (Foto: WHOI)

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