Progetto pilota di Light for the World e UNESCO per l’apprendimento con risorse accessibili e skills tecniche per gli insegnanti con disabilità

In un’aula scolastica di Ouagadougou, François Zongo, insegnante non vedente, sfiora con sicurezza i tasti di un laptop equipaggiato con screen reader.
“Dobbiamo evolvere, abbandonare il vecchio sistema e abbracciare questi strumenti”,
afferma.
La sua voce è quella di una rivoluzione educativa in atto in Burkina Faso, dove un progetto pilota guidato dall’ONG Light for the World e dall’UNESCO sta trasformando l’inclusione scolastica attraverso il digitale.
L’iniziativa, avviata a inizio 2024, mira a colmare un divario drammatico: nel Paese africano, meno dell’1 per cento dei libri è accessibile a studenti con disabilità visive. Un dato che riflette una crisi continentale: in tutta l’area subsahariana, la percentuale di materiali didattici in formati inclusivi non supera quella soglia minima.

Dall’emergenza alla soluzione: il modello UNESCO
Il progetto si basa sull’ICT Competency Framework for Teachers dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura, pur se adattato alle esigenze locali.
“Abbiamo sviluppato risorse in francese, mooré e inglese, perché l’inclusione parte dalla lingua madre”,
spiega Ninon Monique Some, bibliotecaria coinvolta nel programma.
Tra i materiali creati, linee guida per l’implementazione del Trattato di Marrakech, che facilita l’accesso alle opere per persone con disabilità visive, e moduli formativi su piattaforme come Bookshare, una biblioteca digitale globale.
Venti insegnanti, molti dei quali con disabilità, sono stati formati come pionieri.
“Ora produco esami accessibili e insegno ai miei studenti a scaricare testi”,
racconta Sekou Traoré, docente alla scuola EJA per non vedenti. La ricaduta è immediata: per la prima volta, alunni ipovedenti leggono gli stessi libri dei compagni, in tempo reale.

Le barriere da abbattere: tastiere, libri e pregiudizi
L’assessment iniziale ha rivelato criticità emblematiche: il 90 per cento dei docenti intervistati non aveva mai usato una tastiera Braille, e soltanto il 5 per cento sapeva navigare in biblioteche online.
“Serve una doppia transizione: tecnologica e culturale”,
sottolinea Some.
Il nodo è anche normativo. Sebbene il Burkina Faso abbia ratificato il Trattato di Marrakech nel 2017, mancano politiche sistematiche.
“Ecco perché abbiamo creato toolkit per il Ministero dell’Educazione”,
aggiunge un portavoce di Light for the World. Partner come l’Unione Nazionale Ciechi (UNABPAM) e il consorzio DAISY stanno ora scalando il modello.
Un impatto misurabile per un futuro replicabile
I primi risultati sono tangibili: più di 200 risorse didattiche convertite in formati accessibili, 15 scuole coinvolte, e un aumento del 70 per cento nell’uso di strumenti digitali tra i docenti formati.
“L’efficienza è palpabile: correggo compiti in metà tempo con gli screen reader”,
testimonia Zongo.
Ma la vera innovazione è sistemica.
“Questo progetto dimostra che l’Open Educational Resources può essere un volano per l’equità”,
osserva un esperto dell’UNESCO, citando la Raccomandazione sulle OER del 2019.
La sfida ora è espandere il modello.
“Vogliamo formare tutti i docenti del Paese”,
annuncia Traoré.

Oltre i confini: un faro per altri Paesi africani
L’esperienza del Burkina Faso sta attirando l’attenzione di Mali e Niger, dove i tassi di inclusione scolastica sono ancora più bassi.
“Sperimentazioni come questa mostrano che la tecnologia non è un lusso, ma un moltiplicatore di diritti”,
chiosa Some.
Con un bilancio di 650.000 euro (fonte: rapporti interni Light for the World), il progetto è un investimento minuscolo rispetto al suo potenziale. E mentre l’UNESCO prepara un toolkit per replicarlo in altri Paesi, una lezione emerge chiaramente: l’inclusione non è un costo, ma un acceleratore di sviluppo. Come riassume Zongo:
“Prima eravamo invisibili. Ora siamo trainer di futuri cittadini”.
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