Il Consorzio lancia l’allarme: “Prezzi oltre i 50 dollari al chilo, danni incalcolabili. Il Governo italiano intervenga”

Il nuovo attacco ai prodotti europei parte da una lettera pubblicata direttamente su Truth, il social del presidente USA Donald Trump: a partire dal 1° agosto, entreranno in vigore nuovi dazi al 30 per cento sulle merci provenienti dall’Unione Europea. Nessuna possibilità di negoziazione, anzi:
“Se adotterete misure di ritorsione, li aumenteremo”,
scrive proprio Trump, rivolgendosi alla presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen.
Un annuncio che ha immediatamente provocato una durissima reazione da parte del Consorzio Tutela Grana Padano, come comprovato dalle parole del Direttore Generale Stefano Berni:
“Trump ha fissato i dazi al 30 per cento. La sua decisione equivale a una vera dichiarazione di guerra economica. L’Europa non può più considerarlo un competitor, è un nemico”
Grana Padano rischia infatti un colpo durissimo nel suo terzo mercato mondiale: con l’aumento delle tariffe, il prezzo al consumo negli Stati Uniti potrebbe superare i 50 dollari al chilo, compromettendo la competitività del formaggio DOP e spalancando le porte ai tanti prodotti Italian sounding. Berni lancia dunque un appello diretto al governo italiano:
“Alla Casa Bianca un tycoon aggressivo e volubile, ci appelliamo alla Premier Giorgia Meloni”
Già in passato Grana Padano aveva subito pesanti contraccolpi dalle guerre commerciali internazionali. Oggi la storia rischia di ripetersi, ma con danni ancora maggiori.
Un colpo da 50 dollari al chilo per il formaggio DOP
Come sappiamo, non è la prima volta che Grana Padano si trova a dover fronteggiare un’ondata di dazi. Da anni, infatti, il formaggio DOP più consumato al mondo sconta un’imposta doganale fissa nelle esportazioni verso gli Stati Uniti.
“È necessario ricordare a tutti che Grana Padano da tanti anni sta scontando un dazio storico che era del 15 per cento nelle esportazioni verso gli Stati Uniti. Una gabella che dopo i primi mesi di presidenza Trump, è salita al 25 per cento che quindi oggi incide per quasi 6 dollari al kg”
sottolinea Stefano Berni.
Con il nuovo provvedimento annunciato per il 1° agosto, la pressione fiscale sulle forme destinate oltreoceano salirebbe a livelli mai visti:
“Il dazio ora salirebbe a circa 10 dollari al chilogrammo di Grana Padano. Ma gli importatori e i distributori americani mettono in vendita al consumatore il Grana Padano moltiplicando per 2 il prezzo di partenza e tutti i costi logistici che hanno negli USA. Ciò vuol dire che oggi lo pongono in vendita poco sotto i 40€ al kg; ma con un ulteriore dazio aggiuntivo del 30 per cento che quindi porterà quello totale al 45 per cento, il prezzo al consumo supererà ampiamente i 50 dollari al chilogrammo”
Il rischio, già paventato in passato, è dunque duplice: da un lato il crollo delle vendite nel canale horeca e nella grande distribuzione americana, dall’altro un rallentamento della stagionatura e dell’intero ciclo produttivo, con impatti economici anche sulle scorte in magazzino. Un problema aggravato dal fatto che il mercato statunitense rappresenta il terzo sbocco mondiale per l’export del Grana Padano, con oltre 215.000 forme esportate nel solo 2024.

Cosa succederà ora: i possibili effetti sulla filiera
Il quadro che si delinea per Grana Padano (e non solo) è, sicuramente, tra i più complessi degli ultimi anni. Dopo un lungo percorso di crescita sul mercato statunitense, dove negli ultimi anni la domanda era in costante aumento, l’introduzione di dazi al 45 per cento rischia di minare un equilibrio consolidato. La conseguenza più immediata, avverte Berni, sarà infatti un inevitabile calo delle vendite, nonostante il forte apprezzamento dimostrato finora dai consumatori americani:
“Con un tale dazio saranno ovviamente ridotti i nostri consumi negli Stati Uniti. E questo drammatico errore sarà anche un danno per il consumatore americano che comunque consumerà, anche se di meno, Grana Padano, tanto che negli anni i consumatori USA ci hanno premiato con una continua crescita del consumo”
Tuttavia, sempre secondo il Direttore Generale del Consorzio, la portata di questa crisi andrà oltre le dinamiche commerciali:
“Contro l’Europa Trump ha compiuto un autentico e pesante atto di guerra, condotto con miope tracotanza e che rischia di sconvolgere anche gli equilibri geopolitici generali. É evidente che gli europei così perdono un paese amico”
Cresce il dubbio: chi riempirà il vuoto dell’originale?
Tra i pericoli più concreti che si profilano all’orizzonte, c’è anche il rischio che il vuoto lasciato dal prodotto originale venga colmato da imitazioni di bassa qualità. Già oggi, il fenomeno dell’Italian sounding è una delle principali minacce all’autenticità del Made in Italy agroalimentare: etichette che richiamano nel nome, nell’aspetto e nella confezione i prodotti DOP, ma che nulla hanno a che vedere con la filiera italiana certificata.
Per questo, il Direttore Generale del Consorzio lancia un appello finale a Palazzo Chigi, rivolgendosi direttamente alla Premier italiana:
“Trump è un tycoon volubile e aggressivo. Speriamo che Giorgia Meloni riesca a fargli fare qualche passo indietro. Altrimenti, finché sarà lui a governare, gli Stati Uniti diventeranno per noi un paese sempre più difficile”

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