Un modello integrato di salute unisce ambiente, persone e animali per affrontare le minacce future e promuovere la sostenibilità e il benessere collettivo

Il COVID-19 ha dato una nuova prospettiva alla prevenzione delle pandemie, un nuovo approccio alla salute pubblica integrato che mira a bilanciare e ottimizzare in modo sostenibile la salute delle persone, degli animali e degli ecosistemi. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’incertezza sulla prossima pandemia è sul “quando” non sul “se” e, quindi, possiamo affrontarla soltanto riconoscendo che la salute degli esseri umani, degli animali, domestici e selvatici, delle piante e dell’ambiente sono strettamente tutte legate e interdipendenti.
Per questo motivo, la WHO ha aggiornato l’elenco degli agenti patogeni più a rischio in modo da rafforzare la preparazione globale e prevenire crisi future. Questo è un approccio che mobilita vari settori, discipline ed attori della società per promuovere il benessere e affrontare le potenziali minacce alla salute e agli ecosistemi. Lo scopo è rispondere ai bisogni collettivi legati ad acqua, energia, aria pulita, cibo sicuro e nutriente, contribuendo al contempo allo sviluppo sostenibile ed a fermare il cambiamento climatico.
Il valore innovativo del framework olistico One Health
Nel suo intervento alla manifestazione “Circular Medical Expo” di Padova, la dottoressa Simona Seravesi, Technical Officer dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per l’Europa, ha sottolineato che
“One Health comporta una trasformazione del framework sanitario tradizionale in una visione olistica della salute, che integri le relazioni tra salute, qualità dell’ambiente, clima, cibo, agricoltura e biodiversità. Tuttavia, per essere realmente efficace, questo approccio deve considerare molteplici fattori, inclusi quelli socioeconomici e il contesto politico in cui si inserisce”.
Non si tratta solamente di prevenire le pandemie, ma l’approccio One Health mira a risolvere problemi interconnessi e complessi: dalla crescente resistenza agli antibiotici, che potrebbe causare 39 milioni di decessi all’anno entro il 2050, alle malattie zoonotiche, responsabili del 75 per cento delle nuove patologie umane. Non possiamo ignorare, inoltre, il ruolo delle malattie trasmesse da vettori, come dengue e chikungunya, e l’urgenza di garantire la sicurezza alimentare in un contesto di degrado ambientale.
Sottolinea ancora la dottoressa Simona Seravesi che
“il cambiamento climatico, la perdita di biodiversità e il deterioramento di risorse vitali come aria, acqua e suolo rendono evidente la necessità di un approccio olistico, che integri salute, ambiente e sostenibilità. È soltanto attraverso una determinazione politica forte, sostenuta dalla scienza e da collaborazioni globali, che possiamo mitigare l’impatto di queste crisi e costruire un futuro resiliente per le generazioni future”.
Le origini storiche di un concetto oggi rivoluzionario
One Health non è un concetto nuovo: già nel diciannovesimo secolo, Rudolf Virchow riconosceva il legame tra la salute umana e quella animale, coniando il termine “zoonosi”. Successivamente, Calvin Schwabe sviluppò il concetto di “una medicina”, evidenziando l’importanza di un approccio unificato alla salute umana e animale.

Le vere priorità strategiche dell’OMS per l’Europa
La WHO Europa ha identificato sei priorità regionali incluse nell’Adaptation Guide e ha contribuito al lancio del primo centro One Health e sviluppato il piano strategico regionale “Preparedness 2.0” supportato da un sostegno tecnico ai Paesi per rafforzare le capacità nazionali e regionali nell’affrontare le minacce sanitarie.
Le sei priorità regionali identificate dalla sede per l’Europa dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sono queste: Leadership, Governance e Partnerships, essenziali per una collaborazione efficace; Prevenzione e Preparedness, per rispondere rapidamente a crisi future; Competenze, per formare professionisti qualificati; Disuguaglianze, da colmare per garantire equità nell’accesso alle risorse; Evidenze scientifiche, per basare le politiche su dati concreti; Investimenti sostenibili, che rappresentano la chiave per interventi a lungo termine.
Si tratta di sfide significative da affrontare, tra cui quadri politici e normativi deboli, sistemi di sorveglianza insufficienti, mancanza di fondi e infrastrutture, e un accesso limitato ai servizi di base come vaccini e medicine. Inoltre, le minacce alla salute derivanti da malattie emergenti, resistenza antimicrobica (la cosiddetta AMR) e problemi transfrontalieri richiedono un impegno coordinato e urgente.
One Health è una visione che dobbiamo tradurre il prima possibile in azioni che possano garantire salute e benessere, ma per farlo sarà necessario l’impegno di tutti. A partire dai comportamenti quotidiani di ciascuno di noi per arrivare alle scelte politiche non più rinviabili.
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