A Padova l’appello del cluster ALISEI per un ritorno a una vera etica della salute e il rischio di un’Europa non autosufficiente nelle scienze della vita

Dobbiamo credere di più nella ricerca e investire nell’innovazione. La ricerca è il motore del progresso e, in particolare nelle scienze della vita, rappresenta una leva strategica non soltanto per garantire il benessere dei cittadini, ma anche per rafforzare la competitività del nostro sistema produttivo a livello globale.
Queste considerazioni sono state fatte nel corso di “Circular Medical Expo”, con riferimento all’Italia, dal Presidente del cluster ALISEI, Massimiliano Boggetti, ma hanno valore universale.
Il Cluster ALISEI è un’associazione senza scopo di lucro, costituita nel 2013 da 14 enti territoriali, 5 associazioni industriali e 4 centri pubblici di ricerca. Coerentemente con le priorità delineate nel Programma dell’Unione Europea per la ricerca e l’innovazione “Horizon 2020”, esso promuove e valorizza la ricerca e l’innovazione, mettendo in rete i principali attori presenti in Italia e, quindi, imprese, università, enti di ricerca, poli di innovazione, distretti regionali, parchi scientifici e Sistema Sanitario Nazionale, pubblico e privato.
In accordo con il suo piano di sviluppo strategico si propone principalmente la definizione di traiettorie tecnologiche per il settore e l’incentivazione della valorizzazione della ricerca, del networking e dell’internazionalizzazione, al fine di favorire la crescita della filiera delle scienze della vita. Promuove quindi l’innovazione e l’interazione tra ricerca e industria in quel settore, per aumentare la competitività del Sistema Paese e migliorare il benessere delle persone in Italia e nel mondo.

Massimiliano Boggetti: “Nel futuro la possibilità di interfacce dirette tra il cervello e il Web”
Massimiliano Boggetti sottolinea che
“negli ultimi anni in Italia abbiamo assistito a un calo degli investimenti pubblici e privati in questo settore cruciale. Tuttavia, eventi recenti, dalla pandemia all’invecchiamento della popolazione che ribalta la piramide demografica, ci hanno dimostrato che soltanto attraverso l’innovazione possiamo costruire sistemi sanitari in grado di affrontare le sfide della salute globale. Inoltre, emerge un dato allarmante: l’Europa sta progressivamente perdendo la propria autosufficienza nel campo delle scienze della vita, dipendendo sempre più da tecnologie e soluzioni sviluppate all’estero”.
“Le life sciences e l’innovazione tecnologica sono strumenti essenziali per migliorare le cure, ottimizzare l’efficienza dei sistemi sanitari e garantire un accesso equo a soluzioni mediche avanzate. Le nuove applicazioni tecnologiche, sempre più in grado di dialogare con l’uomo, stanno aprendo orizzonti che vanno oltre il solo ambito medico. Ad esempio, neurotrasmettitori utilizzati per alleviare gli effetti di malattie neurodegenerative o traumi spinali offrono oggi la possibilità di creare interfacce tra il cervello e il Web”.
Quando la tecnologia viene usata a servizio della salute i risultati sono straordinari, basti pensare alla fisica robotica, ai nuovi materiali, alla chimica e all’intelligenza artificiale. Le Scienze della Vita sono da sempre un settore interdisciplinare, dove collaborano i migliori specialisti con lo scopo di migliorare le condizioni di salute di tutti.
Per ottenere la maggior efficacia possibile, il dottor Boggetti porta ad esempio la strategia del Cluster Alisei:
“Centri di ricerca e Distretti tecnologici per transitare dalla ricerca di base al prototipo ed alla successiva industrializzazione”.

Quel dovere “fordiano” di perseguire la massima diffusione, però a costi sostenibili per tutti
A questo proposito va ricordato che, per sua stessa natura, l’industria della salute ha un’etica di fondo molto accentuata, che ha fatto proprio il principio che ricordiamo tutti come “fordiano” e cioè perseguire la massima diffusione a costi sostenibili.
In questo contesto, anche le piccole imprese possono avere un ruolo importante perché riescono spesso ad essere molto più flessibili ed efficaci rispetto alle aziende medio-grandi. Purtroppo, però, sono divise tra di loro e poco rappresentate a livello nazionale. Hanno difficoltà ad aggregarsi, anche soltanto per collaborare, ma anche per loro il futuro è nell’innovazione e con limitate capacità di investimento rischiano la marginalità.
Riprendendo informazioni pubbliche riferite agli scenari, rileviamo che le nostre industrie investono in R&D il 6 per cento dei ricavi e che l’Italia è molto indietro nella graduatoria europea dei nuovi brevetti (undicesimo posto).
Per migliorare la situazione la proposta da Massimiliano Boggetti è quella di
“prendere la ricerca e trasformarla in un prodotto”.
In questo modo si potrebbero
“attrarre pazienti con la white economy, sviluppando strategie con i settori del food e dell’accoglienza”.
Aggiunge inoltre che
“l’innovazione fa comunque bene ai territori, per esempio per gli studi clinici e per le ricadute indirette”.
Alle importanti proposte di Massimiliano Boggetti aggiungiamo che la spesa pro-capite per la salute è di circa 12.000 euro negli Stati Uniti, di 4.000 euro in Europa e di meno di 3.000 euro in Italia.
A livello mondiale la media ovviamente si abbassa moltissimo per effetto delle differenze di accesso alla salute ed all’innovazione nei Paesi in via di sviluppo.

La prevenzione costa sempre meno della cura, gli anziani si aspettano di vivere di più e meglio
Sempre Massimiliano Boggetti evidenzia due ulteriori elementi. Il primo è che nei prossimi anni ogni anziano vivrà di più, e si aspetta di poterlo fare in salute. Il secondo è che la prevenzione costa meno della cura. Negli ultimi anni
“le guerre hanno sancito la fine della globalizzazione e l’Europa non è più autosufficiente perché principi attivi, biomolecole ed elettronica arrivano principalmente dal Far East. È quindi urgente pianificare un intenso reshoring produttivo, utilizzando i principi dell’Industria 5.0”.
In questo momento, purtroppo, però l’Italia ha pochissima capacità di attrazione, anzi, provvedimenti come il Payback e la nuova tassa dello 0,75 per cento sui ricavi allontanano le imprese anziché attrarle. Incomprensibile autolesionismo e miopia strategica che stanno provocando danni irreparabili al sistema produttivo per la salute, che porta inevitabilmente a pensar male sulle motivazioni delle scelte di questo Governo. Il “Made in Italy” si tutela con comportamenti concludenti e non cambiando nome ad un Ministero. Oltre al disastro, rischiamo anche il ridicolo!
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