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La prima spedizione nelle acque profonde delle Isole Comore

Squali di profondità e pesci leggendari: la missione “First Descent: Comoros” inizia a svelare la ricchezza degli ecosistemi marini dell’arcipelago

Alla scoperta delle profondità delle Isole Comore
La R/V Angra Pequena vicino alle coste di Grand Comore durante la spedizione “First Descent: Comoros” (Foto: Paul Satchell / Nekton)

Si è da poco conclusa la prima missione oceanica nelle acque profonde che circondano le Isole Comore. Il piccolo arcipelago di origine vulcanica a nord del Madagascar ospita ecosistemi marini che sono estremamente ricchi di biodiversità, ma di cui sappiamo ancora molto poco. Il governo delle Comore si è impegnato a proteggere il 30 per cento di questo patrimonio entro il 2030. Per farlo in maniera efficace, però, bisogna prima iniziare a conoscere più da vicino la vita di questo tratto di mare.

Osservando squali e altre creature in profondità, questa storica spedizione ha già rivelato possibili indizi di una resilienza sconosciuta. E potrebbe fare chiarezza su uno degli animali marini più rari e affascinanti di sempre.

La prima missione in acque profonde alle Isole Comore

Tra il 6 ottobre e il 6 novembre 2025, un team di ricerca internazionale ha solcato i mari delle Isole Comore a bordo della R/V Angra Pequena – una nave da ricerca di 22 metri dotata di ROV, stereo-BRUV ed ecoscandaglio multiraggio ad alta risoluzione. Quella appena conclusa è stata la prima spedizione oceanica alla scoperta delle acque profonde delle Comore, ed è stata resa possibile nell’ambito del programma R-POC (Renforcement de la Protection des Océans aux Comores), un’iniziativa guidata dal governo delle Comore in collaborazione con la Direzione generale dell’ambiente e delle foreste, l’Università delle Comore, l’Agenzia dei parchi delle Comore, CORDIO East Africa, Nekton, WILDTRUST e altri partner.

Le acque che circondano le Isole Comore, nel cuore del Canale del Mozambico, sono tra le regioni più ricche di biodiversità dell’oceano, ma sono anche tra le meno studiate. Questa prima missione, spiegano i ricercatori, permetterà di proteggere più efficacemente i mari delle Comore contribuendo alla definizione di strategie nazionali per la protezione degli oceani e per lo sviluppo di un’economia blu sostenibile.

“L’oceano è il luogo di nascita della nostra nazione e la pietra angolare della nostra civiltà sulle coste di questo amato arcipelago. Questa missione riflette la crescente consapevolezza del ruolo decisivo ed essenziale che l’oceano svolge nell’affrontare la biodiversità e le crisi climatiche. Di fronte a queste sfide, dobbiamo continuare a mobilitarci e porre il mare al centro della nostra attenzione, adottando misure decisive per proteggerlo”,

ha affermato Abubakar Ben Mahmoud, Ministro dell’Ambiente. Iniziare a conoscere gli ecosistemi marini locali, ha spiegato il Ministro, è un passaggio cruciale per il raggiungimento degli obiettivi del 30×30, l’iniziativa intergovernativa lanciata nel 2021 che punta a designare il 30% delle terre emerse e delle aree marine globali come aree naturali protette entro il 2030.

Celacanto delle Comore: un fossile vivente unico nel suo genere
Un esemplare di celacanto (Latimeria chalumnae) in esposizione al padiglione delle Comore all’Expo 2020 Dubai (Foto: JaffaFalcon / CC BY-SA 4.0)

Un nuovo studio sul leggendario celacanto delle Comore

Al centro della missione ci sono gli scienziati e la comunità delle Comore: il dottor Nadjim Ahmed Mohamed dell’Università delle Comore, a capo della missione, guiderà la documentazione di habitat inesplorati come le barriere coralline mesofotiche e gli ecosistemi delle acque profonde.

La missione “First Descent: Comoros”, però, svilupperà anche un pionieristico programma di ricerca sul leggendario celacanto (Latimeria chalumnae), un “fossile vivente” di 410 milioni di anni che i locali chiamano Gombessa e che fino a qualche tempo fa si credeva fosse estinto dal tempo dei dinosauri.

Nel 1938, un esemplare di questo rarissimo pesce finì nelle mani di Marjorie Courtenay-Latimer, curatrice di un piccolo museo di storia naturale nell’East London, in Sudafrica. Si trattò di una delle più importanti scoperte zoologiche del XX secolo: dotato di pinne lobate e di strutture polmonari atrofizzate, il celacanto è stato a lungo considerato il parente più stretto dei primi tetrapodi, nonché la prova vivente della transizione della vita primitiva dall’acqua alla terraferma, avvenuta 370 milioni di anni fa.

Come si legge nello studio del 2013 che ne ha sequenziato il genoma,

“Il celacanto moderno è straordinariamente simile a molti dei suoi antichi parenti, e la sua vicinanza evolutiva ai nostri antenati pesci offre uno scorcio sui pesci che per primi camminarono sulla terraferma”.

Nel 1998, si stimava che la popolazione di celacanti a Grande Comore fosse inferiore ai 200 esemplari. Tra il il 1991 e il 1994, si legge nella ricerca, è stato registrato un calo della popolazione del 30%. Perciò oggi Latimeria chalumnae, classificato in pericolo critico, è incluso nell’Appendice I del CITES, che protegge le specie in via di estinzione vietandone il commercio internazionale.

Gli squali e il futuro degli ecosistemi marini delle Comore
Un esemplare di squalo capopiatto (Hexanchus griseus) osservato a oltre 700 metri di profondità (Foto: Paul Satchell / Nekton)

Squali di profondità come indizi di un possibile futuro

Tra i 300 e i 900 metri di profondità, i ricercatori della spedizione hanno potuto osservare diversi squali: specie di profondità come lo squalo capopiatto (Hexanchus griseus) e diversi squali gatto (Scyliorhinidae) e pesci che vivono più in superficie, come lo squalo tigre (Galeocerdo cuvier). Come spiegano gli scienziati, si tratta di avvistamenti molto preziosi: nelle aree vicine in cui si pratica la pesca intensiva ome Raya Bank, spiegano, gli occhi delle telecamere non hanno incontrato neanche uno squalo.

Le immagini registrate in acque profonde, però, raccontano una storia diversa, che sembra suggerire che alcune popolazioni di squali nelle profondità oceaniche rimangono relativamente sane – un possibile, fondamentale, tratto di resilienza all’interno degli ecosistemi marini delle Comore. Forse, spiegano gli scienziati, l’avvistamento di questi squali può anche aiutarci a comprendere le potenzialità di una strategia di protezione più forte.

Le Comore, dicevamo, hanno deciso di impegnarsi a proteggere il 30% delle acque nazionali entro il 2030: per la piccola nazione insulare in prima linea nella crisi climatica, la protezione degli oceani è una questione urgente. Esistenziale. La storica missione “First Descent: Comore” fornirà le basi scientifiche, le storie e il riconoscimento internazionale necessari per raggiungere il target 30×30. Un’ambizione, quella delle Isole Comore, che sottolinea ancora una volta come le piccole nazioni insulari stiano guidando gli sforzi globali per la protezione degli oceani.

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Una storica spedizione oceanica alle Isole Comore
L’equipaggio della R/V Angra Pequena mentre dispiega la strumentazione che ha raccolto video ad alta definizione dai fondali marini delle Comore (Foto: Paul Satchell / Nekton)

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